| 19 dicembre 2011 | redazione |
| antifascismo | |
CASAPOUND&FRIENDS
Gianluca Casseri, non molto noto come neofascista, ha conquistato i primi titoli
dei giornali dopo essere diventato un assassino, andando al mercato a Firenze a
fare il tiro al senegalese (ne ha ammazzati due, ma avrebbe potuto fare
di peggio, visto l’armamentario che s’era portato dietro), una cosa che ci ha
ricordato un po’ certe sparate (metaforiche, ovviamente) di un sindaco di
Treviso che proponeva di “vestire gli immigrati da lepri” il giorno
dell’apertura della caccia “per far divertire i cacciatori”. (Sissignori,
l’Italia è anche questo, caso mai ce lo fossimo dimenticato). Copione
già visto, come all’epoca dell’attentato al Manifesto dove l’attentatore si fece
male da solo (e per fortuna non fece male a nessun altro), dal quale Forza nuova
prese subito le distanze, diceva che sì, girava, vedeva gggente, ma però
non c’entrava… Dopo
l’episodio Casseri, è stato fatto girare in rete un documento con dei nomi (di
“intellettuali” e “persone di cultura”) che firmarono tempo fa per “sdoganare”
CasaPound, nel senso che si attivarono perché non fosse loro impedito di
organizzare iniziative pubbliche. Il
trentino De Eccher fu negli anni ’60 militante di estrema destra e sospettato
addirittura di collusione con gli stragisti neri; la scorsa primavera ha
presentato un disegno di legge costituzionale per abolire la XII norma
transitoria della Costituzione, quella che vieta la riorganizzazione del partito
fascista. Il fatto che De Eccher sia stato condannato proprio per questo reato,
da giovane, è puramente casuale, ovviamente.
“Roma,
9 settembre – Dibattiti con nomi della politica e dell’informazione, da Stefania
Craxi a Mario Sechi, da Pietrangelo Buttafuoco a Gabriele Adinolfi. Ma anche
formazione, sport, musica, teatro, volontariato, impegno sociale e un omaggio
video a Pietro Taricone. Da giovedì 15 a domenica 18 settembre CasaPound Italia,
chiuso il terzo anno di attività, si ritrova nel cuore di Roma, nella
‘postazione nemica’ di Area 19, per ‘Direzione Rivoluzione’, la festa nazionale
del movimento nato a giugno 2008”
Negli anni ‘90 l’Uomo libero onlus (da non
confondersi con l’Uomo libero che fu una testata comunitarista molti anni or
sono) si è occupato dell’ex Jugoslavia “durante tutto il conflitto l’Uomo Libero
ha sostenuto ben trentotto viaggi per trasportare aiuti umanitari, raccolti
principalmente nel basso Trentino”, (chi è trentino? Ah, de Eccher, sicuramente
una coincidenza) ed oggi si occupa dei Serbi del Kosovo. E qui noi che ci
lasciamo andare ai ricordi, dobbiamo annotare che nella manifestazione
organizzata dal GUD a Trieste il 5 novembre scorso c’era una forte presenza
serba (considerando una quindicina di persone su un centinaio totali, va detto)
che sosteneva il diritto serbo sul Kosovo (fattore sul quale siamo d’accordo
anche noi, ma che viene politicamente egemonizzato dalla destra estrema, in
funzione di barriera cristiana contro l’islamismo). Nerozzi (“bieco e delirante anticomunista” per sua stessa definizione durante una conferenza tenutasi a Trieste ed organizzata dal Partito radicale), era passato da reporter free lance (nella Jugoslavia degli anni 90, vi ricorda qualcosa?) ad organizzatore di “iniziative umanitarie”, come queste che porta da anni avanti nel sudest asiatico, sia con i Karen che con i Montagnards del Viet Nam, spesso fregandosene delle necessarie autorizzazioni dei governi legittimi. Ma tanto per restare tutti in famiglia, ricordiamo che all’epoca tra gli indagati veronesi per presunti traffici d’armi che si sarebbero celati sotto pretese “operazioni umanitarie” in Birmania vi fu anche Giulio Spiazzi (figlio del più ben noto generale Amos) che scelse come proprio avvocato il veronese Roberto Bussinello, altro esponente di Forza nuova. Che Nerozzi abbia patteggiato è di dominio pubblico; come invece si sia conclusa la vicenda di Spiazzi non lo sappiamo, però troviamo nel sito http://educazionedemocratica.org/?p=1208#comments che cinque anni fa (l’articolo è del 2011) un “giovane papà”, dopo avere fatto l’inviato di guerra in praticamente tutto il mondo ha deciso di fondare una “scuola di stampo libertario”, andando oltre la propria formazione steineriana per “ispirarsi alla filosofia libertaria”. Chi è questo “giovane papà” tanto libertario? Giulio Spiazzi, l’avreste mai creduto? Smettiamola di dietrologare e torniamo alla festa di CasaPound, dove a parlare di politica e di economia assieme al direttore de “il Tempo” Mario Sechi ed il giornalista del “Sole 24 ore” Augusto Grandi (e ad un responsabile di CasaPound) troviamo nuovamente Gabriele Adinolfi, qualificato come fondatore del Centro studi Polaris, la cui competenza in materia economica ci è oscura e tanto meno ci è stata chiarita leggendo l’introduzione del sito di tale Centro studi: “Cos’è Polaris Il
modello cui tendiamo, e al quale ci avviciniamo progressivamente ogni giorno di
più, non ha ancora un nome proprio in italiano. Usando l’anglicismo corrente, si
potrebbe definire, non senza qualche disagio per la sudditanza linguistica, un
Think Tank. La scommessa che ci prefiggiamo di vincere è di farne qualcosa di
simile ma di diverso, in quanto non lo intendiamo al servizio di potentati
economici ma della comunità nazionale. Quando potremo dire di aver vinto questa
scommessa saremo probabilmente anche riusciti a dare la definizione italiana di
un Think Tank oltre alla sua italica versione”. Alla fine alla conferenza hanno parlato il biologo triestino Giorgio Rustia ed il medico Vincenzo Maria De Luca, già tra i relatori (assieme a Roberto Fiore, sì sempre quello di Forza nuova) invitati da Lotta studentesca (associazione vicina a Forza nuova) di Roma per una conferenza dal titolo “Foibe l’unica verità” da tenersi alla Sapienza, iniziativa saltata per le proteste degli studenti (non per vantarmi, ma lo scopo della conferenza sarebbe stato quello di “sbugiardare” il mio studio sulle foibe, attività che sembra essere uno degli scopi della vita del dottor Rustia). Insomma, gira che ti rigira, tornano fuori sempre gli stessi nomi: il che dovrebbe essere positivo, perché vuol dire che più di tanti in Italia non sono. A Brescia CasaPound ha giocato ancora più sporco, invitando ad un dibattito dal titolo “C’era una volta 28 maggio 1974” il rappresentante dei familiari delle vittime della strage di Brescia, Manlio Milani (che purtroppo si è prestato al gioco) assieme a Gabriele Adinolfi (sempre come Polaris) e due esponenti di CasaPound. Questo episodio ha creato una frattura piuttosto pesante all’interno dell’associazione per la memoria che sono giunti addirittura a chiedere le dimissioni di Milani. Ovviamente ciascuno ha diritto di partecipare alle iniziative che crede, ma quando si ricopre una carica come quella di Milani dare un qualsivoglia avallo di dialogo su un argomento tanto scottante con persone di quella fatta, nell’insieme quello che viene da pensare è che certe iniziative di CasaPound abbiano un contrappunto provocatorio e che a volte la provocazione gli riesca. Mi rendo conto di essere andata un po’ a ruota libera in questo articolo, ma la ricerca sul neofascismo è come le ciliegie, una notizia tira l’altra, e poi si arriva un po’ dappertutto per tornare al punto di partenza. Naturalmente questi sono solo degli appunti che richiedono assolutamente degli approfondimenti e dei chiarimenti, cosa che mi riprometto di fare quanto prima. E se qualcuno ha idee, notizie, sospetti o anche solo pettegolezzi, me li mandi, così posso destreggiarmi meglio in questa galassia nerofumo.
Dicembre 2011
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| 2 giugno 2011 | redazione |
| Congresso PCC | |
| Una premessa
Diamo ampio spazio al VI Congresso del Partito comunista di Cuba che si è svolto in aprile, come materiale di riflessione
"Uno dei nostri più grandi errori all’inizio, e molte volte nel corso della Rivoluzione, è stato di credere che qualcuno sapesse come si costruiva il socialismo”
Fidel Castro Ruz, 17 novembre 2005
Cuba resiste all’imperialismo da 50 anni e da 50 anni cerca di di-fendere – sola, accerchiata e sottoposta al bloqueo - il sociali-smo che è riuscita a costruire. Qualunque giudizio si possa dare sulle misure che prende, si deve partire dalla consapevolezza di questo e dal profondo rispetto che si deve alla Rivoluzione Cubana e al suo popolo, soprattutto da parte di chi, in 50 anni, non è riuscito – per questioni storiche, oggettive, soggettive… ecc. ecc. – a fare altrettanto.
Il VI congresso del Partito Comunista di Cuba, centrato sulla discussione dei Lineamenti di Politica Economica, ha dato la stura – come al solito – ad una serie di “speranze” (da destra) e di critiche (da sinistra): finalmente torna il capitalismo a Cuba, per gli uni; purtroppo torna il capitalismo a Cuba, per gli altri. Curiosa coincidenza di vedute.
Il primo elemento da prendere in esame è qualcosa che noi tutti sappiamo ma che troppo spesso sottostimiamo o dimentichiamo: l’idea che le questioni economiche, lungi dall’essere governate dalla “ferrea legge del mercato”, sacra e inviolabile per “ragioni oggettive” nel mondo capitalista, possano diventare invece oggetto di decisioni politiche, cioè della volontà e dell’agire cosciente degli uomini, e in quanto tali possano essere discusse dai diretti interessati, cioè da tutti i cittadini cubani.
