KKE
Sul 90° anniversario della Grande Rivoluzione Socialista di Ottobre in Russia
(1917)
La posizione del Comitato Centrale del Partito Comunista della Grecia
È con ottimismo rivoluzionario che il Comitato Centrale del KKE celebra il 90°
Anniversario della Grande Rivoluzione Socialista di Ottobre. I suoi insegnamenti
guidano la lotta del KKE. La Rivoluzione di Ottobre richiama alla mente i
comunisti della prima Internazionale di Karl Marx e Friedrich Engels, quelli
della Seconda Internazionale, l'eroica Comune di Parigi, la prima rivoluzione
proletaria che tentò "l'assalto al cielo" ma che per inesperienza non
fu in grado di consolidare il suo potere, lo slogan rivoluzionario
"Proletari di tutto il mondo, unitevi!". Emergono alla memoria
l'Armata Rossa, la Terza Internazionale Comunista, i lavoratori rivoluzionari di
Canton, Torino, Berlino, della Spagna, dell’Ungheria e di tutti i centri
proletari del mondo.
Nel glorioso Ottobre, donne e uomini comunisti vedono la realizzazione della
missione storica della classe operaia. Sono testimoni della giustezza della
teoria di Marx ed Engels chiarita nel Manifesto Comunista: "Di tutte le
classi che oggi stanno di fronte alla borghesia, solo il proletariato è una
classe veramente rivoluzionaria. Le altre classi decadono e muoiono con la
grande industria, mentre il proletariato ne è il prodotto più genuino".
L'Ottobre rivela l'insostituibile ruolo d'avanguardia nella rivoluzione
socialista del Partito comunista, come Partito nuovo rispetto ai compromessi
partiti socialdemocratici e rivela la forza dell'internazionalismo proletario.
Con grande emozione onoriamo quella moltitudine che diede la vita per il
movimento comunista mondiale, quell'invincibile forza rivoluzionaria,
quell'eroica sollevazione degli operai e operaie e dei contadini poveri veri
artefici della storia. Il loro esempio ha riscattato l'esistenza umana: ha
educato e costituito l'inestimabile eredità dei comunisti e dei popoli.
La Rivoluzione di Ottobre è stato un evento di proporzioni storiche, il più
grande del XX secolo, ed ha posto il timbro per decenni sul corso dell'umanità.
Il "fantasma del Comunismo" che alcuni anni prima vagava per l'Europa,
assunse il suo significato concreto nella forma del potere proletario.
La vittoriosa Rivoluzione di Ottobre ha segnato il passaggio per il genere umano
"dal regno delle necessità al regno della libertà".
"Abbiamo intrapreso il cammino. La questione centrale non è quando
esattamente o dopo quanto tempo e in quale nazione i proletari riusciranno a
portare a termine il loro cammino. Ciò che è essenziale è che il ghiaccio sia
rotto, che la strada sia aperta, il percorso tracciato",
scriveva Lenin.
La Rivoluzione di Ottobre è stata la scintilla che ha alimentato la progressiva
crescita del Movimento Comunista Internazionale. La sua fiamma ha accelerato la
formazione di numerosi Partiti comunisti fra cui il KKE. Ha portato alla
creazione della Terza Internazionale Comunista (1919-1943), la cui necessità
derivava dalla natura internazionale del potere del capitale e anche dal
tradimento degli interessi dei lavoratori da parte della Seconda Internazionale.
Fin dal 1917, il capitalismo internazionale, nell'elaborazione della sua
politica, fu obbligato a tenere conto dell'esistenza di un'equivalente forza di
opposizione. Grazie alla Rivoluzione socialista di Ottobre, furono create le
condizioni per riconoscere ai lavoratori i diritti fin a quel momento negati,
anche nei paesi capitalisti più avanzati.
I risultati conseguiti da lavoratori e contadini sotto il potere sovietico hanno
portato benefici anche ai lavoratori dei paesi capitalistici La competitività
ha obbligato i partiti borghesi di governo, liberali e socialdemocratici a
concedere dei diritti alla classe operaia.
Il colpo che la Rivoluzione di Ottobre ha inferto alle fondamenta del vecchio
mondo ha avuto un riflesso positivo e immediato sui movimenti di liberazione dal
colonialismo. Questi regimi disumani hanno iniziato a sbriciolarsi. La forza
vitale dell'Ottobre ha trovato espressione anche nella cultura, nelle arti e
nelle lettere. I più grandi artisti di tutto il mondo confluirono nel Movimento
Rivoluzionario Proletario, si ispirarono ai messaggi della Rivoluzione
d'Ottobre, e misero il loro lavoro al servizio dei suoi ideali, al servizio
della classe operaia internazionale. Le controrivoluzioni degli anni 1989-1991
non contraddicono che il carattere della nostra epoca sia di transizione dal
capitalismo al socialismo, che trova il suo inizio simbolico nella Rivoluzione
di Ottobre. Gli sviluppi storici confutano l'ipotesi della natura utopistica
dell'impresa socialista-comunista. Nessun sistema socio-economico è per sempre
nella storia dell'umanità, neanche il capitalismo affermatosi dalla sconfitta
del feudalesimo. Anche se i teorici e rappresentanti politici della classe
borghese hanno decretato la fine delle ideologie, il socialismo resta pertinente
e necessario.
La necessità e l'opportunità del socialismo derivano dalle contraddizioni
interne al sistema capitalista che generano le pre condizioni materiali per la
transizione dell'umanità ad un sistema socioeconomico superiore, per quanto al
momento diverso a causa dell'avverso rapporto di forza che fa apparire
invincibile l'aggressività capitalista.
