5 novembre 2018 redazione
editoriale n. 6

CAMBIARE IL SISTEMA
Sviluppare la mobilitazione e organizzarsi per dire no ai governi borghesi
Il governo che si definisce del "cambiamento", che manda strali all'UE invocando la "sovranità" - nonostante l'alleanza con gli Stati Uniti in funzione anti franco-tedesca - invia il documento finanziario a Bruxelles prima di presentarlo al Parlamento italiano. Lega e M5S, una volta al potere, buttano giù la maschera e si rimangiano tutte le promesse della campagna elettorale trovando una giustificazione per tutto al fine pur di non perdere il consenso dell'elettorato.
Non siamo mai teneri quando ci riferiamo ai governi borghesi e non ci sottraiamo neppure per questo, in particolare perché inganna con un atteggiamento che fa leva su ampi strati popolari. La caratteristica di questo governo razzista, populista, repressivo, oppressivo, di attacco all'emancipazione femminile e ai diritti civili - aborto in primis - è quella di strumentalizzare le percezioni delle persone più arretrate, ignoranti e impaurite, farle proprie e trasformarle in misure reazionarie. Il campo di riferimento di questo governo è chiaro. È quello della Le Pen - che Salvini ha incontrato recentemente nella sede dell'UGL (sindacato erede della Cisnal, a sua volta erede del sindacato fascista e accettato dei sindacati confederali quale co-firmatario dei vari accordi !!) per discutere su “Crescita economica e prospettive sociali in un’Europa delle Nazioni”, in vista delle prossime elezioni europee.
È il campo del reazionario e oscurantista brasiliano Bolsonaro con il quale Salvini si è subito congratulato, tra un twitter e l'altro con suo figlio. È quello del fascista ungherese Orbàn, del nazista austriaco Kurz, tutti alleati per portare avanti una visione e una politica nazionalista che chiamano sovranista per affermare una supremazia nazionale contro ogni ipotesi di solidarietà tra popoli. Si propongono ai capitalisti come quelli capaci di superare le contraddizioni con l'uso della forza, del bastone, senza mediazioni con il movimento operaio per garantire il sistema capitalista.
C'è disoccupazione? Allora si crea il nemico nell'immigrato che toglie il lavoro agli "italiani" dividendo il fronte di lotta dei lavoratori. C'è criminalità? Lo stesso nemico: gli stranieri. C'è un sindaco che si occupa degli immigrati? Va condannato all'esilio. Le donne vengono uccise? Si scatena la caccia all'immigrato anche se la maggoranza delle donne è uccisa da "italiani", molti dei quali indossano una divisa. Aspetti il reddito di cittadinanza? Mettiti in fila la strada è ancora lunga e poi si vedrà. Ti rubano in casa? Puoi difenderti sparando. Le scuole cadono a pezzi, non sono antisismiche? Ecco che arriva il controllo di poliziotti e telecamere. Occupi una casa delle migliaia sfitte? Ci pensa la polizia a sgomberare. È il decreto sicurezza sul quale sarà posto il voto di fiducia (una norma ormai di tutti i governi che ci pone la domanda a che serve il parlamento?) che prevede l'aumento delle forze di polizia, delle telecamere, l'adozione del taser, la pistola elettronica, dei divieti. Un decreto che non è rivolto solo contro gli stranieri - che comunque hanno la peggio -, ma che intende colpire le lotte con eventuali blocchi stradali e ferroviari di studenti, dei senza casa e degli operai che re-iniziano a dare segnali di insofferenza allo stato di cose presenti. Come ha dimostrato lo sciopero generale del 26 ottobre indetto da alcune sigle sindacali di base: Cub-Si Cobas-Slai Cobas-Usi ait; il tentativo di autorganizzazione dei lavoratori che rifiutano le burocrazie sindacali, la manifestazione a Roma del Si Cobas del 27 ottobre, possono rappresentare un rinnovato protagonismo e la ricerca dell'unità e della necessaria organizzazione della classe lavoratrice. Necessaria per affrontare le continue emergenze occupazionali contro le quali sono insufficienti le soluzioni di Di Maio come il ripristino degli ammortizzatori sociali in deroga - ridotti nella durata -, in alcune maggiori vertenze; un probabile quanto fumoso "reddito di cittadinanza" che non si sa ancora chi realmente ne potrebbe usufruire e a che condizioni essendo slittata di qualche mese la sua presentazione fuori dalla manovra finanziaria (DEF). Di Maio non incide sull'impoverimento del tessuto produttivo: fabbriche in mano agli stranieri che chiudono, imprese italiane che delocalizzano alla ricerca di sempre maggiori profitti. Le cose certe sono quelle che abbiamo visto con il cedimento sulle necessità del capitale con l'Ilva di Taranto, il gasdotto Tap pugliese e con la riattivazione dei vaucher. Altro che governo del cambiamento!