Nei paesi capitalisti è semplicemente assurdo pensare che un governo (che oggi a Cuba coincide, per le ragioni spiegate nel di-scorso di Raul, con il Partito) possa organizzare un dibattito tra la popolazione sul taglio delle pensioni, sulle riforme del lavoro né, tantomeno, sul finanziamento pubblico per salvare le banche dalla crisi.
La discussione sui Lineamenti ricorda invece al mondo che le “leg-gi naturali” cui l’economia non può far altro che obbedire – con tutte le sue tragiche e sanguinose conseguenze per i popoli, e ormai forse per la stessa specie umana nel suo complesso – in realtà sono una colossale menzogna che copre i “sacri” interessi del capitale.
Altro elemento: nel Rapporto centrale al Congresso fatto da Raùl Castro si concede ben poco alle condizioni “oggettive”. L’analisi della necessità di adeguare il modello economico cubano alla re-altà non si basa sulle difficoltà esterne – il blocco, lo strangolamento economico, la guerra strisciante e spietata degli Stati Uniti (tutte le scuse, secondo alcuni, dietro cui i dirigenti della Rivoluzione nasconderebbero l’incapacità della Rivoluzione stessa a garantire una vita decente al popolo cubano) – ma sulle contraddizioni e le storture interne, del resto già segnalate da Fidel Castro nel suo discorso all’Università dell’Avana nel novembre 2005.
Neanche questo è un fatto nuovo. Tutti ricorderanno il dibattito che si sviluppò nell’isola sulla svolta da dare all’economia negli anni ’60, dibattito il cui protagonista principale – non solo nella discussione ma nell’azione pratica come ministro - fu il Che Guevara e che è stato spesso banalizzato nell’alternativa tra “incentivi materiali” e “morali”.
Il dibattito di allora, come quello di oggi sui Lineamenti, fu pubblico e aperto, senza “scomuniche” di alcun genere ma con la tensione di fondo – da entrambe le parti - di chi stava operando in una realtà che, per fattori esterni ed interni, cambiava ogni giorno e presentava nuove sfide, sfide non solo ideologiche ma reali, di carne e sangue, per proseguire nella difficile strada della costruzione del socialismo in un paese come Cuba, che non rispondeva ai “canoni classici” del marxismo.
“Siamo realisti, vogliamo l’impossibile”: l’Uomo Nuovo pensato dal Che altro non è altro, secondo noi, che l’azione cosciente dell’avanguardia, ruolo fondamentale che nel Rapporto viene rivendicato per tutti gli appartenenti al Partito in quanto tali.
Altro che “via cinese” o apertura al capitalismo…!
Anche oggi il Congresso – e tutto il popolo cubano - è chiamato a riflettere, analizzare e cambiare quello che è diventato, nel corso degli anni e sulla scia della necessità, il ruolo del Parti-to comunista e dei suoi membri, il ruolo dell’avanguardia, il ruolo della coscienza nella trasformazione della realtà. Qualcuno pensa forse che esistano misure economiche che possano, - di per sé, automaticamente - superare il capitalismo? Se sì, ripensi all’esperienza delle democrazie socialiste dell’Est Europa (e non solo) e ne faccia un bilancio.
La democrazia – o meglio, la sua mancanza - è un altro cavallo di battaglia di chi vuole male alla Rivoluzione cubana.
Tutti i cubani sono stati invitati NON ad approvare, ma a conoscere, discutere, criticare i Lineamenti. Nella relazione di Raùl Castro vengono forniti i dati della consultazione e i suoi risultati, che parlano da soli. Cuba oggi ci dà un esempio di democrazia effettiva, mentre in tutto il mondo cresce il rifiuto della pseudo-democrazia del capitale (Plaza del Sol di Madrid, come ultimo esempio nel tempo).
Giudicare - spesso senza conoscerle, “contrarie al socialismo” le misure proposte con i Lineamenti, di cui peraltro si rivendica da parte del Partito Comunista cubano la necessità vitale di bilanci nel tempo per verificarne i risultati - presuppone che esista un solo modello di socialismo, buono per tutti i tempi e tutti i pae-si, che basti replicare una ricetta già sperimentata.
Nella società cubana, così come in ogni altra società che si è definita socialista in altri periodi storici, continuano certamente ad esistere elementi di capitalismo (le merci, il mercato, il lavoro salariato, lo Stato, ecc.).
Ma cos’è il socialismo - cioè il processo di transizione al comu-nismo - se non la lotta di classe contro questi elementi, i grandi mezzi di dominazione del capitalismo? “Il socialismo è un fatto di coscienza” scriveva il Che; le forme che si scelgono vanno valuta-te – secondo noi - in questo senso: rafforzano o no la coscienza, non solo dell’avanguardia ma delle masse, rispetto alla lotta ne-cessaria per abolire questi elementi?
Chiedere a Cuba misure “comuniste”, indipendentemente dallo sviluppo delle società e della produzione nel resto del pianeta è assurdo. La Rivoluzione cubana, intanto, ha saputo mantenere e sviluppare la possibilità di un comunismo “impossibile”, e questo chiama in causa la responsabilità, il ruolo e la capacità di inci-dere sulla realtà dei rivoluzionari di tutto il mondo.
Certo che oggi, nella società cubana, esistono contraddizioni di ogni genere, del resto sempre riconosciute dai rivoluzionari stes-si, oltre che definite con spietata chiarezza nel Rapporto di Raùl Castro.
La scarsezza materiale di beni (al di là degli effetti di quel continuo, ormai cinquantennale, atto di guerra che è il bloqueo), la necessità di una vita materiale accettabile per l’insieme della popolazione, la possibilità di dare uno sbocco ad una popolazione in maggioranza giovane e con un alto livello culturale, il protagonismo effettivo del popolo rivoluzionario, in altre parole lo sviluppo dell’iniziativa economica e politica: queste sono le sfide che affronta oggi la Rivoluzione cubana e il dibattito sui Lineamenti a noi sembra un primo, importantissimo passo in questa direzione.
Ci fermiamo qui nella nostra premessa ed invitiamo tutti i compagni a leggere il “Rapporto centrale al VI Congresso”, che pubblichiamo integralmente perché ognuno possa farsi un’idea e trarne le debite conseguenze.
Rapporto centrale al VI Congresso del Partito Comunista di Cuba
16 aprile 2011
Compagne e compagni,
iniziamo questo pomeriggio le sessioni del VI Congresso del Parti-to Comunista di Cuba in una data molto importante della nostra storia, il 50° Anniversario della proclamazione del carattere socialista della Rivoluzione da parte del suo Comandante in Capo, Fidel Castro Ruz, il 16 aprile 1961, nel dare l’addio ai caduti nei bombardamenti delle basi aeree, il giorno prima, come preludio dell’invasione mercenaria di Playa Giròn, organizzata e finanziata dal governo degli Stati Uniti, che faceva parte dei suoi piani per distruggere la Rivoluzione e restaurare, con il concerto dell’Organizzazione degli Stati Americani (OEA), il dominio su Cu-ba.
Fidel diceva allora al popolo armato e furioso: “Questo è ciò che non possono perdonarci (…) che abbiamo fatto una Rivoluzione so-cialista sotto lo stesso naso degli Stati Uniti. Compagni operai e contadini, questa è la Rivoluzione socialista e democratica degli umili, con gli umili e per gli umili. E per questa Rivoluzione so-cialista e democratica degli umili, fatta dagli umili e per gli umili, siamo disposti a dare la vita”. (fine della citazione).
La risposta a questo appello non si fece aspettare e nell’affrontare l’aggressione, alcune ore dopo, i combattenti dell’Esercito Ribelle, polizia e miliziani sparsero, per la prima volta, il loro sangue in difesa del socialismo e ottennero la vittoria prima di 72 ore, sotto il comando dello stesso compagno Fidel.
La Sfilata Militare cui abbiamo assistito questa mattina, dedicata alle giovani generazioni e, in particolare, l’entusiasta marcia del popolo che è seguita, sono una prova eloquente delle forze di cui la Rivoluzione dispone per seguire l’esempio degli eroici com-battenti di Playa Giròn.
Faremo lo stesso in occasione della Giornata Internazionale dei Lavoratori, il prossimo primo maggio, in lungo e in largo nel paese, per dar conto dell’unità dei cubani in difesa della loro indipendenza e sovranità nazionale, concetti che la storia ha provato che è possibile conquistare solo con il socialismo.
Questo Congresso – quale organo supremo dell’organizzazione di partito, come stabilito dall’art.20 dei suoi Statuti, che riunisce oggi migliaia di delegati in rappresentanza di circa 800 mila militanti raggruppati in più di 61 mila nuclei - è iniziato in pratica il 9 novembre dell’anno sorso, quando è stato presentato il Progetto di Lineamenti della Politica Economica e Sociale del Partito e della Rivoluzione, questione che, come è già stato indicato, costituisce il tema principale di questo evento, in cui stanno inscritte grandi aspettative del popolo.
Da allora si sono fatti numerosi seminari che sono serviti al pro-posito di chiarire e approfondire il contenuto dei Lineamenti, e in questo modo preparare adeguatamente i quadri e i funzionari che, a loro volta, dovevano guidare il processo di discussione con i militanti, le organizzazioni di massa e la popolazione in gene-rale.
Per tre mesi, dal 1° dicembre 2010 al 28 febbraio del presente an-no, si è sviluppato il dibattito cui hanno partecipato 8.913.838 persone in più di 163 mila riunioni effettuate in seno alle diffe-renti organizzazioni, con una cifra superiore a tre milioni di in-terventi.
Bisogna chiarire che nell’insieme dei partecipanti sono inclusi, senza essersi definiti con esattezza, decine di migliaia di militanti del Partito e dell’Unione della Gioventù Comunista, che hanno assistito sia alle riunioni dei loro nuclei o comitati di base sia a quelle effettuate nei centri di lavoro e di studio e anche nelle comunità dove risiedono. È anche il caso di coloro che non militano e che hanno partecipato nei loro collettivi di lavoro e successivamente nei rispettivi quartieri.
