27 maggio 2004 ufficio stampa
intervista Carla Francone

Intervista rilasciata dal direttore di nuova unità, Carla Francone alla redazione della newsletter Skacco al Re del Valdarno

 Da che esigenza è nata e con quali obiettivi ha preso vita l'esperienza del giornale “nuova unità”? Vista la continuità con la quale questo giornale è stato presente per quarant'anni come strumento nel movimento di lotta comunista, qual è oggi la sua funzione e più in generale qual è il compito dei giornalisti che danno il loro contributo alla lotta contro il capitalismo?
“nuova unità” è nata nel 1964 come necessità di aggregazione dei comunisti usciti dal PCI che poi si sono definiti movimento marxista-leninista e prima ancora che si costituisse il Pcd’I (m-l) e poi è diventata, nel 1966, organo centrale del PCd’I (m-l), passando da mensile a quindicinale a settimanale, fino al momento del suo scioglimento nel 1991. A questo doveva seguire un progetto politico-organizzativo che sarebbe lungo spiegare, ma che comunque non è andato in porto sostanzialmente per l’opportunismo di molti compagni che, una volta “liberi” da un Partito di quadri militanti, invece di assumere un ruolo di classe nel Prc vi hanno trovato una “sistemazione”. Poi alcuni di questi hanno aderito al Pdci, sempre con posizioni opportuniste. Altri, come me, hanno cercato e cercano di portare avanti il progetto di unità dei comunisti che dovrà approdare alla costruzione di un nuovo Partito Comunista – quello con C maiuscola per intenderci – che rifiuta le ”poltrone” e persegue il fine che deve avere un partito comunista, quello di essere strumento della classe per abbattere il capitalismo ed instaurare una nuova società, veramente di liberi ed uguali.
È così che, essendo già direttore di quello che allora era un settimanale, con i compagni rimasti e altri nuovi, nel senso che non erano organizzati nel PCd’I (m-l), ma simpatizzanti abbiamo valutato l’opportunità di continuare a mantenere questa testata che, da un lato, aveva un passato “storico” e dall’altro poteva esprimere ancora posizioni di classe, comuniste anche senza il partito. Tra il ’91 e il ’93 abbiamo fatto alcuni numeri frutto di continue discussioni su come utilizzare il giornale tenendo proprio conto dell’impegno, della militanza e del giornalismo politico che avevamo alle spalle. In quanto comunisti non riuscivamo a riconoscere il nostro essere comunista nei giornali esistenti. “nuova unità” è nata per smascherare la degenerazione del revisionismo di quel partito comunista che si è tolto la maschera quando ha deciso di cambiare nome e quello doveva rimanere uno dei compiti principali. Poi c’era il problema dell’unità dei comunisti e questo l’abbiamo affrontato dando spazio a differenti posizioni, a più voci, sebbene tutte nell’ambito marxista e di classe.
Abbiamo pensato ad uno strumento di propaganda del socialismo e del comunismo con un ruolo di controinformazione e di alcune proposte, non schematico, ma che potesse essere utile alla riflessione sui vari argomenti nell’ambito di un’opposizione rivoluzionaria. Un progetto ambizioso portato avanti su base esclusivamente volontaria e qui sta il difficile. Ancora oggi, dopo 10 anni di questo “volontariato” non siamo soddisfatti (i comunisti del resto non lo sono mai!) di come procede. Vorremmo curarla molto di più, seguirla meglio, essere più puntuali nella periodicità mensile che ci siamo dati. Ma i problemi sono molti: da quello finanziario, sebbene ci siano diffusori che pagano regolarmente, ma non abbastanza abbonamenti a quello organizzativo. I compagni che compongono la redazione sono in città diverse e incontrarci per discutere è piuttosto difficile.
I nostri “giornalisti”, quelli che danno il contributo politico e di elaborazione sono i lavoratori comunisti: dagli operai ai professori. Ognuno affronta gli argomenti sulla base delle proprie conoscenze ideologiche, del proprio vissuto e dell’esperienza attuale – nell’ambito di una linea e un’analisi generale anticapitalista, antifascista e antimperialista che ci siamo dati –.
Tu sei stata la prima donna, in Italia, Direttrice responsabile di un giornale. Com'è stata accolta questa novità dai compagni all'interno del giornale e dal movimento in generale. In che termini veniva allora affrontata la questione femminile, ma soprattutto come si valorizza oggi il lavoro politico delle donne nell'ambito della lotta anticapitalista ed antimperialista?
Intanto continuo a preferire “direttore” perché direttrice sa di collegio e per rimarcare come, ancora nel Terzo millennio, non si sia affrontato il femminile dei titoli di professioni nate per gli uomini e ancora considerate tali.