Lega e M5S non si preoccupano dello sfruttamento padronale che provoca morti e invalidi sul lavoro; non si preccupano dei rapporti schiavistici che regolano l'occupazione degli stranieri, dei contratti capestro per i lavoratori. Dopo i roboanti annunci contro la Fornero hanno inventato la quota cento, riuscendo a peggiorare la condizione dei pensionati - se mai è possibile - ma proseguono la linea salvabanche e dei condoni, dei loro predecessori. Dicono e urlano di combattere la criminalità, ma se la prendono con la piccola e spicciola manovalanza senza andare alla radice delle cause, nessuna parola o provvedimento contro mafia e simili. Lasciano campo libero alle formazioni fasciste, più che mai funzionali al sistema, alla repressione e allo spargimento della paura. Così si mettono davanti a tutto gli interessi degli italiani, e del popolo?

Dall'altra parte il PD - dopo la sua fallimentare politica riformista che ha spianato la strada alla deriva populista con un crescente autoritarismo e fascistizzazione dello Stato, è passato ad una sorta di "opposizione" - insieme a Forza Italia - tutta centrata sul deficit della manovra finanziaria calcolata in 27 miliardi di euro, quali veri paladini di banche, del grande capitale e della UE. Artefici degli aumenti delle spese militari, le hanno portate a ben 25 miliardi di euro, 70 milioni al giorno (che diventeranno 100 secondo la richiesta degli USA già accettata dal "governo del cambiamento" Salvini-Di Maio-Conte) per l'appartenenza alla NATO e per sostenere il complesso militare-industriale e le scelte guerrafondaie che non ci stancheremo mai di denunciare.
Sono cifre tenute nascoste alla popolazione perché non si renda conto di questo vero spreco di denaro pubblico che potrebbe essere utilizzato a fini sociali, a partire dalla sanità, dalla scuola e dalla ricerca invece di incrementare l'imperialismo italiano e internazionale. Tacciono per nascondere l'intreccio di interessi tra le aziende produttrici di morte (l'italiana Leonardo è al 9° posto) con partiti e istituzioni. In un sistema capitalista i governi sono solo comitati d'affari della borghesia e, quindi, rappresentano e fanno gli interessi della borghesia, non degli "italiani" né del "popolo" e nel nostro paese oggi anche la cosiddetta opposizione fa parte dello Stato maggiore borghese.
Allora qual è il problema? Il capitalismo non si può abbellire, non si riforma, non si salva. Si abbatte! Incominciando dal capire e discernere tra bieca propaganda e realtà e, di conseguenza, mobilitandosi e organizzandosi per respingere le misure contro il movimento operaio e proletariato che devono essere il perno della difesa dei propri interessi di classe nella prospettiva di una società che pensi veramente ai bisogni della maggioranza.