La transizione al socialismo è connaturata al capitalismo stesso nel quale -
sebbene lavoro e produzione siano socializzati come mai - i prodotti del lavoro
organizzato costituiscono la proprietà privata capitalista. Questa
contraddizione è la madre di tutte le crisi verificatesi nelle società
capitaliste contemporanee, ma nel contempo indica la necessità e la via per
adeguare i rapporti di produzione allo sviluppo delle forze produttive, per
l'abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione e la loro
socializzazione, per pianificarne l'uso sociale da parte del potere socialista
nell'interesse collettivo. Le teorie che sostengono la non esistenza delle
condizioni oggettive per la realizzazione della Rivoluzione di Ottobre sono
frutto di propaganda o di superficiali interpretazioni della realtà.
La Rivoluzione di Ottobre è cresciuta sul terreno dello sviluppo capitalista in
Russia, che già evolveva nella fase imperialista, nonostante la profonda
arretratezza e la prevalenza di condizioni pre capitaliste in grande parte
dell'impero zarista. L'esistenza delle condizioni materiali per la
trasformazione socialista della Russia può essere provato da statistiche del
periodo.
Nella classe operaia Russa e specialmente nel comparto industriale, furono
fondati i soviet come cellule attorno alle quali organizzare la lotta
rivoluzionaria per il potere.
Il Partito bolscevico aveva fiducia illimitata nella forza e nelle capacità
della classe operaia, anche se allora costituiva una minoranza di tutta la forza
lavoro, di attrarre e guidare le masse nella lotta. Il Partito ha imparato
dall'iniziativa rivoluzionaria delle masse, dalle istituzioni che si seppe dare
nei momenti più duri della lotta di classe. Nello stesso tempo ha saputo
guidare gli sviluppi ed elevarne il livello di coscienza.
Le parole di Karl Marx hanno dimostrato d'essere vere: la lotta di classe, anche
nella sua violenza rivoluzionaria, è "levatrice della storia",
e la storia da sempre è storia di lotta di classe. L'Ottobre camminò sulle
orme della grande sollevazione degli schiavi condotti da Spartaco, su quelle
delle rivolte dei contadini nel Medioevo e delle gloriose rivoluzioni borghesi,
prima tra tutte la Rivoluzione francese.
L'Ottobre vittorioso costituì l'espressione più alta della superiorità della
teoria del socialismo-comunismo scientifico marxista-leninista su qualsiasi
altra variante idealista filosofica anti-dialettica su cui poggia l'ideologia
borghese. È provato che il marxismo costituisce un balzo in avanti rispetto le
più avanzate teorie elaborate da mente umana fino al XIX secolo, in filosofia e
nelle scienze sociali, superando l'economia politica inglese, la filosofia
tedesca e il socialismo utopistico francese.
Gli ideali dell'Illuminismo che hanno ispirato e guidato le rivoluzioni borghesi
sono da lungo tempo superati, perché la borghesia ha cessato d'essere una
classe in ascesa ed è diventata classe reazionaria. Il Partito bolscevico ha
trattato la lotta economica, politica ed ideologica della classe operaia come un
tutt'uno indivisibile, secondo i principi leninisti: perché un ruolo
d'avanguardia richiede una teoria di avanguardia.
L'ideologia socialista-comunista - che spiega le leggi di movimento della società
capitalista, le leggi per la transizione rivoluzionaria dal capitalismo al
socialismo e generalizza l'esperienza della lotta di classe - è divulgato e
sviluppato tra la classe operaia dal Partito comunista rivoluzionario, sua
avanguardia cosciente e organizzata. Qui risiede la necessità di un Partito
comunista.
La teoria della rivoluzione socialista e stata forgiata nell'incessante lotta
contro l'ideologia borghese e contro le diverse teorie riformatrici e
opportuniste. È scientificamente provato che le condizioni della classe operaia
non possono mutare sostanzialmente attraverso una lotta per le riforme.
Dopo la costituzione del Partito bolscevico (1903) ed un'intensa lotta
ideologica che durò per molti anni tra i leninisti e l'ala opportunista del
partito, fu creata, per la prima volta nella storia, un'organizzazione
statutaria con diritti e doveri per i membri del partito, operante sul principio
del centralismo democratico. Ciò significa diritto di opinione e di critica per
i militanti, ma unità di azione e disciplina quando la parola è data, la
decisione presa; e forti legami con le masse popolari e lavoratrici, che si
rafforzano per la democrazia interna e l'autocritica sviluppata nel partito
secondo il supremo principio del primato dell'interesse collettivo.
La complessiva preparazione teorica del Partito bolscevico, sotto la direzione
di Lenin, lo rese capace di valutare correttamente posizioni e correlazioni tra
le forze politiche e sociali; di attuare una politica adeguata e flessibile,
senza allontanarsi dalla meta strategica del potere operaio; di risolvere
problemi connessi alla politica delle alleanze a beneficio del movimento
rivoluzionario; di adeguare le parole d'ordine alle situazioni contingenti, in
un quadro fluido, complesso e in continua evoluzione.
Uno dei fattori decisivi per la vittoria della Rivoluzione fu la politica
bolscevica durante la I Guerra mondiale. Una guerra imperialista che si poneva
l'obiettivo di ridistribuire mercati, le sfere d'influenza e le colonie e che
acutizzò al massimo grado tutte le contraddizioni della società russa,
provocando un più grande e immediato deterioramento della vita delle masse. Si
comprese che la guerra costituiva la continuazione della stessa politica interna
con mezzi militari, ossia serviva gli interessi delle stesse classi che
sfruttavano la classe operaia e gettava decine di milioni di contadini in stato
di indigenza.