La stessa Assemblea Nazionale del Potere Popolare ha dedicato quasi tre giorni interi della sua ultima sessione ordinaria, lo scorso dicembre, all’analisi tra i deputati del progetto dei Lineamenti.
Questo processo ha messo in chiaro la capacità del Partito di condurre un dialogo serio e trasparente con la popolazione su qualsiasi argomento, per quanto sia sensibile, soprattutto quando si tratta di andare a plasmare un consenso sui tratti che dovranno caratterizzare il Modello Economico e Sociale del paese.
A loro volta i risultati del dibattito, per i dati raccolti, costituiscono un formidabile strumento di lavoro – per la direzione del Governo e del Partito a tutti i livelli –così come una sorta di referendum popolare rispetto alla profondità, alla portata e al ritmo dei cambiamenti che dobbiamo introdurre.
È un vero e ampio esercizio democratico, il popolo ha manifestato liberamente le sue opinioni, ha chiarito dubbi, ha proposto modifiche, ha espresso le sue insoddisfazioni e differenze e ha anche suggerito di studiare la soluzione di altri problemi non contenuti nel documento.
Una volta di più sono state messe alla prova la fiducia e l’unità maggioritaria dei cubani attorno al Partito e alla Rivoluzione, unità che non nega differenze di opinioni, ma che si rafforza e si consolida con queste. Tutte le proposte, nessuna esclusa, sono state aggiunte all’analisi, cosa che ha permesso di arricchire il progetto all’attenzione dei delegati al Congresso.
Non sarebbe immotivato affermare che, nella sua essenza, il Congresso si è già celebrato attraverso questo magnifico dibattito con la popolazione. A noi delegati resterebbe, in queste sessioni, da realizzare la discussione finale del progetto e l’elezione degli organi superiori della direzione del Partito.
La Commissione di Politica Economica del VI Congresso del Partito, precedentemente incaricata dell’elaborazione del progetto di Line-amenti, ha poi assunto la responsabilità dell’organizzazione del progetto della sua discussione e ha lavorato nelle cinque seguenti direzioni principali:
1. Riformulazione dei Lineamenti tenendo conto delle opinioni rac-colte;
2. Organizzazione, orientamento e controllo della sua strumenta-zione;
3. Preparazione minuziosa dei quadri e degli altri partecipanti;
4. Supervisione sistematica degli organismi ed entità incaricati di mettere in pratica le decisioni derivate dai Lineamenti e valu-tazione dei risultati;
5. Gestione della divulgazione alla popolazione.
In attuazione di quanto sopra, è stato riformulato il progetto dei Lineamenti, che è stato sottoposto ad analisi i giorni 19 e 20 marzo in importanti sessioni dell’Ufficio Politico e del Comitato Esecutivo del Consiglio dei Ministri, con la partecipazione del Segretariato del Comitato Centrale del Partito, dei quadri centra-li della Centrale dei Lavoratori di Cuba (CTC) e delle altre orga-nizzazioni di massa e dell’Unione dei Giovani Comunisti (UJC); (il progetto) è stato approvato in questa istanza, anche se in qualità di progetto, e vi è stato distribuito per l’esame per tre giorni in seno ad ognuna delle delegazioni provinciali al Congresso, con l’intervento attivo degli invitati e sarà dibattuto nelle cinque commissioni di questa riunione del Partito per la sua approvazio-ne.
Di seguito fornirò alcuni dati per illustrare alla popolazione i risultati della discussione dei Lineamenti, anche se successiva-mente sarà pubblicata un’informazione dettagliata.
Il documento originale conteneva 291 lineamenti, dei quali 16 sono stati integrati in altri, 94 hanno mantenuto il testo originale, in 181 è stato modificato il contenuto e ne sono stati aggiunti 36 nuovi, per un totale di 311 nel progetto attuale.
Questi numeri, con una semplice aritmetica, mostrano la qualità della consultazione in cui, in maggiore o minore misura, circa più di due terzi dei lineamenti, più precisamente il 68%, sono stati riformulati.
Questo processo è stato guidato dal principio di non rendere dipendente la validità di una proposta dalla quantità di opinioni espresse. Esempio di questo è che vari lineamenti sono stati modi-ficati o soppressi, partendo dalla proposta di una sola persona, o da poche.
Così, è necessario spiegare che alcune risoluzioni non sono state prese in considerazione in questa tappa, sia perché è necessario approfondire la tematica, poiché non esistono le condizioni ri-chieste o, in altri casi, perché entrano in aperta contraddizione con l’essenza del socialismo come, ad esempio, 45 proposte che chiedono di permettere la concentrazione della proprietà.
Con questo intendo dire che, anche se come tendenza c’è stata in generale comprensione e appoggio al contenuto dei lineamenti, non c’è stata unanimità né nulla del genere e questo è esattamente quello di cui avevamo bisogno, se davvero vogliamo un confronto democratico e serio con il popolo.
Per questo possiamo definire, con completa sicurezza, i lineamenti come espressione della volontà del popolo - contenuta nella poli-tica del Partito, del Governo e dello Stato – di attualizzare il Modello Economico e Sociale con l’obiettivo di garantire la continuità ed irreversibilità del socialismo, così come lo sviluppo economico del paese e l’elevazione del livello di vita coniugati con la necessaria formazione di valori etici e politici dei nostri cittadini.
Come c’era da aspettarsi, nella discussione dei Lineamenti la maggior parte delle proposte si è concentrata nel capitolo SESTO “Politica Sociale” e nel capitolo SECONDO “Politiche macroeconomi-che”, che rappresentano insieme il 50,9% del totale. Sono seguiti, in ordine decrescente, i capitoli UNDICESIMO “Politiche per le Co-struzioni, le Abitazioni e le Risorse Idrauliche”, il DECIMO “Po-litica per il Trasporto” e il capitolo PRIMO “Modello di Gestione Economica”. In questi cinque capitoli, su un totale di 12, si rag-gruppa il 75% delle opinioni.
D’altra parte – in 33 lineamenti, l’11% del totale – si sono rag-gruppate il 67% delle proposte: in particolare riguardo al n. 162, che tratta dell’eliminazione della “libreta” di approvvigionamento; i nn. 61 e 62 sulla politica dei prezzi; il n. 262 sul trasporto di passeggeri; il n. 133 riferito all’educazione; il n. 54 relativo all’unificazione monetaria e il n. 143 associato alla qualità dei servizi alla salute; questi sono quelli che hanno dato luogo alla maggior quantità di proposte.
La “libreta” di approvvigionamento e la sua eliminazione è stata, senza dubbio, il tema che ha provocato più interventi dei partecipanti ai dibattiti ed è logico che sia stato così; due generazioni di cubani hanno passato la loro vita sotto questo sistema di razionamento che, nonostante il suo nocivo carattere egualitaristico, ha permesso per decenni a tutti i cittadini l’accesso agli alimenti base a prezzi irrisori, altamente sovvenzionati.
Questo strumento di distribuzione, anche se fu introdotto negli anni ’60 - con una vocazione egualitaria in momenti di scarsità - per proteggere il nostro popolo dalla speculazione e dall’accaparramento a fini di lucro da parte di pochi, è diventato, col passare degli anni, un carico insopportabile per l’economia e un freno al lavoro, oltre che aver generato varie il-legalità nella società.
Dato che la “libreta” è disegnata per coprire ugualmente i più di 11 milioni di cubani, non mancano gli esempi assurdi, come il fat-to che il caffè razionato viene assegnato anche ai neonati. Lo stesso succedeva con i sigari fino al settembre 2010, forniti senza distinguo a fumatori e non fumatori, favorendo anche la crescita di questa dannosa abitudine nella popolazione.
Su questo tema sensibile, il ventaglio di opinioni è molto grande, da quelli che suggeriscono di sopprimerla immediatamente a quelli che si oppongono recisamente e propongono di normare tutto, anche gli articoli industriali. Altri ritengono che per combattere l’accaparramento e garantire l’accesso di tutti agli alimenti basici bisognerebbe, in una prima fase, mantenere la quota norma-ta, anche se i prezzi non verrebbero più sovvenzionati. Non pochi raccomandano di privare della “libreta” quelli che non studiano o non lavorano o consigliano che i cittadini con maggiore reddito rinuncino volontariamente a questo sistema.
Certamente il paniere familiare normato, giustificato in circostanze storiche concrete, per essersi mantenuto durante così tanto tempo contraddice nella sua essenza il principio della distribuzione che deve caratterizzare il socialismo, ossia “Da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo il suo lavoro” e questa situazione deve essere superata.
A questo riguardo, considero adatto ricordare quanto prospettato dal compagno Fidel nel Rapporto Centrale al primo Congresso del Partito, il 17 dicembre 1975, e cito: “Nella conduzione della no-stra economia abbiamo indubbiamente sofferto di errori di ideali-smo e, a volte, abbiamo ignorato la realtà che esistono leggi economiche oggettive cui dobbiamo attenerci” (fine della citazio-ne).
Il problema che affrontiamo non è di concetto, ha le sue radici nel come, quando e con che gradualità lo faremo. La soppressione della “libreta” non costituisce un fine in se stessa, né può esse-re vista come una decisione isolata, ma come una delle misure principali che sarà necessario applicare per sradicare le profonde distorsioni esistenti nel funzionamento dell’economia e della società nel suo insieme.
Nessuno sano di mente nella direzione del paese può pensare di de-cretare di colpo l’eliminazione di questo sistema, senza creare prima le condizioni per questo, ciò che si traduce nel realizzare altre trasformazioni del Modello Economico con l’obiettivo di incrementare l’efficienza e la produttività del lavoro, in modo che si possano garantire con stabilità livelli di produzione e di offerta dei prodotti e servizi di base a prezzi non sovvenzionati e, nello stesso tempo, accessibili a tutti i cittadini.
Questo tema, logicamente, ha una stretta relazione con i prezzi e l’unificazione monetaria, i salari e il fenomeno della “piramide invertita” che, come si è chiarito in parlamento lo scorso 18 dicembre, si esprime nella non corrispondenza della retribuzione salariale con la gerarchia e l’importanza del lavoro eseguito, problematiche che si riflettono in grande proporzione nelle pro-poste realizzate.