11 settembre 2018 redazione
editoriale n. 5

LA FASCISTIZZAZIONE È SEMPRE PIÙ EVIDENTE
Andare oltre l'attività sindacale per diventare protagonisti della politica che costruisca un futuro con un sistema sociale socialista, cioè solidale e non per ingrassare i capitalisti
Agosto è stato un mese caldo non solo dal punto di vista climatico. E non è stato di riposo per molti lavoratori. È stato invece caratterizzato da numerose morti sul lavoro; da presidi operai come alla Bakaert di Figline Valdarno - dove 318 operai spremuti come limoni con contratti sempre più al ribasso che hanno permesso all'azienda di realizzare grandi profitti - hanno ricevuto la lettera di licenziamento perché la multinazionale belga, ex Pirelli, ha deciso di delocalizzare in Repubblica ceca dove i profitti aumenteranno ulteriormente.  È continuato il presidio a Piombino degli operai ex Lucchini con il Camping 1 Cig - che insieme ai dipendenti Bekaert - hanno portato un buon contributo alla Festa di "Partigiani sempre" che si tiene ogni anno a Viareggio. I ferrovieri si sono mobilitati contro la firma dello scandaloso contratto che tende a dividere l'unità dei lavoratori tra FS e Italo. In molti hanno passato i mesi estivi con l'incubo della disoccupazione in seguito allo stallo di varie trattative, Ilva in primis.
La caduta del ponte Morandi a Genova - che ha aumentato la lista dei morti sul lavoro - ci riporta ad altre circostanze. Nel 1999, l'anno del governo D'Alema, quando crollavano i ponti serbi sotto i bombardamenti da aerei decollati dall'Italia veniva ceduta ad un gruppo di azionisti privati la proprietà pubblica della Società Autostrade che gestiva anche il ponte Morandi. Ovvero come agevolare gli interessi dei privati alla continua ricerca del massimo profitto. Il Morandi non è il primo ponte a crollare. Negli ultimi 3-4 anni sono decine i ponti ceduti e, per logica, non sarà l'ultimo però sono eventi che permettono ai politici di ogni risma di piangere lacrime... di coccodrillo e affermare la loro propaganda demagogica.
È morto Marchionne, il nemico degli sfruttati di tutto il mondo, colui che ha incassato i soldi degli ammortizzatori sociali per poi portare le fabbriche in altri paesi, ciononostante è stato, in men che non si dica, sostituito dai suoi amici con l'a.d. Manley che sposterà FCA sempre più verso gli USA. I mezzi di informazione lo hanno santificato, ma gli operai non hanno pianto. Il modello industriale Marchionne ha fatto carta straccia dei diritti dei lavoratori, del CCNL e del principio di rappresentanza sindacale all’interno delle fabbriche, esteso sul piano nazionale. La cosiddetta “newco” Fabbrica Italia è andata rovinosamente in cassa integrazione e poi è miseramente fallita dopo appena 7 mesi dall’avvio. L'
arroganza padronale di Marchionne ha in gran parte colpito i delegati e i lavoratori più combattivi con l'arma del licenziamento, della cassa integrazione, dei reparti-confino o delle sanzioni disciplinari. Ha licenziato 5 operai alla Fiat di Pomigliano per avere inscenato davanti all'azienda il suo suicidio in contrapposizione ai lavoratori che si erano tolti la vita in seguito alle difficoltà provocate dal loro licenziamento, Operai oppressi in fabbrica e costretti a condizioni materiali e psicologiche di indigenza, impossibilitati a mantenere la propria famiglia.
Il reazionario Salvini ha mostrato i muscoli contro gli sbarchi degli immigrati, sequestrandoli e respingendoli in quella Libia distrutta dall'imperialismo dove sono torturati e le donne stuprate, monopolizzando l'attenzione sul "prima gli italiani" - che non vale per gli italiani sgomberati dall'occupazione delle case - incanalando l'odio verso gli stranieri - compresi quelli che sono supersfruttati da padroni e caporali nelle campagne del Sud e che muoiono come nell'incidente del 4 agosto -. Alimentando tensioni sociali, in combutta con il nazista ungherese Orban incontrato a Milano. Salvini, tra le varie elucubrazioni sulla famiglia, si è lanciato sull'"esplosione di aggressioni" da parte di pazienti psichiatrici. Altre notizie false perché il 95% dei reati violenti commessi è attribuibile a persone "normali", tace, invece, sullo sfascio progressivo del sistema assistenziale che conta su circa il 3,5% della spesa sanitaria mentre altri paesi - Francia, Spagna, Germania, Gran Bretagna - vi investono il 10/15%.