La direzione della Seconda Internazionale, invocando la "difesa della madre
patria", nascondeva la natura imperialista della guerra. La classe operaia
mondiale, che si apprestava a difendere i propri ladri - la borghesia nazionale
- veniva così condotta alla frammentazione. Al contrario, i bolscevichi non
solo denunciarono la guerra come fecero i pacifisti, ma apportò ragioni per
trasformare la guerra imperialista in guerra di classe, per rovesciare le classi
dominanti. Solo questa via avrebbe potuto portare a una pace giusta con
l'eliminazione dello sfruttamento di classe e dell'oppressione imperialista.
Si erano venute a creare le condizioni per l'assalto della Rivoluzione
socialista, quelle condizioni - come disse Lenin - indispensabili alla
concretizzazione della situazione rivoluzionaria: 1 "L'impossibilità per
le classi dominanti di conservare il loro dominio senza modificare la forma
[...] per lo scoppio della rivoluzione non basta ordinariamente che gli strati
inferiori non vogliano, ma occorre anche che gli strati superiori non possano
vivere come nel passato; 2. un aggravamento maggiore del solito dell'angustia e
della miseria delle classi oppresse; 3. in forza delle cause suddette, un
rilevante aumento dell'attività delle masse, le quali, in un periodo
"pacifico" si lasciano depredare tranquillamente ma in tempi
burrascosi sono spinte, sia da tutto l'insieme della crisi che dagli stessi
strati superiori, ad un'azione storica indipendente”.
Durante la guerra, i bolscevichi non permisero che le masse rivoluzionarie
fossero influenzate dalle forze borghesi che salirono al potere nella
Rivoluzione del febbraio 1917 dopo il rovesciamento del governo zarista, ma le
condussero alla Rivoluzione di Ottobre. Non presero parte ai governi borghesi
che andavano formandosi tra il febbraio e l'ottobre 1917, ma trassero vantaggio
dalla persistenza delle contraddizioni che protraevano la situazione
rivoluzionaria e che permisero anche di modificare i rapporti di forza nei
Soviet. L'ultimo governo borghese, quello di Kerensky, fu incapace di risolvere
i problemi che avevano coinvolto milioni di persone in una lotta mortale,
incapace di conquistare la fiducia di coloro cui tutto appartiene e che meritano
una vita di pace.
Lo slogan "Tutto il potere ai soviet!" conquistò la maggioranza della
classe operaia e attrasse rapidamente milioni di contadini e fece presa nelle
file dell'esercito borghese, dove i soldati rimossero gli ufficiali reazionari
che vennero sostituiti con dei rivoluzionari.
La teoria leninista sulla debolezza del sistema imperialista è stata pienamente
confermata. Nelle condizioni di ineguaglianza connaturate allo sviluppo
economico e politico capitalista c'è la possibilità della vittoria della
rivoluzione socialista in alcuni paesi o anche in un solo paese.
Lo Stato nuovo - quello della dittatura del proletariato - venne costruito sui
soviet, risultato della fiamma rivoluzionaria del 1905-07, e sostituì il
vecchio apparato statale schiacciato dalla Rivoluzione di Ottobre.
L'eliminazione delle strutture dello Stato borghese è necessaria perché "lo
stato moderno, qualsiasi forma assuma, è essenzialmente una macchina
capitalista, lo stato dei capitalisti" come scriveva Engels.
"La democrazia si basa sulla proprietà privata o sulla lotta per abolire
la proprietà privata? (...) Libertà e uguaglianza per i lavoratori, i
contadini, per la classe oppressa! Questo è il nostro motto!" dichiarava V.I Lenin. Che aggiungeva: "La dittatura del
proletariato (...) non è il puro esercizio della violenza contro gli
sfruttatori (...) rappresenta e realizza una forma più alta dell'organizzazione
sociale del lavoro".
Lo sforzo del giovane Governo sovietico nella costruzione delle fondamenta
economiche del socialismo avanzò nelle avverse condizioni di aspra lotta contro
gli eserciti stranieri, contro la borghesia nazionale, l'accerchiamento
imperialista, la sovversione interna con cospirazioni, sabotaggio e attentati ai
bolscevichi. L'aver effettivamente fondato il socialismo costituisce un atto di
valore storico senza precedenti nelle condizioni date. Non è casuale l'accanita
offensiva scatenata dalla borghesia e dagli opportunisti. La bandiera della
crociata "antistalinista" è servita a screditare la lotta comunista e
le sue prospettive.
L'attività del Partito poggiava sull'ipotesi del socialismo in un paese, un
paese tra l'altro delle dimensioni della Russia, in opposizione alla prospettiva
trotzkista della "rivoluzione permanente". Si basava sull'alleanza
della classe operaia con i contadini poveri, presupposto indispensabile per lo
sviluppo industriale e la collettivizzazione, nella forma cooperativa, della
produzione agricola. Contribuì significativamente alla costruzione del
socialismo l'avanguardia del movimento Stacanovista che contava nelle sue fila
milioni di rivoluzionari, la crema della nuova società.
Grazie a tutto questo, l'Unione Sovietica si trasformò in una grande potenza
economica e militare alla vigilia della II Guerra mondiale imperialista.
Il ruolo dell'Unione Sovietica nella vittoria antifascista nella II Guerra
Mondiale fu decisivo. L'URSS decimò la macchina militare della Germania e dei
suoi alleati che avevano invaso il territorio sovietico. Liberò diversi paesi
europei dalle forze di occupazione tedesche. Per la patria socialista oltre 20
milioni di cittadini sovietici diedero la vita, e altri 10 milioni furono feriti
o resi invalidi. Le vittorie dell'Armata
Rossa diedero una spinta considerevole allo sviluppo dei movimenti di
liberazione nazionale e antifascisti che contavano in prima linea i Partiti
comunisti. Non a caso la loro crescita fu prospera proprio dopo la battaglia di
Stalingrado che segnò il rovesciamento nelle sorti della guerra a sfavore delle
forze dell'Asse. Le lotte di classe in Cina, a Cuba, in Vietnam, e nella R.D.P.
della Corea trovarono nella politica dell'Unione Sovietica un sostegno
disinteressato ed un appoggio contro l'imperialismo.