Nel PCd’I ho assunto varie responsabilità a vari livelli. La prima di carattere nazionale, quando sono stata eletta nel Comitato centrale, fu quella della Commissione femminile, poi della Commissione sanità, poi quando sono entrata nell’Ufficio politico ho curato l’Agit prop… all’incarico di direttore ci sono arrivata molto naturalmente. Non l’ho vissuto come una conquista perché nel Partito non c’erano differenze (come non c’era il carrierismo!) e forse per questo non l’abbiamo mai considerato un fatto anomalo e messo in rilievo. Forse anche sbagliando, ma se si può considerare un difetto, nel PCd’I (m-l) c’è sempre stata l’eccessiva modestia. La funzione del direttore nel partito era sì quello di saper impostare il giornale per renderlo appetibile, ma soprattutto garantire e trasmettere la linea del partito. Ricordo con molto piacere quel periodo perché – era già trasferita a Firenze – e vivevo a stretto contatto con il segretario del partito Fosco Dinucci, dal quale ho imparato molto, e del responsabile dell’organizzazione che era Livio Risaliti. Compagni con un enorme bagaglio di esperienza.
Quindi per completare la domanda, la questione femminile – che è sempre stata all’odg del partito – era sempre presente sul giornale, anche quando non in modo specifico.  Ovviamente intesa dal punto di vista marxista e non borghese e cioè come lotta e liberazione non individualista (femminista secondo la quale la contraddizione principale era con l’uomo), ma pur tenendo conto della sua specificità era intesa nel disegno più ampio della liberazione del proletariato dallo sfruttamento capitalistico.
 
Sulla base del lungo periodo di attività politica della vostra organizzazione, avete assistito ad importanti avvenimenti nel panorama internazionale che hanno portato al venir meno dell'esperienza dei paesi a socialismo reale e al dilagare del capitalismo. In base ad un'analisi della fase attuale, da dove riparte oggi la lotta dei comunisti per la costruzione del mondo migliore a cui aspiriamo?
Dal ’67, a livello internazionale abbiamo avuto modo di vedere la nascita e la morte del movimento marxista-leninista, con la Cina guidata da Mao Tse Tung e l’Albania da Enver Hoxha (l’analisi sarebbe davvero lunga, possiamo riprenderla in un’altra occasione); abbiamo visto il campo socialista che faceva capo all’Urss da quando dominava la politica kruscioviana  - caratterizzata dal revisionismo soggettivistico su una serie di problemi ideologici, di politica interna e internazionale – cambiare di fronte alla crescente aggressività dell’imperialismo statunitense. E poi alla caduta libera di tutti questi Paesi sotto la pressione esterna sempre dell’imperialismo che ha costretto l’Urss ad una corsa agli armamenti con conseguenze terribili sull’economia e con il mantenimento interno della dissidenza, come sta succedendo oggi a Cuba e nel Vietnam. Una buona spallata l’ha data anche il Vaticano attraverso, non a caso, un papa polacco. Ma una grande responsabilità è da attribuire a tutto il movimento “comunista” internazionale caduto nel revisionismo e nella socialdemocrazia, sposando le tesi della borghesia e dell’imperialismo. Il dilagare del capitalismo, più o meno straccione, in questi Paesi è oggettivo, è legato al cambiamento del sistema sociale.
Da cosa ripartire? Dal marxismo e dal leninismo e dalla costruzione del Partito comunista. Se pensiamo che la lotta tra capitale e lavoro, fra borghesia e classe operaia continua a caratterizzare la nostra epoca, bisogna ripartire da lì. È stato forse eliminato il contrasto tra il capitalista che sfrutta ed il lavoratore che è sfruttato? Tutte le “novità” apportate dai vari propagandisti al servizio della borghesia, dell’interclassismo cattolico, del riformismo socialdemocratico non hanno portato ad alcun cambiamento per il proletariato e le masse popolari, né alla liberazione dall’oppressione e dallo sfruttamento.  Oggi la situazione è più dura perché c’è divisione tra i comunisti, ogni gruppo cerca di mantenere il proprio orticello, al primo posto rispetto al bene collettivo, pensa di svilupparsi (e non si sviluppa) e imporsi di più sugli altri. Manca la maturazione che porti ad un lavoro unitario per un progetto unificante, manca la capacità di essere dei quadri attivi, che non delegano, e poi c’è l’opportunismo. La classe operaia, nonostante le ultime lotte, è ancora in difesa e non all’attacco come negli anni ‘66/67/68 quando tutto era messo in discussione – vita, cultura, istruzione, futuro - e non solo il salario o le condizioni di lavoro. Bisogna far sì che la lotta degli operai diventi lotta di classe e lo diventa quando i rappresentanti di avanguardia di tutta la classe operaia di tutto il paese hanno la coscienza di costituire un’unica classe operaia e iniziano a lottare non contro i singoli padroni, ma contro tutta la classe dei capitalisti e contro il governo che sostiene questa classe.