A Cuba, nel socialismo, non ci sarà mai spazio per le “terapie shock” contro coloro che più hanno bisogno e che sono, tradizionalmente, coloro che appoggiano la Rivoluzione con maggior fermezza, a differenza dei pacchetti di misure impiegate con frequenza su mandato del Fondo Monetario Internazionale e di altre organizzazioni economiche internazionale ai danni dei popoli del Terzo Mondo e anche, negli ultimi tempi, nelle nazioni più sviluppate, dove si reprimono con violenza le manifestazioni popolari e studentesche.
La Rivoluzione non abbandonerà alcun cubano e si sta riorganizzando il sistema di attenzione sociale per assicurare il sostegno differenziato e razionale a coloro che realmente ne abbiano bisogno. Invece di sovvenzionare massicciamente i prodotti, come facciamo ora, si passerà progressivamente all’appoggio delle persone senza altro sostegno.
Questo principio conserva il completo valore nel riordinamento della forza lavoratrice, già in marcia, per ridurre gli organici gonfiati nel settore statale, sotto la stretta osservanza dell’idoneità dimostrata, processo che continuerà, senza fretta ma senza pausa e il suo ritmo sarà determinato dalla nostra capacità di andare creando le condizioni richieste per il suo completo spiegamento. A questo dovrà contribuire, tra altri fattori, l’ampliamento e la flessibilizzazione del lavoro nel settore non statale. Questa forma di impiego, cui hanno ricorso un po’ più di 200 mila cubani dall’ottobre dell’anno scorso ad oggi, raddoppian-do così la quantità di lavoratori per proprio conto, costituisce un’alternativa lavorativa al riparo della legislazione vigente, e quindi deve contare sull’appoggio, il supporto e la protezione delle autorità, a tutti i livelli, ed esigendo, col rigore che la legge impone, il compimento delle sue obbligazioni, comprese quelle tributarie.
L’incremento del settore non statale dell’economia, lungi dal significare una presunta privatizzazione della proprietà sociale come affermano alcuni teorici, è chiamato a diventare un fattore facilitatore per la costruzione del socialismo a Cuba, visto che permetterà allo Stato di concentrarsi nell’elevazione dell’efficienza dei mezzi fondamentali di produzione, proprietà di tutto il popolo, e liberarsi dell’amministrazione di attività non strategiche per il paese.
Questo, d’altra parte, favorirà lo Stato nel continuare ad assicurare a tutta la popolazione, nello stesso modo e in maniera gratuita, i servizi di Salute ed Educazione, a proteggerli in modo adeguato attraverso i sistemi di Sicurezza e Assistenza Sociale, a promuovere la cultura fisica e lo sport in tutte le loro manifestazioni e a difendere l’identità e la conservazione del patrimonio culturale e della ricchezza artistica, scientifica e storica della nazione.
Lo Stato Socialista avrà allora maggiori possibilità di rendere realtà il pensiero martiano che guida la nostra Costituzione: “Io voglio che la prima Legge della nostra Repubblica sia il culto dei cubani alla piena dignità dell’uomo”.
Tocca allo Stato difendere la sovranità e l’indipendenza naziona-le, valori che rendono orgogliosi i cubani, e continuare a garantire l’ordine pubblico e la sicurezza della cittadinanza che distinguono Cuba per essere uno dei paesi più sicuri e tranquilli del mondo, senza narcotraffico né crimine organizzato, senza mendicanti bambini o adulti, senza lavoro infantile, senza cariche di cavalleria contro i lavoratori, gli studenti e altri settori della popolazione, senza esecuzioni extra-giudiziali, carceri clandestine né torture, nonostante le campagne senza alcuna prova che si organizzano costantemente contro di noi, ignorando intenzionalmente che tutte queste realtà sono, in primo luogo, diritti umani fondamentali, ai quali la maggioranza degli abitanti del pianeta non può neppure aspirare.
Ora, per poter garantire tutte queste conquiste del socialismo senza tornare indietro rispetto alla sua qualità e portata, i programmi sociali devono caratterizzarsi per una maggiore razionalità, in modo che con minori costi si ottengano risultati superiori e sostenibili nel futuro e che oltretutto mantengano una correlazione adeguata con la situazione economica generale della nazione.
Come si può capire dai Lineamenti, queste idee non sono neanche incompatibili con l’importanza che diamo alla precisa separazione del ruolo che devono giocare nell’economia gli organismi statali da una parte e le imprese dall’altra, questione che per decenni è stata turbata da confusione e improvvisazioni e che ora siamo obbligati a risolvere a medio raggio nella cornice del perfeziona-mento e rafforzamento dell’istituzionalità.
La piena comprensione di questi concetti ci permetterà di avanzare con forza e senza ritorni nella lenta decentralizzazione di facoltà, dal Governo centrale verso le amministrazioni locali e dai ministeri e altre entità nazionali a favore dell’autonomia crescente dell’impresa statale socialista. Il modello eccessivamente centralizzato che caratterizza attualmente la nostra economia dovrà passare, con ordine e disciplina e con la partecipazione dei lavoratori, verso un sistema decentralizzato in cui prevarrà la pianificazione ma che non ignorerà le tendenze presenti sul mercato, cosa che contribuirà alla flessibilizzazione e permanente attuazione del piano.
L’esperienza pratica ci ha insegnato che l’eccesso di centralizza-zione cospira contro lo sviluppo dell’iniziativa nella società e in tutta la catena produttiva, dove i quadri si abituano al fatto che tutto sia deciso “dall’alto” e, di conseguenza, smettono di sentirsi responsabili rispetto ai risultati dell’organizzazione che dirigono.
I nostri “impresari”, salvo eccezioni, si sono accomodati nella tranquillità e nella sicurezza “dell’attesa” e hanno sviluppato un’allergia per il rischio che fa parte dell’azione di prendere decisioni, o quello che è lo stesso: far bene o sbagliare.
Questa mentalità dell’inerzia deve essere sradicata definitivamen-te per sciogliere definitivamente i nodi che attanagliano lo sviluppo delle forze produttive. È un compito di importanza strategica e non è casuale che sia compreso, in un modo o nell’altro, nei 24 lineamenti del capitolo PRIMO, “Modello di Gestione Economica”.
In questa materia non possiamo ammettere improvvisazioni o fretta. Per decentralizzare e cambiare la mentalità, è requisito obbliga-torio elaborare il quadro di regole che definisca con chiarezza le facoltà e le funzioni di ogni anello, dalla nazione alla base, ac-compagnate inevitabilmente dai procedimenti di controllo contabi-le, finanziario e amministrativo. Stiamo già avanzando in questa direzione. Da quasi due anni sono iniziati gli studi per perfezio-nare il funzionamento, così come la struttura e la composizione degli organi di Governo ai differenti livelli di direzione, otte-nendo come risultato la messa in vigore del Regolamento de Consiglio dei Ministri, la riorganizzazione del metodo di lavoro con i quadri dello Stato e del Governo, l’introduzione di processi di pianificazione delle attività principali, l’organizzazione delle basi organizzative per disporre di un sistema di informazioni del Governo, effettivo e opportuno, con la sua infrastruttura di infocomunicazioni e la creazione, a carattere sperimentale, in conformità a una nuova concezione funzionale e strutturale, delle provincie di Mayabeque e Artemisa.
Per iniziare a decentralizzare le competenze, bisognerà che parte dei quadri statali e imprenditoriali riscattino il noto ruolo che deve giocare il contratto nell’economia, esattamente com’è espres-so nel lineamento n.1. Anche questo contribuirà a ristabilire la disciplina e l’ordine nelle entrate e nelle uscite, materia con voti insoddisfacenti in buona parte della nostra economia. Come sottoprodotto non meno importante, l’uso adeguato del contratto come strumento regolatore delle interrelazioni tra i differenti attori economici, diventerà un effettivo antidoto con l’estesa a-bitudine del “riunionismo”, o, che è la stessa cosa, l’eccesso di riunioni, esami e altre attività collettive, frequentemente presiedute dal livello superiore e con l’assistenza improduttiva di numerosi partecipanti, per far compiere ciò che le due parti di un contratto hanno firmato come dovere e diritto e che - per mancanza di richiesta - mai hanno reclamato il suo compiersi davanti alle istanze fissate dallo stesso documento contrattuale. Relativamente a questo si devono sottolineare 19 opinioni, in 9 provincie, che reclamano la necessità di diminuire allo stretto necessario il numero delle riunioni e la loro durata. Riprenderò più avanti questo tema, quando parlerò del funzionamento del Partito.
Siamo convinti che il compito che abbiamo davanti, su questo ed altri problemi legali all’attualizzazione del Modello Economico, sia irto di complessità ed interrelazioni che toccano, in maggiore o minor misura, tutte le sfaccettature della società nel suo insieme e per questo sappiamo che non si tratta di una questione da risolvere in un giorno, e neppure in un anno e che avrà bisogno per lo meno di un quinquennio per sviluppare la sua implementazio-ne con l’armonia e la completezza richieste e che quando lo si re-alizzi, è necessario non fermarci più e lavorare al suo perfezionamento in modo permanente per essere in condizioni di superare le nuove sfide che lo sviluppo ci lancerà. Facendo una similitudine, si potrebbe dire che per un certo periodo di tempo, nella misura in cui si modifica lo scenario, il paese deve cucirsi un vestito su misura.
Non ci facciamo illusione che i Lineamenti e le misure per imple-mentare il Modello Economico, da soli, costituiscano il rimedio universale di tutti i nostri mali. Sarà ugualmente necessario ele-vare ad un livello superiore la sensibilità politica, il senso comune, l’intransigenza davanti alle violazioni e alla disciplina di tutti, in primo luogo dei quadri direttivi.
Quanto sopra è evidenziato efficacemente nelle deficienze presentatesi, mesi fa, nella strumentazione di alcune misure puntuali, non complesse né di grande rilievo, a causa degli ostacoli burocratici e della mancanza di previsione degli organi locali di governo, manifestatisi a riguardo dell’ampliamento del lavoro per conto proprio.
