25 Aprile
OGGI COME IERI: NO AL
FASCISMO
RESISTENZA CONTINUA
FINO ALL’ABOLIZIONE DELLO SFRUTTAMENTO DELL’UOMO SULL’UOMO
Da alcuni anni è in atto
un tentativo, da parte della borghesia, di riscrivere la storia della Resistenza
al nazi-fascismo deresponsabilizzando la classe dirigente dai crimini commessi
contro l’umanità.
I borghesi sono maestri nel rifare la storia scaricando su altri i propri
crimini e hanno i mezzi economici, di informazione e gli intellettuali
prezzolati che fanno questo per loro.
Con questa operazione si cerca di autoassolvere le responsabilità del capitale,
imputando alla natura umana la bestialità presente in ogni essere umano che
scatenerebbe l’uomo contro il suo simile. In questo modo le responsabilità
del capitale vengono meno e il sistema completamente assolto.
Secondo questo schema i responsabili dei campi di sterminio nazi-fascisti, dei
milioni di proletari mandati al macello nella 2° guerra mondiale, dei morti e
degli invalidi non sono più i padroni, le multinazionali legate all’industria
militare, ma diventano l’egoismo, l’invidia, l’ignoranza e l’istinto
violento che secondo loro è patrimonio delle classi sottomesse. Si cerca di far
dimenticare che nei lager, oltre agli ebrei, non sono finiti solo i
“pericolosi bolscevichi”, ma tutti coloro che ostacolavano o che osavano
sfidare il “nuovo” ordine, primi fra tutti i lavoratori tedeschi ribelli. In
particolare gli operai che nelle fabbriche, in sintonia con i partigiani
“sabotavano” la produzione”.
Oggi i borghesi e gli intellettuali al loro servizio, sia al governo che
all’opposizione non perdono occasione per denigrare la resistenza, parlando di
“pacificazione” e di pari dignità fra chi combatteva per la libertà (i
partigiani) e chi per mantenere la dittatura (i fascisti), cercando di mettere
sullo stesso piano oppressi e oppressori, sfruttati e sfruttatori. Questi
paladini della dignità umana usano tutte le occasioni per scaricare sul
movimento comunista i loro crimini.
Centrodestra e centrosinistra sono le due facce della stessa medaglia
capitalista, accomunati da un unico interesse: la salvaguardia del sistema
capitalista che continua a riprodurre i borghesi come padroni e gli operai, i
proletari, come schiavi salariati.
Oggi nella crisi mondiale continuiamo a sentire i ritornelli di sempre; salvezza
dell’economia nazionale, maggior produttività, aiuti di stato alle imprese,
obiettivi da sempre perseguiti dai padroni di tutto il mondo.
La storia insegna e noi non dimentichiamo che chi parla di bestialità insita
nell’uomo, chi persegue la logica del massimo profitto rendendosi responsabile
degli omicidi di migliaia di lavoratori sul lavoro e di lavoro, appartiene alla
stessa classe sociale di chi nel campo di sterminio di Auschwitz fece mettere la
scritta “il lavoro rende liberi”. Nel momento in cui la concorrenza si
acuisce, la guerra economica si trasforma sempre più in guerre militari per la
conquista di nuovi mercati, continuano le campagne contro lo straniero; i cinesi
che invadono il “nostro” mercato, gli arabi che continuano a rincarare il
petrolio, i lavoratori “extracomunitarii” che “rubano “il lavoro agli
italiani, argomenti che non sono poi così diversi da quelli usati da Hitler e
Mussolini. La crisi rafforza e dà voce ai nuovi promotori dell’olocausto del
capitale. Tocca agli operai, ai lavoratori, alla loro parte più cosciente, i
comunisti, combatterli, affinché la storia non si ripeta.
1°
Maggio
I
lavoratori uniti contro il capitalismo e l’imperialismo
Il 1° Maggio nato
nel 1886 a Chicago dal sangue operaio divenne nel 1889 per decisione della
Seconda Internazionale giornata internazionale di lotta e simbolo per tutto il
mondo del lavoro. Nata come giornata internazionale per la riduzione d’orario
ad otto ore è stata una tappa importante nel processo di trasformazione degli
operai in classe; portando negli operai prima alla consapevolezza e poi alla
coscienza che essi si contrapponevano come classe proletaria alla classe
borghese nel rivendicare diritti collettivi. Da sempre la borghesia ha cercato
di svuotare questa giornata di lotta dei suoi contenuti rivoluzionari, tanto che
negli ultimi anni in Italia in molte città (salvo qualche caso particolare) non
sfila più alcun corteo, e dove si manifesta lo si fa come nella rituale
manifestazione nazionale di CGIL-CISL-UIL, su contenuti di collaborazione di
classe.
In questa giornata trasformata in festa, Cgil-Cisl-Uil non trovano di meglio che
organizzare un grande concerto a Roma che passa in diretta TV facendo rivoltare
nella tomba tutti gli operai e i combattenti per l’emancipazione del
proletariato che hanno versato il loro sangue a questa causa.