L'Unione Sovietica aiutò i popoli dell'Afghanistan, dell'Angola, della
Cambogia, dello Yemen Meridionale, dell'Etiopia e di dozzine di altri paesi in
Africa, in Asia e nelle Americhe. Sostenne la Palestina e Cipro. Grazie all'URSS
e agli altri paesi del Patto di Varsavia, regioni intere come i Balcani vissero
decenni di pacifica convivenza nonostante le differenze etniche.
L'URSS si impegnò nella realizzazione di una politica di pace e tentò di
placare le tensioni e le guerre innescate dall'imperialismo già responsabile di
due guerre mondiali e di un centinaio di conflitti locali. L'Unione Sovietica
sottoscrisse dozzine di proposte per l'abolizione o la riduzione degli armamenti
nucleari e per la conclusione di accordi di non proliferazione, proposte del
tutto vanificate dal carattere aggressivo degli stati capitalisti. Il Patto di
Varsavia - firmato nel 1955, sei anni dopo il Patto imperialista della Nato - fu
strumento di difesa e bastione del socialismo. L'Unione Sovietica e gli altri
stati membri proposero ripetutamente lo scioglimento simultaneo dei due trattati
di alleanza, ma senza risposta. La decisione del Patto di Varsavia di offrire la
sua tutela internazionale all'Ungheria (1956) e alla Cecoslovacchia (1968) fu
intesa per difendere il potere socialista dalla controrivoluzione. La lotta di
classe, tra capitalismo e socialismo si svolse su un piano internazionale.
La stragrande maggioranza dei popoli devono alla Rivoluzione di Ottobre, il
diritto ad un lavoro stabile, all'istruzione gratuita, alle cure sanitarie ed al
sistema di previdenza, alla casa e ai diritti politici e civili.
In pochi anni dalla Rivoluzione di Ottobre scomparve la disoccupazione in Unione
Sovietica. Dal 1956 fu introdotta la giornata lavorativa di 7 e poi di 6 ore,
così come la settimana di cinque giorni. Fu assicurato tempo libero a tutti i
lavoratori e il potere sovietico realizzò le infrastrutture per goderne
appieno: come case vacanza, di villeggiatura e campeggi. Una rete enorme di
teatri e cinema, associazioni culturali, sportive, artistiche e musicali e di
biblioteche ricoprirono l'Unione Sovietica, raggiungendo il più piccolo
villaggio e le zone più remote della Siberia, distese enormi letteralmente
trasformate grazie all'eroico impegno di migliaia di lavoratori, di molti
volontari. La previdenza era interesse primario per lo Stato sovietico. Il
pensionamento era universale, all'età di 55 anni per donne e 60 per uomini. I
fondi per la previdenza trovavano copertura nel bilancio di Stato e nei
contributi delle imprese. La stessa cosa accadeva negli altri paesi socialisti
dell'Europa. I lavoratori non sperimentavano mai l'insicurezza e l'ansietà cui
i lavoratori e i giovani sono costretti nei paesi capitalisti.
Il potere sovietico gettò le fondamenta per abolire la discriminazione e
l'oppressione contro la donna. Le diede pieni diritti. Tutelò la maternità
come questione sociale e non come un fatto privato o un dovere familiare. Alleviò
le donne da molte responsabilità nella cura della famiglia, attivando un
sistema statale gratuito. Per la prima volta in assoluto affrontò pregiudizi
vecchi di secoli e si scontrò con enormi difficoltà oggettive. Mostrò
particolare interesse per le giovani coppie. Anche se tutto questo non ha
comportato la fine di tutte le disuguaglianze tra donne e uomini, è certo che
il potere sovietico aiutò il genere femminile a sollevarsi dallo stato di
subalternità, di seconda classe tra gli esseri umani. Lo sforzo per innalzare
il livello di istruzione pubblica a tutti i livelli è stata parte integrante e
sforzo costante della politica sovietica. Oltre i 3/4 dei lavoratori dell'URSS
conseguì la laurea o il diploma di istruzione secondaria, mentre
l'analfabetismo che nel 1917 affliggeva i 2/3 della popolazione, fu
immediatamente sradicato.
I risultati si sono manifestati nel fiorire delle scienze, dal primo volo
spaziale di Yuri Gagarin, dall'ascesa mondiale di scienziati in tutti i campi:
dalla fisica alla matematica, dalla chimica alla medicina, dall'ingegneria alla
psicologia, una miniera enorme di conoscenza.
L'economia socialista e lo Stato dei lavoratori forgiarono "l'uomo
nuovo" creatore della cultura socialista. La sua universale influenza
abbracciò tutti i popoli e le regioni di questo enorme paese. I frutti della
cultura in tutti i campi furono socializzati e divennero patrimonio di ampie
masse popolari. Lo Stato fornì risorse per l'educazione artistica fin
dall'infanzia, finalizzate allo sviluppo della creatività. L'Unione Sovietica
non si distingueva solo per i suoi grandi artisti in tutti i campi
dell'estetica, ma soprattutto per l'elevato livello culturale delle masse.
