dicembre 2020 redazione
“Falsi storici”
“Falsi storici”, un volumetto edito da L'AntiDiplomatico, che non è un lavoro propriamente storico, perché non è storico l'obiettivo di chi oggi vorrebbe contraffare gli avvenimenti per parificare “per legge” nazismo e comunismo. “Falsi storici” è un piccolo contributo alla battaglia contro l'anticomunismo, contro la canea liberale sui colpevoli per lo scoppio della Seconda guerra mondiale e le falsità sui protagonisti della vittoria sul nazismo. Nel libro, viene presentata una nuova traduzione di “Fal'sifikatory istorii. Istoričeskaja spravka” (“Falsificatori della storia. Informazione storica”), pubblicato nel 1948 dal Informbjuro sovietico, per smentire le asserzioni anglo-americane circa un presunto “patto segreto Berlino-Mosca per spartirsi tutta l’Europa orientale”. Segue poi una succinta rassegna della più recente pubblicistica russa sugli stessi temi. È tempo che i comunisti facciano sentire la propria voce anche su questo fronte dell'informazione. https://www.youcanprint.it/storia-generale/falsi-storici-chi-ha-scatenato-la-seconda-guerra-mondiale-9788894552003.html
ottobre redazione
Covid-19: “coronavirus” da un punto di vista di cl
È in distribuzione il documento Covid-19: “coronavirus” da un punto di vista di classe Crisi economiche, ristrutturazioni produttive, limitazione dei diritti sociali, sa-lute e sicurezza, ambiente: l’uso capitalista della pandemia e le prospettive di lotta per una società socialista La borghesia non ha alcuna intenzione di rinunciare ai suoi profitti e sta co-gliendo l’occasione della pandemia per un’ulteriore ristrutturazione del modello produttivo che questa volta, però, oltre a un deciso peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro del proletariato e delle masse popolari, richiede necessariamente l’attuazione di forme di limitazione delle libertà sociali e di aumento del controllo di massa e degli individui. Proponiamo un approfondimento e una riflessione, dal punto di vista di classe, che indaghi in maniera complessiva e su diversi piani le implicazioni della situazione venutasi a creare in conseguenza della pandemia, in termini di ripercussioni sociali sul proletariato e sulle masse popolari ma, soprattutto, di possibilità di lotte, economiche e politiche, e organizzative che si aprono. Uno studio elaborato da un gruppo di comunisti/e tra cui lavoratori/trici, operatori sanitari in prima linea nell’emergenza Covid-19. Per ricevere il documento in formato cartaceo versare 6 euro (spese di spedizione incluse) sul ccp n. 001004989958 intestato a Scintilla Onlus, indicando la causale. Per spedizioni superiori alle 5 copie, il prezzo è di 5 euro a copia.
6 aprile redazione
I PALESTINESI E LA GUERRA IN SIRIA
Una sintetica raccolta di materiali che aiuta a comprendere l'insieme delle foze palestinesi che combattono a fianco del popolo siriano Quello che colpisce maggiormente di questo libro è il minuzioso lavoro di ricerca e documentazione, in un'epoca nella quale la verità o l'informazione si reperisce con il consueto click o fidandosi di quel che riporta l'amico di turno. Viviamo in un'epoca nella quale i poteri forti stanziano decine di miliardi di dollari per la manipolazione dei cervelli. Al loro libro paga si leggono nomi di insospettabili personaggi, magari un giorno erano persino compagni di lotta e, ora si trovano a giustificare e legittimare questa o quell'aggressione. E non scordiamoci la macchina massmediatica di regime che non smette un istante nel diffondere le false notizie di quelle che meglio si chiamano le fake news. Sugli eventi e l'aggressione alla Siria è bastato che un gruppo della resistenza palestinese e qualche nome di alcuni intellettuali conosciuti e stimati, per venirci a raccontare che tutto il popolo palestinese e schierato contro il governo siriano. Per rafforzare ancora questa favola, diversi gruppi takfiri hanno persino attaccato diversi campi profughi palestinesi accusando l'esercito siriano