Bisogna anche trovare risposte alle campagne anticomuniste scatenate oggi dal governo Berlusconi e dagli imperialisti; ci sono le crociate della chiesa cattolica; c’è un avanzamento delle forze fasciste. Tutto ciò porterà ad una fascistizzazione che complicherà lo sviluppo dei comunisti. Pensiamo a tutte le nuove generazioni che crescono con la cultura che sta passando oggi nelle scuole e nei mass-media. A distanza di tanti anni dalla Resistenza – nel frattempo revisionata – e della Rivoluzione d’Ottobre è dura pensare che la futura gioventù possa ribellarsi.
Però non voglio essere pessimista. Sono dell’idea che l’esperienza storica, nonostante tante sconfitte, dimostra che senza l’abbattimento del capitalismo non è possibile risolvere definitivamente i problemi della società, che sono in continuo aumento in tutto il mondo.  Il socialismo, là dov’era iniziato, la soluzione dei problemi fondamentali l’aveva trovata. Andava perfezionato, sicuramente. Ci sono stati degli errori? Certamente. Ma era anche un’esperienza del tutto nuova nella storia dell’umanità che poneva continui problemi senza precedenti.
Quindi il socialismo rimane il sistema del benessere del proletario. Analizzare e approfondire i limiti del passato è giusto se lo si lega al che fare oggi e come costruire il futuro. Altrimenti ci si piange addosso o, peggio, si fanno parole vuote. E queste non mancano.

30 gennaio 2004 redazione
chi siamo
CHI SIAMO “nuova unità” è un periodico di politica e cultura comunista riapparsa nella nuova veste e periodicità dopo lo scioglimento (avvenuto nel 1991) del PCd’I (m-l) di cui era organo cen-trale. I primi mesi del 1992 alcuni compagni, con alle spalle la cooperativa Liberedit, e che avevano all’attivo anni di impegno, militanza e giornalismo politico hanno costituito un Comitato di redazione e deciso di riprendere la pubblicazione anche perché, in quanto co-munisti, non riuscivano a trovare nei giornali esistenti l’informazione di classe che tenesse conto di ciò che comporta essere comunisti. Questo ambizioso progetto, portato avanti su base totalmente volontaria, per l’unità dei comunisti ha mantenuto la testata nuova unità perché era e rimane una testata storica, in quanto nata per smascherare la degenerazione di quel partito che si è tolto la maschera quando ha deciso di cambiare nome. E che ha avuto un ruolo importante nella lotta politi-co-ideologica per 25 difficili anni di lotte operaie, antifasciste e anticapitaliste, sociali, gio-vanili e femminili; lotte in difesa delle libertà democratico-borghesi, contro il riarmo e i pe-ricoli di guerra; per la solidarietà e l’internazionalismo proletario; lotta ideologica per il co-munismo. Su questa base abbiamo pensato che nuova unità potesse continuare la sua vita di pro-pagandare delle idee del socialismo e del comunismo e svolgere ancora un valido ruolo di controinformazione dei e per i comunisti e i lavoratori. Il compito non è semplice né facile, ma è una necessità della lotta di classe. Noi pensiamo che uno dei modi migliori per procedere su questa strada sia potenziare uno strumento di approfondimento del confronto e dello sviluppo di battaglie con e tra i lavoratori nella rea-lizzazione degli ideali comunisti. Il nostro è un prodotto necessariamente artigianale, ma non per questo tendente alla mi-seria formale e contenutistica. La nostra qualità si distingue dagli innumerevoli sforzi per una continua intelligenza di analisi e proposte. La nostra opera di intervento politico-culturale, di opposizione rivoluzionaria – in un momento in cui pare ci sia posto solo per i valori e le tradizioni borghesi, dove tutto viene orchestrato per riportare indietro di cento anni la storia – è basata su quella semplicità difficile da vedere e da mettere in pratica e tende a riempire le dimenticanze, più o meno volute, della produzione editoriale del nostro paese. Portare avanti le idee comuniste, che non sono solo le nostre, è un compito urgente che necessita del contributo determinante dei lettori e di sempre nuovi abbonati. Abbiamo sempre bisogno di un rapporto stretto e diretto con i comunisti che si riconoscono nelle nostre analisi e ci aiutino nello sviluppo della nostra impresa politica. Proprio perché è realizzato su base volontaria, e a causa dei costi sempre più alti di carta e della spedizione postale (altro regalo del governo Berlusconi per colpire la stampa che non ha rappresentanze in Parlamento o forti inserzioni pubblicitarie) non riusciamo a mantene-re l’uscita di 11 numeri all’anno, ma il nostro sforzo va comunque in questa direzione. “nuova unità”, è una voce impegnata su posizioni di classe nelle battaglie antimperialiste, antifasciste, dello scontro sociale, diffusa per abbonamento postale, a livello militante e nelle librerie Feltrinelli. Chi fosse interessato a riceverlo per diffonderlo può contattare la redazione o mandare una email. Le modalità per riceverle e pagarle sono diverse a seconda delle copie richieste (minimo 5 copie) e vanno concordate con la redazione. Abbiamo bisogno di sostegno. Contiamo sull’impegno comunista! la redazione