Uguale cura fu posta nel tutelare e diffondere le più grandi conquiste
intellettuali mai raggiunte nella storia dell'umanità. Insieme con i frutti
dell'arte e della cultura socialiste più in generale, milioni di cittadini
sovietici furono capaci di apprendere e godere delle grandi opere frutto
dell'intelletto. Dopo il Louvre e il Vaticano, il museo dell'Hermitage aveva la
migliore collezione di opere d'arte del mondo, accessibile a tutti. Il popolo
sovietico familiarizzò con i frutti della cultura sin dall'epoca della
Rivoluzione di Ottobre e della guerra civile, quando ancora soffriva la fame, il
freddo e moriva di colera o sul campo di battaglia. I progressi compiuti dalle
popolazioni dell'Unione Sovietica e degli altri paesi socialisti prova la
superiorità del modo di produzione socialista rispetto a quello capitalista.
Mostrano un valore anche maggiore se consideriamo la disparità e l'arretratezza
del capitalismo in Russia al tempo della rivoluzione, sia in confronto con gli
Stati Uniti, ma anche rispetto la Gran Bretagna, la Francia, la Germania ed il
Giappone.
La costruzione del socialismo iniziò in Russia sulle rovine lasciate dalla I
Guerra Mondiale, dalla guerra civile e dagli eserciti inviati da 16 Stati
imperialisti. A ciò si aggiunga la distruzione ancor più grave della II Guerra
Mondiale. La ricostruzione dell'URSS, senza alcun aiuto esterno, nel giro di
soli quattro anni (1945-1949) costituisce un'altra testimonianza del valore del
potere sovietico socialista. Viceversa, la ricostruzione dell'Europa capitalista
si affidò ampiamente al Piano Marshall statunitense.
La costituzione dell'Unione Sovietica è consistita in un processo di
unificazione progressiva e popolare, tutto il contrario "dell'Unione degli
Stati Uniti d'Europa sotto il regime capitalista" che è invece un progetto
"irrealizzabile e reazionario", come aveva previsto Lenin.
Oggi, le unioni imperialiste sono permeate da contraddizioni insormontabili. La
competizione per la supremazia deriva dalla proprietà privata dei mezzi di
produzione. Le relazioni dell’UE con gli altri Stati e anche tra gli Stati
membri sono governate da iniquità e dominio. Il governo sovietico si oppose al
nazionalismo, al localismo e alla xenofobia. Riconobbe il diritto di ogni popolo
all'autodeterminazione fino all'indipendenza. Promosse il rispetto reciproco e
l'uguaglianza tra nazioni e gruppi etnici, propugnò la convivenza volontaria
nell'unico quadro dell'Unione Sovietica. Questa politica trovava fondamento
nell'internazionalismo proletario, il solo principio la cui effettiva
applicazione assicura rispetto per le differenze etniche, linguistiche,
culturali e l'ugualitaria partecipazione alla costruzione dell'edificio
socialista. Al contrario, la violazione dell'internazionalismo proletario
soprattutto in presenza di crisi interne, crea le condizioni per indebolire e
allentare i legami, fino all'aperta opposizione all'unificazione. Il fattore
imperialista agendo assieme alle forze interne controrivoluzionarie ha
approfittato delle distorsioni e degli errori, e ha innescato sentimenti
nazionalistici volti a minare il sistema socialista ed aggravare tendenze
secessioniste.
Il Governo sovietico, agendo a vari livelli con così tanti problemi, ha
dimostrato che sono propri della natura ed impliciti al socialismo-comunismo il
continuo miglioramento della qualità della vita e lo sviluppo della personalità
dei lavoratori. Tali risultati possono essere raggiunti solamente attraverso la
corretta azione dei Partiti comunisti. Le deviazioni e le deroghe a tali
principi costituiscono fattori di ritardo, stagnazione e conducono ad un declino
controrivoluzionario.
Il KKE, nell'analisi e nelle conclusioni della Conferenza Nazionale del luglio
1995 su "Le cause del rovesciamento del sistema socialista in Europa",
ha compiuto un primo passo nello studio di questo funesto sviluppo per i popoli.
Ulteriori osservazioni e valutazioni sono state formulate nelle "Tesi del
CC del KKE sul 60° Anniversario della grande Vittoria Antifascista dei popoli,
maggio 2005". Oggi il KKE, con una maggior maturità e conoscenza delle
fonti storiche, avendo seguito le discussioni affrontate da studiosi marxisti a
livello internazionale e non ritenendo sufficientemente esplorata la questione,
si sta sforzando di approfondire ulteriormente la comprensione delle cause del
rovesciamento controrivoluzionario.
Il rovesciamento del sistema socialista costituisce una controrivoluzione perché
ha condotto ad una regressione sociale. Il dominio assoluto del capitalismo ha
provocato grandi sofferenze per milioni di persone, sia nei paesi capitalisti
che socialisti. Lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, il crimine, la
prostituzione e il narcotraffico, la disoccupazione e la depredazione
capitalista dell'enorme ricchezza dell'Unione Sovietica - sconosciute per sette
decenni - sono all'ordine del giorno dopo la controrivoluzione e lo scioglimento
dell'URSS. La controrivoluzione ha portato ad una distruzione incredibilmente
estesa delle forze produttive. La propaganda controrivoluzionaria ha
universalmente alimentato l'idea che i disastri della controrivoluzione derivino
dall'edificazione socialista. Ora i popoli sono privati di un grande supporto e
del più sincero alleato. Migliaia i morti, le vittime dell'aggressione
imperialista, i reduci ed i rifugiati. Nei Balcani, in Iraq e Afghanistan, nel
Ruanda, a Haiti e in Somalia, le vittime indicative del nuovo rapporto di forza
affermatosi su scala globale dopo il 1989-91.