per le stragi da essi stessi compiuti. Avevo sentito di alcuni gruppi palestinesi schierati con l’Esercito Arabo Siriano uniti in difesa dei loro campi e della Siria. Pensavo che questa presenza si limitasse a pochi gruppi, ma questo libro viene ad illustrarci quanto siano partecipi i palestinesi contro l'aggressione alla Siria e quindi contro la Palestina. Questo libro confuta tutte le dicerie e denuda tutti coloro che hanno sfruttato falsamente per i propri interessi l'elemento palestinese. Oggi persino Hamas ha dovuto ammettere il suo sbaglio, anche se mi è difficile credere che vogliano davvero abbandonare i loro fratelli takfiri o la loro alleanza con la Fratellanza Musulmana. Basta andare a vedere ciò che la loro base sostiene tuttora. Ciò che questo libro ci dice, è quanto siano stati preziosi e persino determinanti alcuni gruppi palestinesi nella liberazione di molte città siriane tra le quali Aleppo e nell'Al Ghuta orientale. Infine, vorrei ringraziare l'autore per questo lavoro e per la semplice esposizione. Un lavoro che restituisce onore ai palestinesi facendo emergere la verità sul loro posizionamento contro le aggressioni imperialiste in tutta la regione araba. Hani Nafe, Palestinese militante e attivista politico che da anni vive in esilio, Italia Edizioni "La città del sole", euro 15 Il ricavato delle vendite di questo lavoro di documentazione e informazione è destinato, come sempre ad un Progetto di Solidarietà concreta. In questo caso, assieme ad SOS Palestina/CIVG abbiamo deciso di indirizzare i contributi economici al Progetto dell’Associazione Fronte Palestina per i Prigionieri pale
dicembre 2014 redazione
Dove sono i nostri
Inchiesta sulla composizione di classe in Italia "Dove sono i nostri", un’analisi seria ed approfondita che smaschera i luoghi comuni sul mondo del lavoro. Un manuale di sopravvivenza e di azione Pacifico Da qualche mese a questa parte è uscito nelle librerie il libro del Collettivo Clash City Workers, inchiesta approfondita e a tutto campo sul proletariato in Italia e sui conflitti più importanti e strategici nel nostro paese. È un libro molto serio e rigoroso per il metodo con cui ha condotto quest’inchiesta di cui c’era veramente bisogno. Utilizzando con criterio e senso critico i dati sulle Attività economiche (ATECO) fornite dall’ISTAT, con precisione certosina sono forniti al lettore dati, tabelle e grafici per ogni settore produttivo dell’economia italiana. Grazie a questo lavoro, si ha un quadro chiaro su chi produce la ricchezza, come la produce e quali sono le trasformazioni più significative del mondo del lavoro negli ultimi anni. L’analisi prende in considerazione i lavoratori dipendenti, parasubordinati, produttivi e improduttivi, “finte” partite Iva, Neet, immigrati, disoccupati, e settori della piccola borghesia (che ha sempre svolto un ruolo importante nelle vicende del nostro paese), cercando di capire come poter unire i vari settori di classe e quale organizzazione politica (non solo economica), questa debba dotarsi per ottenere la propria emancipazione e liberazione. È un testo controcorrente rispetto allo stato attuale degli studi sulle classi sociali prodotti dal caravanserraglio mediatico della cultura neoliberista vestita di sinistra. Si può concordare con quanto affermano gli autori: da alcuni decenni la sinistra ha rinunciato alla capacità di analizzare seriamente la struttura di classe del Paese perdendosi dietro a «tatticismi politici, a suggestivi "immaginari", a nuove narrazioni». è un testo che ha cercato di affrontare temi letteralmente snobbati da decenni dalla sinistra italiana di impronta borghese-radical chic, ma anche da settori della sinistra cosiddetta antagonista. E' altresì un libro coraggioso, perché non è fine a se stesso, perché pone come obiettivo della sua analisi la ripresa e lo sviluppo del conflitto di classe, per la trasformazione rivoluzionaria dell’esistente. È un testo necessario per tutti coloro che vogliono lottare