Non è inutile ripetere che i nostri quadri devono abituarsi a lavorare con le indicazioni che emettono gli organismi appositi e smettere l’irresponsabile vizio di accantonarli. La vita ci ha insegnato che non basta promulgare una buona norma giuridica, non importa che si tratti di una legge o di una semplice risoluzione. È anche indispensabile preparare chi è incaricato di metterla in pratica, controllarlo e verificare il risultato pratico di ciò che si è stabilito. Ricordatevi che non c’è peggior legge di quella che non si mette in pratica e che non si rispetta.
Il sistema di scuole di Partito a livello provinciale e nazionale, in parallelo con l’obbligato ri-orientamento dei suoi programmi, giocherà un ruolo da protagonista nella preparazione e riqua-lificazione continua in questi campi dei quadri del Partito, dell’amministrazione e imprenditoriali, con l’apporto delle istituzioni specializzate del settore dell’educazione e della valida collaborazione degli aderenti all’Associazione Nazionale degli Economisti e Contabili, come è stato dimostrato durante la discussione dei Lineamenti.
Nello stesso tempo, col proposito di gerarchizzare appropriatamente l’introduzione dei cambi richiesti, l’Ufficio Politico ha deciso di proporre al Congresso la costituzione di una Commissione Permanente del Governo per l’Implementazione e lo Sviluppo, subordinata al Presidente dei Consiglio di Stato e dei Ministri che, senza ledere le funzioni che corrispondono ai rispettivi Organismi dell’Amministrazione Centrale dello Stato, avrà la responsabilità di controllare, verificare e coordinare le azioni di tutti quelli coinvolti in questa attività, così come di proporre l’introduzione di nuovi lineamenti, cosa che sarà assolutamente necessaria nel futuro.
In questo senso abbiamo considerato conveniente ricordare l’orientamento che il compagno Fidel includeva nel suo Rapporto Centrale al Primo Congresso del Partito, ormai quasi 36 anni fa, sul Sistema di Direzione dell’Economia, che allora ci proponevamo di realizzare e che per la nostra mancanza di sistematicità, controllo e pretese si è guastato, cito: “Che i dirigenti del Partito, e soprattutto dello Stato facciano cosa propria e impegno d’onore la sua realizzazione, prendano coscienza della sua impor-tanza vitale e della necessità di lottare con tutte le forze per applicarlo conseguentemente, sempre sotto la direzione della Commissione Nazionale creata per questo…” e concludeva “… divulgare ampiamente il sistema, i suoi principi e i suoi meccanismi attraverso una letteratura alla portata delle masse, perché diventi una questione che i lavoratori dominino. Il risultato del sistema dipenderà in misura decisiva dal dominio che di esso abbiano i lavoratori” (fine della citazione).
Non mi stancherò di ripetere che in questa Rivoluzione tutto è già stato detto e il miglior esempio di ciò sono le idee di Fidel che il giornale Granma, Organo Ufficiale del Partito, ha pubblicato nel corso di questi ultimi anni.
Ciò che approveremo in questo Congresso non può soffrire la stessa sorte delle direttive precedenti, quasi tutte dimenticate senza essere realizzati. Ciò che approviamo in questa e in future oc-casioni deve costituire una guida per la condotta e l’azione dei militanti e dei dirigenti del Partito e, per garantire la sua materializzazione, rispecchiarsi negli strumenti giuridici che tocca stabilire all’Assemblea Nazionale del Potere Popolare, al Consiglio di Stato o al Governo, secondo le loro facoltà legislative, in accordo alla Costituzione.
È opportuno chiarire, per evitare interpretazioni sbagliate, che le risoluzioni del congresso e di altri organi della direzione del Partito non diventano in se stesse leggi, ma sono orientamenti di carattere politico e morale, e che compete al Governo, che è quello che amministra, regolare la loro applicazione.
Per questa ragione la Commissione Permanente di Implementazione e Sviluppo comprenderà un Sottogruppo Giuridico composto da specialisti di alta qualifica, che coordinerà con gli organismi corrispondenti, in stretto rispetto all’istituzionalità, le modifiche richieste sul piano legale per accompagnare l’attualizzazione del Modello Economico e Sociale, semplificando e armonizzando il contenuto di centinaia di risoluzioni ministeriali, accordi di Governo, decreti-legge e leggi e di conseguenza proporre, al momento opportuno, l’introduzione di modifiche pertinenti alla stessa Costituzione della Repubblica.
Senza pensare di avere elaborato tutto, si trovano in fase avanza-ta le norme giuridiche relative alla compravendita di abitazioni e automobili, la modifica del Decreto Legge 259 per ampliare i limiti delle terre oziose da attribuire in usufrutto a quei produttori agricoli con risultati significativi, così come la concessione di crediti ai lavoratori per conto proprio e alla popolazione in generale.
Nello stesso modo consideriamo conveniente proporre al Congresso che il futuro Comitato Centrale includa, come primo punto, in tut-ti i suoi plenum, che dovranno celebrarsi non meno di due volte l’anno, un rapporto sullo stato dell’implementazione delle diret-tive adottate in questa riunione sull’attualizzazione del Modello Economico, e come secondo, l’analisi sul compimento del piano dell’economia, che sia del primo semestre o dell’anno in questio-ne.
Nello stesso modo raccomanderemo all’Assemblea Nazionale del Potere Popolare di utilizzare un simile sistema nelle sue sessioni ordinarie, col proposito di potenziare il protagonismo inerente alla sua condizione di organo supremo del potere dello Stato.
Partendo dalla profonda convinzione che nulla di ciò che facciamo è perfetto e che quello che oggi sembra tale non lo sarà domani a fronte di nuove circostanze, gli organi superiori del Partito e del Potere Statale e Governativo devono mantenere una stretta e sistematica vigilanza su questo processo ed essere capaci di in-trodurre opportunamente i correttivi appropriati per correggere gli effetti negativi.
Si tratta, compagne e compagni, di stare all’erta, mettere i piedi e l’orecchio a terra e quando sorga un problema pratico in qual-siasi sfera o luogo, i quadri ai diversi livelli devono agire con prontezza e volontà e non tornare a lasciare al tempo la sua solu-zione, dato che per nostra stessa esperienza sappiamo che l’unica cosa che succede è che si complica ancora di più.
Allo stesso modo dobbiamo coltivare e preservare l’interrelazione incessante con le masse, spogliata di qualsiasi formalismo, per retroalimentarci efficacemente delle loro preoccupazioni e insod-disfazioni e perché siano direttamente esse quelle che indicano il ritmo dei cambiamenti che si devono introdurre.
L’attenzione a recenti incomprensioni, associate alla riorganizza-zione di alcuni servizi di base, dimostra che quando il Partito e il Governo - ognuno col proprio ruolo, con metodi e stili diversi – agiscono con rapidità e armonia facendosi carico delle preoccupazioni della popolazione e dialogano con questa con chiarezza e semplicità, si ottiene l’appoggio alla misura e si stimola la fiducia del popolo nei suoi dirigenti.
Per conseguire quanto sopra la stampa cubana, nei suoi differenti formati, è chiamata a giocare un ruolo decisivo nella chiarifica-zione e diffusione oggettiva, costante e critica dell’attualizzazione del Modello Economico, in modo che con articoli e lavori intelligenti e concreti, in un linguaggio accessibile a tutti, si continui a stimolare nel paese una cultura su questi temi.
Su questo fronte è necessario anche lasciarsi indietro, definitivamente, l’abitudine al trionfalismo, lo strepito e il formalismo nell’affrontare l’attualità nazionale e produrre materiali scritti e programmi televisivi e radio che, per il loro contenuto e stile, catturino l’attenzione e stimolino il dibattito nell’opinione pubblica, cosa che presume elevare la professionalità e le conoscenze dei nostri giornalisti; anche se è vero che, nonostante le risoluzioni adottati dal Partito sulla politica informativa, nella maggior parte delle volte essi non hanno l’accesso opportuno all’informazione né il contatto frequente coi quadri e gli specialisti che si occupano delle tematiche in questione. La somma di questi fattori spiega la diffusione, in non poche occasioni, di materiale noioso, improvvisato e superficiale.
Non meno importante sarà l’apporto che i nostri mezzi di informa-zione di massa devono apportare in favore della cultura nazionale e del recupero dei valori civici nella società.
Passando ad un altro problema vitale, che ha una relazione molto stretta con l’attualizzazione del Modello Economico e Sociale del paese e che deve aiutare la sua materializzazione: ci proponiamo di celebrare una Conferenza Nazionale del Partito, per arrivare a delle conclusioni rispetto alle modifiche dei suoi metodi e stile di lavoro, con l’obiettivo di rendere concreto nel suo agire, oggi e sempre, il contenuto dell’art. 5 della Costituzione della Repub-blica dove si stabilisce che l’organizzazione di partito è l’avanguardia organizzata della nazione cubana e la forza dirigen-te superiore della società e dello Stato.
Inizialmente avevamo pensato di convocare questa Conferenza per dicembre 2011 tuttavia, tenendo in conto le complicazioni proprie dell’ultimo mese dell’anno e la convenienza di contare con una prudente riserva di tempo per puntualizzare i dettagli, abbiamo ritenuto di realizzare questo evento alla fine del gennaio 2012.
Già lo scorso 18 dicembre ho spiegato davanti al Parlamento che, a causa delle deficienze presentate dagli organi amministrativi del Governo nel compimento delle loro funzioni, il Partito per anni è stato coinvolto in compiti che non gli corrispondevano, limitando e compromettendo il suo ruolo.
Siamo convinti che l’unica cosa che può far fallire la Rivoluzione e il socialismo a Cuba, mettendo a rischio il futuro della nazione, è la nostra incapacità di superare gli errori che abbiamo fatto per oltre 50 anni e quelli nuovi che potremmo fare.