Il nazionalismo, il razzismo, le differenze religiose e culturali, il sentimento
antisocialista ed anticomunista sono diventate armi nelle mani degli
imperialisti per fomentare l'odio tra i popoli e tra le Nazioni. Nuove armi ed
apparati nucleari vengono sviluppati. Il dettato anticomunista assunto come
politica ufficiale di molti paesi rivela il carattere formale e limitato della
democrazia borghese quale dittatura del capitale. In Stati emergenti dalla
restaurazione capitalista e dallo scioglimento dell'Unione Sovietica, nei Paesi
Baltici, in Polonia nella Repubblica Ceca ed altrove, vengano onorati i
criminali di guerra e i collaborazionisti dei tedeschi, mentre gli eroi della
lotta antifascista sono perseguitati ed i simboli della vittoria dei popoli
contro il fascismo vengono rovesciati.
Respingiamo la definizione "crollo del sistema socialista", perché
suggerisce una qualche necessità del processo controrivoluzionario, nasconde lo
scontro sociale e le condizioni per la sua evoluzione in aperta lotta di classe.
Pur con debolezze, errori e deviazioni, riteniamo invece che nell'Est progrediva
l'edificazione socialista. Non si trattava della transizione di un qualche
"sistema di sfruttamento" o di una forma di "capitalismo di
Stato", come sostengono alcune correnti nel Movimento operaio. Il fatto che
nei paesi ex socialisti il rovesciamento è stato condotto dal Partito e dalla
direzione statale conferma che l'opportunismo nel suo sviluppo, soprattutto
quando la lotta di classe diventa più acuta, matura in forma
controrivoluzionaria. I nostri avversari, distorcendo le nostre posizioni,
sostengono che il KKE riduce l'intera questione delle cause del capovolgimento
controrivoluzionario all'attività sovversiva degli agenti imperialisti nel
Partito e nello Stato. Questa interpretazione è una volgarizzazione delle
posizioni del KKE e mira a svilire il pensiero del Partito ed a screditarlo agli
occhi della classe lavoratrice interessata.
L'accerchiamento imperialista del sistema socialista rafforzò enormemente i
problemi interni e le contraddizioni. Condusse a scelte che rendevano più
difficoltosa l'edificazione socialista. La corsa agli armamenti assorbì una
grande parte delle risorse dell'Unione Sovietica. La linea della coesistenza
pacifica - come sviluppata nell'immediato dopoguerra - fino al 19esimo (ottobre
1952), ma specialmente al 20esimo Congresso del Partito comunista dell'URSS
(febbraio 1956), coltivò la visione utopistica che fosse possibile per
l'imperialismo abbandonare la guerra ed i mezzi militari. Nella formazione dei
rapporti di forza su scala mondiale, ebbero un ruolo significativo gli sviluppi
del Movimento Comunista Internazionale e le sue difficoltà strategiche. La
decisione di sciogliere l'Internazionale Comunista (maggio-giugno 1943) segnò
la fine di un Centro in cui potesse formularsi la strategia rivoluzionaria
contro il sistema imperialista internazionale. Nonostante la II Guerra Mondiale
avesse creato le condizioni per acuire fortemente le contraddizioni di classe,
la lotta antifascista condusse al rovesciamento del potere borghese solo nei
paesi dell'Europa centrale ed orientale, e in un modo o nell'altro, col
contributo decisivo dell'Armata Rossa.
Nell'Occidente capitalista i Partiti comunisti non poterono elaborare una
strategia per la trasformazione della guerra imperialista o di liberazione in
lotta per la conquista del potere della classe lavoratrice. Venne posposta la
meta socialista e ci si limitò alla lotta contro il fascismo. Prevalse l'idea
che fosse possibile, tra borghesia e potere rivoluzionario, passare per uno
stadio intermedio che evolvesse successivamente in potere della classe
lavoratrice.
Dopo la II Guerra mondiale, mancava ovviamente un collegamento organizzato tra i
Partiti comunisti che sarebbe stato utile per definire una strategia unitaria e
autonoma contro la strategia unitaria dell'imperialismo internazionale. L'Information
Bureau dei Partiti comunisti, istituito nel 1947 e sciolto nel 1956, e le
Conferenze Internazionali dei Partiti comunisti tenutesi da allora in poi, non
riuscirono a contribuire all'unità ideologica e a progettare una strategia
rivoluzionaria.
Le analisi condotte dal Movimento Comunista Internazionale non valutarono
pienamente la portata delle versatili tattiche del capitalismo. Le
contraddizioni tra Stati capitalisti su cui naturalmente agivano fattori di
dipendenza, come sempre accade nella piramide imperialista, non furono tenute
nella debita considerazione, cosa che portò ad alleanze con settori della
borghesia definiti "nazionali", ossia intesi come contrari alla
dominazione straniera. Inoltre, non furono tratte corrette e esaustive
conclusioni riguardo all'aperta attività controrivoluzionaria imperialista
avviatasi dapprima nella Repubblica Democratica Tedesca e poi in Ungheria,
Polonia e Cecoslovacchia. La politica perseguita da un numero di Partiti
comunisti di collaborare con la socialdemocrazia era parte di una strategia
avversa a "governi monocolore", una sorta di via di mezzo tra il
capitalismo e il socialismo, che riuscì ad esprimere anche governi che
tentarono di amministrare il sistema capitalista.