per la costruzione di una società più giusta, impossibile financo da immaginare senza il coinvolgimento dei lavoratori salariati, ma per coinvolgerli ed organizzarli occorre sapere cosa fanno “qui e ora”, e questo libro da un contributo preziosissimo visto che il movimento comunista in Italia è ai minimi storici dai tempi della fine della Seconda Guerra Mondiale. Un libro profondo, a tutto campo, perché non si limita al dato statistico quantitativo, in quanto alla descrizione di ogni settore del lavoro salariato si accompagna sempre un richiamo all'esperienza diretta del collettivo dei Clash city workers con i vari settori del lavoro salariato in anni di lotte e vertenze in alcune delle aree metropolitane principali del nostro Paese. Di ogni settore è valutato il grado di centralità nell’accumulazione capitalistica nonché la capacità di mobilitazione espressa negli ultimi anni, la presenza del sindacato, e le potenzialità di ricomposizione con il resto della classe e di antagonismo nei confronti del capitalismo. Il loro metodo ha permesso (finalmente) di fare piazza pulita a tutte le tendenze culturali (si fa per dire) che hanno inquinato il dibattito negli ultimi tre decenni, che ha visto una sinistra sempre più sfacciatamente borghese, negare la centralità del lavoro salariato produttivo di plusvalore e della classe operaia. Il volume fornisce la giusta interpretazione ai processi di terziarizzazione che ha interessato la nostra economia, processi che superficialmente sono stati interpretati, dalla sinistra borghese e ferocemente neoliberista, come superamento della produzione materiale a favore di quella immateriale, superamento del lavoro subordinato con quello “cognitivo”, favorendo così la liquidazione delle categorie marxiste e la conseguente decadenza della sinistra italiana. Ma i fatti, i numeri, parlano più chiaro di mille chiacchiere da salotto circa “il mondo che cambia”. Infatti, il settore impiegato dall’industria è quello più consistente nel mondo del lavoro, quasi 4 milioni di addetti nella manifattura che diventano 5,8 milioni nell'industria strettamente intesa (censimento 2011). Inoltre, attraverso un dettagliato lavoro di scomposizione dei settori Ateco, ci dice un'altra cosa importante e cioè che una parte notevole delle unità perse da questo settore e ora classificate nel terziario, sono in realtà composte di lavoratori esternalizzati, che continuano a svolgere il loro lavoro o dentro la fabbrica o all'esterno, ma sempre in relazione diretta o indiretta alla produzione della grande fabbrica, che rimane centrale nella produzione della ricchezza sociale. A dispetto delle generalizzazioni dei teorici dell'economia della conoscenza, tra i lavoratori dei servizi la maggioranza svolge mansioni operaie e il rimanente, sebbene spesso con alta scolarizzazione, è costituito da lavoratori in buona parte proletarizzati, che più spesso di quanto si pensi svolgono mansioni ripetitive, parcellizzate, esecutive, e la cui subordinazione al capitale è schiacciante, sebbene spesso in forme mascherate come quelle del lavoro parasubordinato e delle false partite Iva. Anche la questione della frammentazione della produzione manifatturiera va ridimensionata, perché molte micro e piccole imprese sono nei fatti articolazioni della grande azienda, rispondendo a esigenze di riduzione dei costi e di neutralizzazione della capacità di mobilitazione dei lavoratori. Il libro, inoltre, dimostra come la manifattura, nei paesi a capitalismo avanzato, sia ancora al centro dei loro sistemi economici, portando in evidenza gli sforzi della stessa amministrazione Obama, di reinternalizzare settori della produzione che erano stati portati all’estero. Ma la centralità è anche soggettiva: “Contrariamente a quanto comunemente pensano molti attivisti politici, che scontano su questo anche una mancanza complessiva di informazione e di conoscenza del mondo operaio, che si caratterizza per una conflittualità continua anche se non