La prima cosa che dobbiamo fare per correggere un errore è ricono-scerlo coscientemente in tutta la sua dimensione e il fatto reale è che, nonostante che fin dai primi ani della Rivoluzione Fidel abbia diviso con chiarezza i ruoli del Partito e dello Stato, non siamo stati conseguenti nel realizzare le sue istruzioni e ci sia-mo lasciati trasportare dalle urgenze e dall’improvvisazione.
Quale esempio migliore di quello espresso dal leader della Rivolu-zione in una data tanto di buon’ora come il 26 marzo 1962, quando si presentò davanti alla radio e alla televisione per spiegare al popolo i metodi e il funzionamento delle Organizzazioni Rivoluzio-narie Integrate (ORI) che precedettero il Partito, quando disse: “… Il Partito dirige, dirige attraverso tutto il Partito e dirige attraverso l’amministrazione pubblica. Un funzionario deve avere autorità. Un ministro deve avere autorità, un amministratore deve avere autorità, discutere tutto quello che sia necessario con il Consiglio Tecnico Consulente (oggi, Consiglio di Direzione), discutere con le masse operaie, discutere con il nucleo, ma decide l’amministratore, perché la responsabilità è sua…” (fine della ci-tazione). Questo orientamento venne dato 49 anni fa.
Esistono concetti molto ben definiti e che nell’essenza conservano piena validità per raggiungere l’esito in questa direzione, nono-stante il tempo trascorso da quando Lenin li formulava, già quasi cento anni fa, che devono essere ripresi decisamente, secondo le caratteristiche e l’esperienza del nostro paese.
Nel 1973, nella cornice del processo preparatorio del Primo Con-gresso, fu stabilito che il Partito dirige e controlla attraverso vie e metodi che gli sono propri e che differiscono dalle vie e dai metodi di cui dispone lo Stato per esercitare la sua autorità. Le direttive, le risoluzioni e le disposizioni del Partito non hanno direttamente carattere giuridico obbligatorio per tutti i cittadini, ma devono essere compiute dai militanti in base alla loro coscienza, perché questo non dispone di alcun apparato di forza e coercizione.
Questa è una differenza importante del ruolo e dei metodi del Par-tito e dello Stato.
Il potere del Partito riposa essenzialmente nella sua autorità mo-rale, nell’influenza che esercita sulle masse e nella fiducia che ha in esso il popolo. L’azione del Partito ha la sua base, prima di tutto, nella convinzione che proviene dai suoi atti e dalla giustezza della sua linea politica.
Il potere dello Stato parte dalla sua autorità morale, che consi-ste nella forza delle istituzioni incaricate di esigere da tutti che si compiano le norme giuridiche che emana.
Il danno che provoca la confusione in questi concetti si esprime, in primo luogo, nell’indebolimento del lavoro politico che il Partito deve realizzare e, in secondo luogo, nel deterioramento dell’autorità dello Stato e del Governo, perché i funzionari smettono di sentirsi responsabili delle loro decisioni.
Si tratta, compagne e compagni, di spogliare per sempre il Partito di tutte le attività non proprie del suo carattere di organizzazione politica; in poche parole, liberarsi di funzioni amministrative e dedicarci, ognuno, a quello che ci tocca.
Molto legate con queste concezioni errate sono le deficienze nella politica dei Quadri di Partito, che anch’essa dovrà essere oggetto di analisi della citata Conferenza nazionale. Non poche lezioni amare ci hanno lasciato gli errori sofferti in questo ambito a causa della mancanza di rigore e di visione che hanno aperto le porte alla promozione accelerata di quadri inesperti e immaturi a colpi di simulazione e opportunismo, attitudini alimentate anche dall’errato concetto che per occupare un posto di direzione si esigeva, come tacito requisito, militare nel Partito o nella Gio-ventù Comunista.
Questa pratica va decisamente abbandonata e, salvo per le responsabilità proprie delle organizzazioni politiche, la militanza non deve significare una condizione vincolante all’esercizio di un posto di direzione nel Governo o nello Stato, ma la preparazione per esercitarlo e la disposizione a riconoscere come proprie la politica e il Programma del Partito. I dirigenti non escono dalle scuole né dall’amicizia favoreggiatrice, si formano nella base, esercitando la professione per cui hanno studiato, a contatto con i lavoratori e devono salire gradualmente in forza della leadership che solo l’essere d’esempio nei sacrifici e nei risultati conferisce loro. In questo senso consi-dero che la direzione del Partito, a tutti i livelli, deve farsi una severa autocritica e adottare le misure necessarie per evitare che riappaiano tali tendenze.
Ciò, a sua volta, è applicabile all’insufficiente sistematicità e volontà politica di assicurare la promozione a incarichi decisio-nali di donne, neri, meticci e giovani, sulla base del merito e delle condizioni personali.
Non aver risolto quest’ultimo problema in più di mezzo secolo è una vera vergogna, che porteremo nelle nostre coscienze per molti anni, perché semplicemente non siamo stati conseguenti con gli innumerevoli orientamenti che, dai primi giorni del trionfo rivoluzionario e nel corso degli anni, ci ha dato il compagno Fidel, e perché oltretutto la soluzione di queste disuguaglianze formava parte delle risoluzioni adottate dal fondamentale Primo Congresso del Partito e dei quattro che gli succedettero, e non le abbiamo compiute.
Argomenti come questi, che definiscono il futuro, mai più dovranno essere guidati dalla spontaneità, ma dalla previsione e dalla più ferma volontà politica di preservare e perfezionare il socialismo a Cuba.
Nonostante non abbiamo mai smesso di fare tentativi per promuovere giovani agli incarichi principali, la vita ci ha dimostrato che non sempre le selezioni sono state centrate. Oggi affrontiamo le conseguenze di non contare con una riserva di sostituti debitamen-te preparati, con sufficiente esperienza e maturità per assumere i nuovi e complessi compiti di direzione nel Partito, nello Stato e nel Governo, questione cui dobbiamo dare soluzione gradualmente, nel corso del quinquennio, senza precipitazioni né improvvisazio-ni, ma cominciando appena il Congresso sia finito.
A questo contribuirà, inoltre, il rafforzamento dello spirito democratico e il carattere collettivo del funzionamento degli organi di direzione del Partito e del potere statale e governativo, mentre si garantisca il ringiovanimento sistematico in tutta la catena di cariche amministrative e di partito, dalla base fino ai compagni che occupano le responsabilità principali, senza escludere l’attuale Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri né il Primo Segretario del Comitato Centrale che risulti eletto in questo Congresso.
Al riguardo siamo giunti alla conclusione che sia raccomandabile limitare, ad un massimo di due periodi consecutivi di cinque anni, l’esercizio delle cariche politiche e statali fondamentali. Questo è possibile e necessario nelle circostanze attuali, ben diverse da quelle dei primi decenni della Rivoluzione, non ancora consolidata e oltretutto sottomessa a costanti minacce e aggressioni.
Il rafforzamento sistematico della nostra istituzionalità sarà, allo stesso tempo, condizione e garanzia imprescindibile perché questa politica di ringiovanimento dei quadri non ponga mai a ri-schio la continuità del socialismo a Cuba.
In questa sfera stiamo cominciando con un primo passo nel ridurre sostanzialmente la nomenclatura degli incarichi di direzione, che le istanze municipali, provinciali e nazionali del Partito dove-vano approvare e delegare ai dirigenti ministeriali e delle imprese le facoltà per la nomina, la sostituzione e l’applicazione di misure disciplinari a gran parte dei dirigenti subordinati, assistiti dalle rispettive commissioni di quadri, nelle quali il Partito è rappresentato ed esprime la sua opinione, ma che vengono presiedute da un dirigente amministrativo, che è quello che decide. L’opinione dell’organizzazione di partito è preziosa ma il fattore determinante è il dirigente, visto che dobbiamo preservare e potenziare la sua autorità, in armonia con il Partito.
Quanto alla vita interna, tema che allo stesso modo inviamo all’analisi della Conferenza, pensiamo che dobbiamo meditare sugli effetti controproducenti di vecchie abitudini che nulla hanno a che vedere con il ruolo di avanguardia dell’organizzazione nella società, tra le quali la superficialità e il formalismo con cui si sviluppa il lavoro politico-ideologico, l’utilizzazione di metodi e termini antiquati che non prendono in considerazione il livello di istruzione dei militanti, la realizzazione di riunioni eccessivamente lunghe e fatte spesso all’interno della giornata lavorativa, che deve essere sacra, in primo luogo per i comunisti; con agende molto spesso inflessibili dettate dagli organismi superiori, senza differenziare lo scenario in cui si sviluppa la vita dei militanti, le frequenti convocazioni ad attività commemorative formali, con discorsi ancor più formali e l’organizzazione del lavoro volontario nei giorni di riposo senza contenuto reale né debita coordinazione, generando spese inutili e diffondendo il disgusto e l’apatia tra i nostri compagni.
Questi criteri sono applicabili anche all’emulazione, movimento che con gli anni è andato perdendo la sua essenza di mobilitazione dei collettivi operai nel trasformarsi in un meccanismo alternati-vo di distribuzione di stimoli morali e materiali, non sempre giu-stificati da risultati concreti e che in non poche occasioni ha generato frodi nell’informazione.
La Conferenza dovrà, inoltre, considerare le relazioni del Partito con l’Unione dei Giovani Comunisti e le organizzazioni di massa, per spogliarle degli schematismi e della routine e perché tutte riscattino la loro ragione di essere, adeguata alle condizioni at-tuali.
In sintesi, compagne e compagni, la Conferenza nazionale si incen-trerà sul potenziamento del ruolo del Partito, come massimo espo-nente della difesa degli interessi del popolo cubano.
Per raggiungere questa meta è fondamentale cambiare la mentalità, lasciare da parte il formalismo e le fanfaronate nelle idee e nel-le azioni o – che è lo stesso – sradicare l’immobilismo fondato su dogmi e consegne vuote per arrivare all’essenza più profonda delle cose, come dimostrano brillantemente nell’opera teatrale “Abraca-dabra” i bambini della compagnia “La Colmenita”.