D'altra parte, subito dopo la fine della guerra, sotto il comando degli Stati
Uniti, l'imperialismo lanciò la "guerra fredda". Che comportava tra
l'altro la guerra psicologica contro i paesi socialisti, l'intensificazione
della corsa agli armamenti, la realizzazione di reti sovversive e di sabotaggio
all'interno del sistema socialista, la fomentazione di sollevazioni
controrivoluzionarie, oltre ad una politica differenziata, sia in termini
economici che diplomatici, nei confronti delle nuove repubbliche popolari, volte
a minare le alleanze con l'URSS. Nel contempo il sistema imperialista mise a
punto coalizioni militari, civili ed economiche e organizzazioni di credito
internazionale come la Nato, la Comunità Europea, il Fondo Monetario
Internazionale, la Banca Mondiale ed una serie di accordi commerciali
transnazionali che hanno coordinato l'azione tra Stati capitalisti. Sia le
sezioni del Movimento Comunista al potere che no fallirono nella corretta stima
del rapporto di forze mondiale e sottovalutarono il potenziale della
riorganizzazione capitalista postbellica. Nel contempo si approfondì la crisi
nel Movimento Comunista Internazionale, inizialmente manifestato nella totale
rottura di relazioni tra il Partito Comunista dell'Unione Sovietica ed i Partiti
comunisti di Cina e Albania. Poi le difficoltà aumentarono con la formazione
dell'opportunismo di destra nel Movimento Comunista dell'Europa Occidentale,
nella cosiddetta corrente dell'"Eurocomunismo" che convergeva
apertamente con la socialdemocrazia.
Su tutti questi fronti si è manifestato un sentimento antisovietico diventato
elemento politico. Da parte del PCCinese raggiunse manifestazioni anche più
dure. Intanto cresceva, sotto la minaccia nucleare contro i paesi socialisti,
l'influenza reciproca dell'opportunismo tra Partiti comunisti nei paesi
capitalisti e Partiti comunisti al potere. È opportuno evidenziare che la
differenza fondamentale tra capitalismo e socialismo-comunismo risiede nel fatto
che, mentre i rapporti di produzione capitalista nacquero in seno al
feudalesimo, un'analoga origine non può aversi tra capitalismo e
socialismo-comunismo, in quanto sono rapporti destinati ad entrare in conflitto
in tutte le forme di sfruttamento.
Il potere rivoluzionario deve rovesciare radicalmente e rimodellare tutte le
relazioni sociali ereditate dal capitalismo, deve consapevolmente costruire un
nuovo modo di produzione, ponendo fine alle contraddizioni sociali al fine
dell'edificazione socialista. Questo è il motivo per cui incontra enormi
difficoltà nella costruzione, diffusione, sviluppo e dominio dei nuovi rapporti
di produzione e distribuzione. Il capitalismo non ha incontrato simili difficoltà.
Sulla società socialista gravano, a vari livelli, pesanti eredità della società
capitalista.
Nel socialismo, lo sfruttamento di classe è abolito, ma non possono essere
abolite tutte le forme di ingiustizia e stratificazione sociale che si
riflettono nelle coscienze e negli atteggiamenti delle persone.
Nell'edificazione socialista, anche le differenze tra città e campagna, tra
lavoro manuale e intellettuale devono essere eliminate. Solo allora potrà
dirsi, come scriveva Lenin, che piantiamo "l'ultimo chiodo sulla bara
della società capitalista che stiamo seppellendo". La lotta per
fondare e sviluppare la società nuova è condotta dal potere dei lavoratori
rivoluzionari al cui centro agisce il Partito Comunista che consapevolmente
interpreta le leggi del movimento della società socialista; pertanto la natura
scientifica e di classe della politica del Partito Comunista, soprattutto lo
sviluppo della teoria del socialismo-comunismo scientifico del Partito
comunista, è un compito indispensabile nell'edificazione socialista. I partiti
al potere non portarono a termine con successo questo compito e laddove la
politica socialista è fallita nel risolvere le contraddizioni sociali, queste
entrarono in concorrenza. La teoria opportunista che le contraddizioni "non
competitive" non possano evolvere in contraddizioni "competitive"
non è confermata. Dopo la guerra, come rilevato nel 19esimo Congresso del PCUS,
nonostante i successi conseguiti nella piena realizzazione del 4° Piano
quinquennale (1946-1950), c'erano problemi riguardo alla modernizzazione e allo
sviluppo dei mezzi di produzione, alla gestione delle imprese e al livello di
welfare sociale. A partire dal 20esimo Congresso del PCUS del 1956, furono
gradualmente adottati approcci teorici errati per risolvere taluni problemi e
vennero realizzate politiche opportuniste nell'economia, nella gestione del
potere socialista e nelle relazioni internazionali. Nel contempo, col pretesto
di combattere il "culto della personalità", fu scatenata una feroce
campagna contro la politica dello Stato sovietico sotto Stalin, spianando la
strada al grave spostamento opportunista di destra del Movimento Comunista
Internazionale.
Anziché rafforzare i rapporti di produzione/distribuzione, vennero rafforzate
le relazioni commerciali potenzialmente capitaliste. La pianificazione centrale
intraprese il suo declino e la proprietà collettiva venne erosa. Una parte
significativa della produzione agricola sia privata che cooperativa iniziò a
vendersi liberamente sul mercato, ossia al valore più alto di fluttuazione dei
prezzi. La sperequazione sociale nell'industria fu anche più forte.
L'arricchimento illegale, il cosiddetto "capitale ombra", venne fatto
operare come capitale di produzione, ossia verso la restaurazione di
capitalismo. Questo colpì il Partito, mentre rinvigorì l'ala opportunista e la
degenerazione socialdemocratica. Il soggettivismo nel valutare l'evoluzione
dell'edificazione socialista come "socialismo sviluppato" e lo
sviluppo dell'opportunismo sono registrati nelle relazioni del 21esimo Congresso
del PCUS del 1959: "Il socialismo nell'URSS ha finalmente vinto,
definitivamente (...) entra nel periodo dell'estesa edificazione della società
socialista". Nel 22esimo Congresso del 1961 venne adottato il
"Programma di costruzione del comunismo". Nel 1977 venne
modificata la Costituzione introducendo i costrutti di "Stato dell'intero
popolo" e "partito del popolo". La teoria dello "Stato
dell'intero popolo" fu funzionale all’alterazione delle caratteristiche
dello Stato, e nel declassamento del ruolo della classe operaia. Modificò anche
la natura della democrazia socialista. Contestualmente, la definizione del
partito come "partito dell'intero popolo" comportò un mutamento della
sua natura di classe.