sempre visibile e di "piazza", il proletariato della media-grande fabbrica rimane a tutt'oggi il soggetto più combattivo del mondo del lavoro, anche se spesso è incapace di creare relazioni che vadano oltre il perimetro del proprio stabilimento, pesantemente inquadrato com'è da sindacati che ne limitano l'azione.” (pag. 76). Tuttavia, non è la semplice riproposizione del ritornello circa la centralità del lavoro produttivo, ma una vera analisi sulle trasformazioni della composizione di classe a seguito delle esternalizzazioni e delle privatizzazioni del welfare e di settori economici legati all’accumulazione capitalistica. Il lavoro produttivo viene rintracciato nello sviluppo di settori terziari come le comunicazioni, i trasporti e il magazzinaggio, l'informatica, l'istruzione e la sanità privata. Nessuna categoria del lavoro dipendente è dimenticata, comprese la grande distribuzione e la Pubblica amministrazione, alle quali vengono dedicate pagine interessanti. Pagine altrettanto importanti sono dedicate al ceto medio dell'artigianato e della piccola impresa, che, com'è sottolineato, ha svolto e svolge tuttora un ruolo importante nella politica di questo Paese, nonostante e forse a causa dei processi di ristrutturazione complessiva a livello europeo. Alla fine di questa digressione, il collettivo cerca di dare una risposta circa il come organizzare il conflitto, facendo notare che, se si vuole un’organizzazione efficace, questa deve ricalcare la struttura materiale dell’accumulazione, pena l’incorrere in sonore e copiose sconfitte. Quindi un’organizzazione sindacale divisa per categorie (che grazie alla terziarizzazione sono oggigiorno integrate) non è adatta in questo momento storico, ma dovrebbe riprendere, rispecchiare le filiere cui è articolata la produzione capitalistica. Inoltre è sempre più necessario internazionalizzarsi, esattamente com’è internazionalizzata la produzione. Secondo gli autori, è proprio l'integrazione tra primario, secondario e terziario, combinata con la concentrazione dei capitali (dovuta alla finanziarizzazione) che determina l'unificazione oggettiva della classe lavoratrice: “La combinazione di questi due processi, terziarizzazione dell'industria e finanziarizzazione, fa sì che dal punto di vista materiale questi lavoratori siano già uniti. Sono però artificialmente divisi da un punto di vista sindacale e soprattutto politico. Una volta preso atto di questa trasformazione materiale, qual è il nostro compito? Quello di lavorare per ricomporre da un punto di vista soggettivo quello che oggettivamente connesso” (pag. 179). Inoltre, visto che «è in atto una uniformazione al ribasso di tutti i lavoratori, che vedono diventare le loro condizioni di vita e le loro aspettative sempre più simili, la classe è oggi molto più omogenea che in passato e nei prossimi anni lo sarà sempre di più» (p.191). Personalmente, sono d’accordo con quanto da loro riportato, anche se mi preme sottolineare come le tipologie contrattuali diverse, le subforniture, le esternalizzazioni non impediscano al capitale di essere interconnesso, ma questo non comporta automaticamente, l’interconnessione tra lavoratori. Ma questo limite verrà superato solo quando sarà sciolto il nodo dell’organizzazione che, come il collettivo stesso rammenta, deve uscire dai limiti dei cancelli dello stabilimento, deve andare oltre i confini della vertenza aziendale (o di categoria), dobbiamo “unire i lavoratori indipendentemente da territori, categorie, aziende, sindacati di appartenenza, li dobbiamo portare a porsi su un piano politico...” (pag. 199). Solo così si potrà rispondere alle varie controffensive dei vari governi in tema di diritti e condizioni di lavoro, dove si vede sempre più la borghesia coscientemente fare leva su elementi sovrastrutturali per dividere il proletariato, e di attaccarne l’autonomia con la favola che, in tempi di crisi, non vi sia conflitto tra capitale e lavoro, ma “bisogna uscirne insieme”. Per scongiurare tutto ciò, occorre iniziare un processo di ricostruzione di un’organizzazione di classe politica capace di dare spiegazioni e risposte alla crisi sistemica epocale che stiamo vivendo. La questione dell’organizzazione altro non è che la questione del partito comunista, che è il nodo che ci permette di fare il salto di qualità dall’economicismo, dalla pura (sia pur importantissima) difesa degli interessi economici della Classe, alla lotta politica, l’unica in grado di dare effettiva e definitiva soluzione ai problemi dei salariati. Dove sono i nostri, La casa Usher