Solo così il Partito Comunista di Cuba potrà essere in condizioni di essere, per tutti i tempi, il degno erede dell’autorità e della fiducia illimitata del popolo nella Rivoluzione e nel suo unico Comandante in Capo Fidel Castro Ruz, il cui apporto morale e guida indiscutibile non dipendono da alcun incarico e che dalla sua posizione di soldato delle idee non ha smesso di lottare e di con-tribuire, con le sue riflessioni chiarificatrici e altre azioni, alla causa rivoluzionaria e alla difesa dell’Umanità di fronte ai pericoli che la minacciano.
A proposito della situazione internazionale, dedicheremo alcuni minuti a valutare la congiuntura esistente sul pianeta.
L’uscita dalla crisi economica che colpisce tutte le nazioni non si intravede, dato il suo carattere strutturale. I rimedi utiliz-zati dai potenti sono stati diretti a proteggere le istituzioni e le pratiche che le hanno dato origine e a scaricare il terribile peso delle conseguenze sui lavoratori nei loro territori e in par-ticolare nei paesi sottosviluppati. La spirale dei prezzi degli alimenti e del petrolio spingono centinaia di milioni di persone alla povertà estrema.
Gli effetti del cambio climatico sono ormai devastanti e la mancanza di volontà politica delle nazioni industriale impedisce di adottare le misure urgenti e imprescindibili per prevenire la catastrofe. Viviamo in un mondo convulso nel quale si succedono disastri naturali come i terremoti di Haiti, del Cile e del Giappone, mentre gli Stati Uniti portano avanti guerre di conquista in Iraq e Afganistan, che sono costate più di un milione di civili morti.
Movimenti popolari nei paesi arabi si ribellano contro governi corrotti ed oppressori, alleati degli Stati Uniti e dell’Unione Europea. Il triste conflitto in Libia, nazione sottomessa ad un brutale intervento militare della NATO, è servito un’altra volta come pretesto a questa organizzazione per eccedere i suoi limiti difensivi originali e a spandere su scala globale le minacce e gli interventi bellici a guardia di interessi geostrategici e dell’accesso al petrolio. L’imperialismo e le forze reazionarie interne cospirano per destabilizzare altri paesi, mentre Israele opprime e massacra il popolo palestinese nella totale impunità.
Gli Stati Uniti e la NATO inseriscono nelle loro dottrine l’interventismo aggressivo contro i paesi del Terzo Mondo per saccheggiare le loro risorse, impongono alle nazioni Unite il doppio binario e utilizzano in modo ogni volta più concertato i poderosi consorzi mediatici per nascondere o distorcere i fatti, secondo come conviene ai centri di potere mondiale, in una farsa ipocrita destinata ad ingannare l’opinione pubblica.
Nel mezzo di una complessa situazione economica, il nostro paese mantiene la cooperazione con 101 nazioni del Terzo Mondo. Ad Haiti il personale medico cubano, dopo aver compiuto 12 anni di intenso lavoro salvando vite, da gennaio 2010 affronta, insieme a collaboratori di altri paesi, le conseguenze del terremoto e della successiva epidemia di colera con dedizione ammirabile.
Alla Rivoluzione Bolivariana e al compagno Hugo Chàvez Frìas e-sprimiamo la più decisa solidarietà e impegno, coscienti dell’importanza del processo che vive il popolo venezuelano fra-tello per la Nostra America, nel Bicentenario della sua indipen-denza.
Continueremo a contribuire ai processi di integrazione dell’Alleanza Bolivariana per i popoli della Nostra America (ALBA), alla Unione del Sud (UNASUR) e della Comunità degli Stati Latinoamericani e dei caraibi (CELAC), che prepara la celebrazione a Caracas del suo vertice iniziale nel luglio del presente anno, il fatto istituzionale di maggiore importanza nel nostro emisfero durante l’ultimo secolo, perché per la prima volta tutti i paesi al sud del Rio Bravo si riuniranno tra loro. Ci incoraggiano questa America e questi Caraibi, ogni volta più uniti e indipendenti, per la cui solidarietà ringraziamo.
Continueremo a difendere il rispetto per il Diritto Internazionale e sosteniamo il principio di eguaglianza sovrana degli Stati e il diritto alla libera determinazione dei popoli. Rifiutiamo l’uso della forza, l’aggressione, le guerre di conquista, la spoliazione delle risorse naturali e lo sfruttamento dell’uomo.
Condanniamo il terrorismo in tutte le sue forme, in particolare il terrorismo di stato. Difenderemo la pace e lo sviluppo per tutti i popoli e lotteremo che per il futuro dell’Umanità.
Il governo nordamericano non ha cambiato la sua tradizionale politica diretta a screditare e ad abbattere la Rivoluzione; al contrario, ha continuato a finanziare progetti per promuovere direttamente la sovversione, provocare la destabilizzazione e interferire nei nostri affari interni. L’attuale amministrazione ha preso alcune misure positive, ma infinitamente limitate.
Il blocco economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti contro Cuba persiste e si è anche intensificato sotto l’attuale presidenza, in particolare nelle transazioni bancarie, ignorando la condanna quasi unanime della comunità internazionale, che si è sempre più massicciamente pronunciata per la sua eliminazione per 19 anni consecutivi.
Nonostante, a quanto pare, come si è reso evidente nella recente visita al Palazzo della Moneda a Santiago del Cile, ai governanti degli Stati Uniti non piaccia rifarsi alla storia nel trattare il presente e il futuro, è necessario ribadire che il blocco contro Cuba non è questione del passato, per cui ci vediamo obbligati a ricordare il contenuto di un memorandum segreto, declassificato nel 1991, del Sottosegretario Aggiunto di Stato per gli affari in-teramericani, Lester D. Mallory, del 6 aprile 1960, e cito: “La maggioranza dei cubani appoggia Castro… Non esiste un’opposizione politica effettiva… L’unico modo possibile per fargli perdere l’appoggio interno (al governo) è provocare la perdita delle spe-ranze e la sfiducia attraverso l’insoddisfazione economica e la penuria… Bisogna mettere in pratica rapidamente tutti i mezzi pos-sibili per indebolire la vita economica… negando a Cuba denaro e forniture col fine di ridurre i salari nominali e reali, con l’obiettivo di provocare fame, disperazione e il rovesciamento del governo” (fine della citazione).
Guardate la data del memorandum: 6 aprile 1960, quasi un anno e-satto prima dell’invasione di Playa Giròn.
Il memorandum in questione non nacque per iniziativa di quel fun-zionario, ma si inquadrava nella politica di rovesciamento della Rivoluzione, come il “Programma di Azione Occulta contro il regime di Castro”, approvato dal presidente Eisenhower il 17 marzo 1960, 20 giorni prima del citato memorandum, utilizzando tutti i mezzi possibili, dalla creazione di un’opposizione unificata, alla guer-ra psicologica, alle azioni clandestine di intelligence e alla preparazione in paesi terzi di forze paramilitari capaci di inva-dere l’isola.
Gli Stati Uniti hanno stimolato il terrorismo nelle città e quello stesso anno, prima di Playa Giròn, promossero la creazione di ban-de controrivoluzionarie armate, rifornite per aria e per mare, che commisero saccheggi e assassinii di contadini, di operai e di giovani alfabetizzatori fino alla loro distruzione definitiva nel 1965.
Noi cubani non dimenticheremo mai i 3.478 morti e i 2.099 feriti che sono stati vittime della politica del terrorismo di Stato.
Mezzo secolo di privazioni e sofferenze è passato per il nostro popolo, che ha saputo resistere e difendere la sua Rivoluzione e non è disposto ad arrendersi né a macchiare la memoria dei caduti, negli ultimi 150 anni, dall’inizio delle nostre lotte per l’indipendenza.
Il governo nord americano non ha smesso di dare riparo o proteggere noti terroristi, mentre prolunga la sofferenza e l’ingiusta prigione dei Cinque eroici lottatori antiterroristi cubani.
La sua politica verso Cuba non ha credibilità né ragione morale alcuna. Per cercare di giustificarla si sbandierano pretesti in-credibili che, nel diventare obsoleti, si cambiano a seconda della convenienza di Washington. Il governo degli Stati Uniti non do-vrebbe avere più alcun dubbio che la Rivoluzione cubana uscirà rafforzata da questo Congresso. Se desiderano continuare a restare attaccati alla loro politica di ostilità, blocco e sovversione, siamo preparati a continuare ad affrontarla.
Riaffermiamo la disponibilità al dialogo e accetteremo la sfida di sostenere una relazione normale con gli Stati Uniti in cui possiamo convivere in maniera civile con le nostre differenze. Sulla base del mutuo rispetto e della non ingerenza negli affari interni.
Allo stesso modo, manterremo in modo permanente la priorità della difesa, seguendo le istruzioni del compagno Fidel, quando nel suo Rapporto entrale al Primo Congresso, affermò (cito): “Finché esiste l’imperialismo, il Partito, lo Stato e il popolo presteranno la massima attenzione ai servizi di difesa. Non si trascurerà mai la vigilanza rivoluzionaria. La storia insegna con troppo eloquenza che coloro che dimenticano questo principio non sopravvivono all’errore”.
Nello scenario attuale e in quello prevedibile, conserva tutto il suo valore la concezione strategica della “Guerra di tutto il po-polo”, che si arricchisce e perfeziona in modo costante. Il suo sistema di comando e di direzione si è rafforzato, aumentando la capacità di reagire davanti a diverse situazioni eccezionali pre-viste.
La capacità difensiva del paese ha acquisito una dimensione supe-riore, tanto sul piano qualitativo quanto quantitativo. Partendo dalle nostre risorse disponibili, abbiamo elevato lo stato tecnico e di mantenimento così come la conservazione degli armamenti e abbiamo proseguito lo sforzo nella produzione e in particolare nella modernizzazione della tecnica militare, tenendo conto dei suoi prezzi proibitivi sul mercato mondiale. In questa sfera è giusto riconoscere l’apporto di decine di istituzioni, civili e militari, che hanno dimostrato le enormi potenzialità scientifiche, tecnologiche produttive che la Rivoluzione ha creato.