Negli anni scorsi si sono sprecati fiumi d’inchiostro, studi e immagini tv per
spacciare come vere enormi sciocchezze come la scomparsa della classe operaia e
più in generali delle classi, ma la crisi mondiale si è incaricata di spazzare
via tutto il ciarpame che sosteneva queste tesi. Dopo decenni di apparente
benessere, il mercato capitalistico ha riportato le condizioni della classe
operaia a condizioni che in alcuni casi si avvicinano o sono simili a quelle di
un secolo fa. Conclusosi quasi ovunque il processo di formazioni degli stati
nazionali con le lotte di liberazione, oggi esiste ancora una classe
internazionale sfruttata e oppressa che non si è ancora liberata dalle catene e
che non ha ancora concluso la lotta per la sua liberazione. Rivendicazioni e
conquiste ottenute oltre 160 anni fa dal movimento operaio, come le otto ore di
lavoro, l’abolizione del lavoro notturno e successivamente il diritto di
sciopero vengono continuamente rimessi in discussione.
L’Associazione Internazionale dei lavoratori nel suo primo congresso (3-8,
settembre 1886) decise la rivendicazione della giornata lavorativa a 8 ore con
l’aggiunta di otto ore di riposo, di permettere il lavoro notturno solo in via
eccezionale, escludendo le donne e i minori da “ogni
tipo di lavoro notturno e da ogni tipo di lavoro in cui il pudore venga leso e i
cui organismi siano esposti a veleni o a altri agenti nocivi”,
rivendicazioni che i sindacati filopadronali oggi si guardano bene dal
sostenere, perché rischierebbero di ridurre i margini di profitto delle
imprese. La lotta diretta degli operai, al di fuori di ogni legislazione, portò
negli Stati Uniti alla conquista delle otto ore e questa lotta per la riduzione
della giornata lavorativa è stata ed è tuttora una lotta di liberazione che
permette ai proletari di avere più tempo libero per loro e meno tempo di lavoro
da schiavo per il padrone.
La lotta della classe operaia per la liberazione dello sfruttamento
capitalistico è un movimento di classe che si batte contro il dominio della
classe borghese.
Nella crisi la concertazione lascia sempre più spazio al conflitto. Sempre più
spesso si vedono uomini e donne che lottano contro i licenziamenti, per la
difesa del posto di lavoro e del salario, soccombere davanti alle serrate delle
aziende e dalla “pace” imposta dai manganelli di poliziotti e carabinieri al
servizio dello stato dei padroni. Nei prossimi anni, con la continua perdita dei
posti lavoro, venendo meno l’aspetto di mediazione dello stato e accentuandosi
ancor più l’aspetto repressivo dello stato, i lavoratori saranno spinti prima
o poi ad usare gli stessi mezzi per autodifesa con conseguenze al momento
imprevedibili.
Tutte le forze politiche di centrodestra e centrosinistra e i sindacali
confederali che hanno sostenuto e votato in parlamento le guerre imperialiste,
approvando i finanziamenti alle missioni militari delle truppe di occupazione
della NATO o dell’ONU con la partecipazione di truppe italiane di aggressione
hanno contribuito a mantenere sottomessa la classe. Anni di politica di
collaborazione di classe, di sostegno alla politica interna e internazionale del
proprio imperialismo hanno snaturato il 1° maggio svuotandolo dei suoi
contenuti rivoluzionari e ora è giunto il momento di riprenderselo.
Il 1° Maggio è il giorno di lotta in cui gli operai coscienti di tutto
il mondo dimostrano uniti con manifestazioni in ogni paese contro il capitalismo
e l’imperialismo, contro lo sfruttamento degli esseri umani, per
l’emancipazione della classe operaia e di tutta l’umanità. Obiettivi che si
possono raggiungere solo con l’azione internazionale del proletariato
organizzato nel suo partito di classe che, prendendo il potere politico
attraverso una rivoluzione, espropria la parassitaria classe capitalista
impadronendosi dei mezzi di produzione.
Mentre nei paesi industrializzati e nel mondo aumenta la disoccupazione, che in
Italia ha raggiunto l1,5% secondo dati Cgil, il governo sostenuto dal “partito
dell’amore” di Berlusconi e dalla Lega cerca di mettere gli operai di una
nazionalità contro l’altra, fomentando la rabbia degli italiani (operai,
disoccupati C.I, piccolo borghesi, e tutti coloro che subiscono gli effetti
della crisi) fornendo falsi responsabili della situazione, fomentando il
nazionalismo, la paura del diverso e la divisione fra proletari.
Ai proletari coscienti, ai comunisti, spetta il compito di lavorare nella loro
classe affinché la protesta, la giusta rabbia per la mancanza del lavoro, del
salario e di una vita decente si trasformi in forma organizzata e in odio di
classe verso i capitalisti, unici responsabili della nostra miseria.