aprile 2018 redazione
L'uomo copernicano
Pensiero critico e trasformazione sociale ”L'uomo copernicano” di Antonio Banfi Antonio Banfi, ne L'uomo copernicano sviluppa il carattere critico della filosofia e fa un lavoro preziosissimo per quanti si propongono di costruire un rapporto critico con la realtà storica, non per contemplarla, né per accettarla passivamente, ma per trasformarla. In questa direzione si muove tutto il lavoro filosofico di Banfi che, partendo dal razionalismo critico, elabora gli schemi teoretici validi per condurre una lotta culturale contro l’irrazionalismo e contro il dogmatismo metafisico. Il razionalismo critico, nasce nell’età moderna con l’avvento del sapere scientifico che introduce nel mondo del sapere una dimensione critica, che viene sviluppata in modo determinante da Marx, il vero fondatore della filosofia critica. La nuova dimensione teoretica del sapere è stata introdotta sia dalla rivoluzione scientifica moderna sia dal materialismo storico che, per Banfi, si determina storicamente come un «sapere per l’azione e nell’azione, che dall’azione nasce, in essa si feconda e si universalizza, da essa si solleva per spronarla e dirigerla e di nuovo garantirsi nella sua ricchezza». Questa concezione del sapere costituisce la più penetrante espressione dell’XI Tesi su Feuerbach, formulata da Marx. «I filosofi [i filosofi dogmatico-metafisici] si sono limitati ad interpretare il mondo si tratta di trasformarlo»: e questo è il compito della filosofia critica. La natura critica di tale sapere, è data dalla coscienza del carattere dialettico della «natura del razionale» come reciproca funzionalità di essere e pensiero. Il razionalismo critico in Marx e in Banfi si rivela come «coscienza storica che, penetrando nella struttura dialettica della storia, attraverso l’esperienza dei suoi conflitti, indichi in essa la concreta direzione di lotta e di creazione di una reale universalità umana» cioè, sempre per usare le parole di Banfi, «l’uso critico della ragione, corrisponde alla libertà e alla fecondità di un umanesimo storico eticamente costruttivo». Per la filosofia critica conoscere il mondo significa conoscere il mondo umano dell’esperienza per trasformarlo ininterrottamente in situazioni particolari, poste nel tempo e nello spazio, nella società e nella storia. Banfi ne L’uomo copernicano muove una critica teoreticamente argomentata alla metafisica. Il mondo storico, nella sua autonomia, ha immanente un principio d’intellegibilità e non ha bisogno di ricorrere ad un principio d’intellegibilità extrastorico o metafisico. Banfi supera il modo metafisico di impostazione dei problemi teorici attraverso quella metodologia critica del razionale che è lo strumento fondamentale per uscire definitivamente dalle secche di ogni metafisica e per interpretare l'esperienza storica secondo un umanesimo marxista. Il marxismo per Banfi è sapere storico che nasce dalla storia, spiega il processo storico con le leggi immanenti ad esso mostrando così la propria efficacia scientifica; ma proprio perché il suo sistema di concetti nasce da un rapporto storico, l'obbiettività della lotta di classe, esso non cristallizza la realtà secondo uno schema statico, ma piuttosto diviene strumento positivo di analisi e quindi di conoscenza storica e di analisi politica. Ed in questo rapporto consiste la sua vita concreta, la sua fecondità rivoluzionaria. C.S.