Il grado di preparazione del territorio nazionale, come teatro di operazioni militare, è aumentato significativamente, l’armamento fondamentale è protetto così come una parte importante delle trup-pe, degli organi di direzione, così come la popolazione.
È stata realizzata l’infrastruttura di comunicazione che assicura il funzionamento stabile del comando ai diversi livelli. Sono sta-te aumentate le riserve materiali di ogni tipo, con un maggior scaglionamento e una maggiore protezione.
Le Forze Armate Rivoluzionarie, o ciò che è lo stesso, il popolo in uniforme, dovranno continuare il loro permanente perfezionamen-to e preservare davanti alla società l’autorità e il prestigio conquistati per la loro disciplina e il loro ordine nella difesa del popolo e del socialismo.
Affronteremo ora un altro aspetto dell’attualità, non meno signi-ficativo.
Il Partito deve essere convinto che, al di là delle richieste materiali e anche di quelle culturali, nel nostro popolo esiste una diversità di concetti e idee sulle proprie necessità spirituali. Sono molte le idee su questo tema dell’Eroe Nazionale José Martì, uomo che sintetizzava questa congiunzione di spiritualità e sentimento rivoluzionario.
Su questo tema Fidel si è espresso molto presto, nel 1954 dalla prigione, ricordando il martire del Moncada Renato Guitart, (cito): “La vita fisica è effimera, passa inesorabilmente, com’è passata quella di tante e tante generazioni di uomini, come passe-rà in breve quella di ognuno di noi. Questa verità dovrebbe inse-gnare a tutti gli esseri umani che al di sopra di loro stanno i valori immortali dello spirito. Che senso ha quella senza questi? Che cos’è allora vivere? Come potranno morire coloro che, avendolo capito, la sacrificano generosamente per il bene e la giustizia!”. Questi valori sono sempre stati presenti nel suo pensiero, e così lo ha riaffermato nel 1971 riunendosi con un gruppo di sacerdoti cattolici a Santiago del Cile (cito): “Io vi dico che ci sono diecimila volte più cose in comune nel cristianesimo con il comunismo di quelle che ci possono essere con il capitalismo”. A questa idea tornerà parlando con i membri delle chiese cristiane in Giamaica nel 1977, quando disse: “Bisogna lavorare insieme perché quando l’idea politica trionfi, l’idea religiosa non rimanga da parte, non appaia nemica dei cambiamenti. Non ci sono contraddizioni tra i propositi della religione e i propositi del socialismo” (fine della citazione).
L’unità tra la dottrina e il pensiero rivoluzione in relazione al-la fede e ai credenti ha le sue radici nei fondamenti stessi della nazione che, affermando il suo carattere laico, propugnava come principio irrinunciabile l’unione della spiritualità con la Patria che ci hanno lasciato in eredità Padre Félix Varela e gli enuncia-ti pedagogici di José de la Luz y Caballero, che fu categorico nell’affermare: “Preferirei, lo dico, che crollassero le istituzioni degli uomini – re e imperatori – gli astri stessi del firmamento, prima di veder cadere dal cuore dell’uomo il sentimento di giustizia, questo sole del mondo morale”.
Nel 1991 in IV Congresso del partito decise di modificare l’interpretazione degli statuti che limitava l’ingresso nell’organizzazione dei rivoluzionari credenti.
La giustezza di questa decisione è stata confermata dal ruolo che hanno giocato i leader e i rappresentanti delle diverse istituzio-ni religiose nei vari aspetti dei problemi nazionali, compresa la lotta per il ritorno del bimbo Eliàn in Patria, in cui si è particolarmente segnalato il Consiglio delle Chiese di Cuba.
Ciò nonostante, è necessario continuare ad eliminare qualsiasi pregiudizio che impedisca di affratellare nella virtù e nella di-fesa della nostra Rivoluzione tutte e tutti i cubani, credenti o no, tutti coloro che fanno parte delle chiese cristiane, tra cui sono comprese quella cattolica, le ortodosse russe e greche, le evangeliche e le protestanti; allo stesso modo delle religioni cu-bane di origine africana, spiritiste, ebrea, islamica, buddista e le fraternità, tra le altre. Per ognuna di esse la Rivoluzione ha avuto gesti di apprezzamento e di concordia.
L’indimenticabile Cintio Vitier, quello straordinario poeta e scrittore che fu deputato della nostra Assemblea Nazionale, con la forza della penna e della sua etica martiana, cristiana e profon-damente rivoluzionaria, ci ha lasciato avvertimenti per il presente e la posterità che dobbiamo ricordare.
Scriveva Cintio: “Ciò che è in pericolo, lo sappiamo, è la nazione stessa. La nazione è già inseparabile dalla Rivoluzione che dal 10 ottobre 1868 la costituisce e non ha altra alternativa: o è indi-pendente o smette di essere in assoluto. Se la Rivoluzione fosse sconfitta, cadremmo nel vuoto storico che il nemico ci augura e ci prepara, che persino all’elemento più semplice del popolo sa di abisso”.
Continua Cintio: “Alla sconfitta si può arrivare, lo sappiamo, per l’intervento del blocco, per il deterioramento interno e per le tentazioni imposte dalla nuova situazione egemonica del mondo”. Dopo aver affermato che “siamo nel momento più difficile della no-stra storia”, ha detto “obbligata a battersi con l’insensatezza del mondo cui fatalmente appartiene, sempre minacciata dall’insieme di oscure cicatrici secolari, implacabilmente osteggiata dalla nazione più potente del pianeta, vittima anche di sbagli autoctoni o importati che mai nella storia si commettono impunemente, la nostra piccola isola si stringe e si dilata, sistola e diastola, come una scintilla di speranza per sé e per tutti” (fine della citazione).
Dobbiamo riferirci al processo, appena concluso, di scarcerazione di prigionieri controrivoluzionari, di coloro che, in tempi difficili e amari per la Patria, hanno cospirato contro di lei al servizio di una potenza straniera.
Per decisione sovrana del nostro Governo, sono stati liberati sen-za aver scontato completamente la loro pena. Abbiamo potuto farlo direttamente e attribuirci il vero merito di ciò che decidevamo considerando la forza della Rivoluzione, tuttavia lo abbiamo fatto nel quadro di un dialogo di mutuo rispetto, lealtà e trasparenza con l’alta gerarchia della chiesa cattolica, che ha contribuito col suo impegno umanitario perché questa vicenda si concludesse con armonia e i cui allori, in ogni caso, vanno riconosciuti a questa istituzione religiosa. I rappresentanti di questa Chiesa hanno manifestato i loro punti di vista, non sempre coincidenti con i nostri, ma costruttivi. Questo, almeno, è il nostro bilan-cio, dopo le lunghe conversazioni con il Cardinale Jaime Ortega e il Presidente della Conferenza Episcopale Monsignor Dionisio Gar-cìa.
Con questa azione abbiamo favorito il consolidamento del più pre-zioso lascito della nostra storia e del processo rivoluzionario: l’unità della nazione.
Così dobbiamo ricordare il contributo del precedente Ministri degli Affari Esteri e della Cooperazione di Spagna, Miguel Angel Moratinos, che ha aiutato l’impegno umanitario della chiesa, in modo che coloro che avevano manifestato il desiderio e accettato l’idea, potessero viaggiare all’estero insieme ai loro familiari. Altri hanno deciso di restare a Cuba.
Abbiamo sopportato pazientemente le implacabili campagne di discredito in materia di diritti umani, concertate dagli Stati Uniti e da vari paesi dell’Unione Europea, che ci chiedono niente meno che la resa incondizionata e la distruzione del nostro regime socialista e incitano, consigliano e aiutano i mercenari interni a disobbedire alla legge.
Al riguardo, è necessario chiarire che quello che non faremo mai è negare al popolo il diritto di difendere la sua Rivoluzione, dato che la difesa dell’indipendenza, delle conquiste del socialismo e delle nostre piazze e strade continuerà ad essere il primo dovere di tutti i patrioti cubani.
Ci aspettano giorni e anni di intenso lavoro e di enorme responsabilità per preservare e sviluppare, su basi ferme e sostenibili, il futuro socialista e indipendente della Patria.
Finisce qui il Rapporto centrale al VI Congresso. Molte grazie.
Raùl Castro Ruz
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| 7 novembre 2007 | redazione |
| 90 Rivoluzione d'Ottobre | |
KKE |
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| 25 novembre 2006 | redazione |
| Internazionalismo | |
Incontro
internazionale dei Partiti comunisti e operai a Lisbona Comunicato
stampa conclusivo
Incontro
di Lisbona 10-12 novembre 2006: Partiti partecipanti Lisbona 10-12
novembre 2006: Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai Appello
contro il militarismo e la guerra, per la libertà, la democrazia, la pace e
il progresso sociale (approvato
da tutti i partiti presenti) All’inizio
del XXI secolo, in un contesto denso di incertezza e pericolo a causa del
capitalismo, vale la pena sottolineare che vi è anche un reale potenziale di
liberazione. Quindici anni dopo la scomparsa dell’URSS, l’offensiva
globale dell’imperialismo ha portato nell’intero pianeta più guerra, più
militarismo, più violenza, più torture, più prigioni illegali, maggiori
restrizioni di libertà e più repressione antidemocratica. Sono già
centinaia di migliaia i morti per le tante guerre, mentre nuove aggressioni si
profilano all’orizzonte. Vi sono dichiarazioni sempre più esplicite
sull’utilizzo di armi nucleari nei teatri di guerra, così come sono state
utilizzate sempre più di frequente armi terribili quali fosforo bianco, bombe
a grappolo, armi all’uranio impoverito. La sovranità e l’indipendenza di
popoli e nazioni sono minacciate in misura sempre maggiore dalle potenze
imperialiste. Le spese militari sono in aumento, così come si registra una
crescente corsa agli armamenti. Emergono sempre maggiori restrizioni e
persecuzioni nei confronti delle forze democratiche e popolari. Razzismo,
xenofobia, fascismo e anticomunismo sono in aumento.
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| 28 febbraio 2004 | ufficio stampa |
| relazione | |
L’assassinio
di Spartaco Lavagnini e le lotte antifasciste
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