Nel documento della Conferenza Nazionale del KKE, luglio di 1995, su "Le
cause del rovesciamento del sistema socialista in Europa", è detto che
"il ruolo di avanguardia del Partito si indebolì progressivamente (...).
Nel periodo della perestrojka, il Partito raggiunse il punto di
degenerazione". Le forze comuniste che non erano scivolate consapevolmente
verso l'opportunismo guardavano al ruolo del Partito nella società come dato e
insindacabile. Il controllo della classe operaia sul partito venne gradualmente
indebolito e infine scomparve. Il principio di uguaglianza tra comunisti venne
violato, si produssero le condizioni per il carrierismo tra i quadri.
La classe operaia, e le masse popolari più in generale, non rigettarono il
socialismo. È significativo che le parole d'ordine usate durante la perestrojka
erano "rivoluzione dentro la rivoluzione" e "più
socialismo". Ciò spiega, assieme altri fattori, perché la classe operaia
non reagì alla controrivoluzione. Quando le leadership dei partiti comunisti
adottarono scelte che erodevano la natura sociale della proprietà e
rafforzavano specifici interessi privati si generarono sentimenti contrari alla
proprietà collettiva e venne meno la stessa coscienza. Si alimentavano passività
e indifferenza. L'erosione opportunista del Movimento Comunista Internazionale
fu un processo lungo, con radici profonde nello sviluppo capitalista del XX
secolo che non fu prontamente e obiettivamente analizzato. L'interazione tra
l'opportunismo nei partiti comunisti dei paesi a capitalismo sviluppato, nel
PCUS e negli altri partiti comunisti al governo, richiedono un approfondimento
storico ulteriore, necessario per il rafforzamento ideologico e politico e per
l'unità del movimento comunista nel XXI secolo.
Al tempo stesso è opportuno comprendere e trarre conclusioni sullo sviluppo e
la crescita della lotta di classe durante l'edificazione socialista del XX
secolo. La futura costruzione socialista certamente comincerà ed evolverà ad
uno stadio superiore rispetto al XX secolo e il livello di scontro sul piano
economico, politico e ideologico con l'eredità capitalista, non sarà meno
aspro.
Attualmente il movimento dei lavoratori nei paesi capitalisti sconta il problema
d'essere irretito in massa nelle strutture del sistema (parlamento, governo,
controllo padronale, sindacati, istituzioni locali e altro). La potente
influenza ideologica borghese sul movimento dei lavoratori è espressa anche dal
revisionismo e dall'opportunismo in numerosi partiti comunisti.
Ora, che i bisogni immediati stanno cambiando, sia da parte del capitale che
della classe operaia, è più che mai certo che la lotta di classe non può
muoversi su un piano difensivo per la salvaguardia dei diritti acquisiti.
Risultati immediati e in particolare a lungo termine possono essere raggiunti
solo politicizzando l'azione, con rivendicazioni che contrastino la strategia
del capitale, che rivendichino la ricchezza a beneficio di chi la produce e che
contestualmente preparino i fattori soggettivi per la conquista del potere.
Queste lotte possono dare origine a rapporti di forza favorevoli alla classe
operaia ed ai suoi potenziali alleati, le masse popolari. Uno dei compiti
principali del fronte ideologico comunista è di ripristinare agli occhi dei
lavoratori la verità sul socialismo del XX secolo, senza idealizzazioni, in
modo obiettivo e scevro delle calunnie borghesi. La difesa delle leggi di
sviluppo del socialismo e la difesa del contributo al socialismo nel XX secolo
offrono una risposta alle teorie opportuniste sui "modelli" socialisti
adattati alle peculiarità "nazionali" e respingono le discussioni
disfattiste sugli errori commessi. La difesa di questo contributo è, per il KKE,
un criterio nelle relazioni con gli altri Partiti comunisti e dei Lavoratori per
la creazione di un polo comunista nel movimento internazionale. La calunnia e la
crociata anticomunista non possono nascondere a lungo la verità. Il sentimento
anticomunista, alimentato tra l'altro dal revisionismo storico, è indice della
paura della classe borghese.
È provato che non esiste un modello senza classi o una terza via nel sistema
capitalista: la via persegue o l'imperialismo, ossia la gestione del sistema
capitalista, o il socialismo. Tutti i miti, vecchi o contemporanei, saranno
abbattuti e denunciati nella pratica: il "liberismo economico", la
"competitività", la "modernizzazione", il
"consenso", il "dialogo sociale", la "democrazia delle
istituzioni", le "scelte a senso unico" e i miti sulla sicurezza
e sul rispetto della sovranità e delle frontiere. La domanda è: chi è al
potere, chi domina, chi ne trae beneficio, a quale fine? La classe operaia e le
fasce povere della popolazione non resteranno inchiodate al passato. La classe
lavoratrice, in particolare le nuove generazioni, i giovani delle masse popolari
in generale, meritano un solo futuro, quello tanto temuto dall'imperialismo: un
futuro socialista-comunista. Come insistevamo nel Programma del KKE adottato al
15esimo Congresso: "Il XXI sarà il secolo in cui le forze rivoluzionarie
si uniranno, l'offensiva del capitale internazionale sarà respinta e monterà
una decisiva volontà di controffensiva. Sarà il secolo di una nuova crescita
nel movimento mondiale rivoluzionario e di una nuova ondata di rivoluzioni
sociali".
Il Comitato Centrale del KKE
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