La politica del governo Conte-Salvini-Di Maio distrugge le libertà e i diritti conquistati con la Resistenza e le lotte operaie, e si dibatte tra decisioni populiste, ondeggianti e superficiali, retromarce, correzioni delle dichiarazioni, annunci demagogici, proposte palliative volte a frenare le situazioni di difficoltà delle masse, lasciando la disgregazione in cui ci troviamo nell'ambito dello Stato borghese.
C'è una particolare attenzione verso le forze di polizia, che aumenteranno di numero e di stipendio e saranno munite di nuove armi - armi che non saranno "innocue" e utili per la sicurezza come vogliono farci credere -, ma che saranno utilizzate contro le inevitabili manifestazioni di protesta: politiche, sindacali, studentesche. Contro quei settori che la borghesia condanna ad una vita di sempre maggiori problemi: di lavoro, di salute, di casa ecc.
E il processo di fascistizzazione si fa ogni più evidente e avanza verso un ulteriore salto qualitativo che aprirà le porte al fascismo.
Sono ridicoli i patetici "consigli" di un riesumato Veltroni o la finta opposizione del PD che, nel suo governo - ha remato contro il proletariato a favore del grande capitale e degli interessi dell'Ue, degli Usa, di Israele e della Nato -, né i tentativi di fusione tra i pezzi sparsi della "sinistra".

La crisi c'è. C'è il costante aumento del costo della vita: dagli alimentari alle bollette, dai servizi ai trasporti, dai carburanti alle tasse. Eppure non se ne sente più parlare, di conseguenza non si sente più parlare neppure della parola d'ordine basata sul fatto che non devono essere gli operai, i cassintegrati, i disoccupati a pagare la crisi insanabile della borghesia.

La borghesia promette progresso e benessere che non trova riscontro nella relatà perché nel capitalismo non c’è alcuna possibilità di una esistenza degna di questo nome. Anche questo governo - asservito
agli USA, alla UE, ai sionisti e al Vaticano - non migliorerà né cambierà la difficile situazione del proletariato e delle masse popolari perché prima di tutti non ci sono gli italiani, ma gli imprenditori e il loro capitale. Ci sono gli interessi del complesso militare industriale (che sta modernizzando le armi nucleari), che impone l'acquisto di armi da guerra e l'aumento del Pil al 2% per l'appartenenza alla Nato, alla quale anche questo governo "del cambiamento" ha confermato la fiducia. È il sistema ad essere fallimentare per la stragrande maggioranza della popolazione, per la classe lavoratrice, un sistema che non si può riformare tantomeno abbellire.
C’è un’unica possibilità per liberarci da tutti i pericoli, dall'oppressione, dalla repressione, dalla guerra che ci riguarda sempre più da vicino a causa delle contraddizioni tra le potenze imperialiste nel contesto della crisi mondiale. È la lotta di classe.
Una lotta di unità: fabbrica-territorio, di unità di classe tra tutti gli operai delle numerose fabbriche in lotta che mettano fine all’odiosa delega che ha portato al distacco dei vertici sindacali dalle esigenze dei lavoratori. Unità di classe contro le divisioni che indeboliscono il movimento operaio come quelle in occasione degli "scioperi nazionali" indetti dai vertici dei sindacati di base per soddisfare la propria autoferenzialità, limitati perché non in grado di bloccare il paese, ai quali aderiscono solo i militanti (e non sempre tutti) ma che non coinvolgono l'insieme della classe lavoratrice. Scelte che demotivano lo sciopero stesso e che invece di restituire fiducia nella lotta producono disorientamento e demoralizzazione.
È indispensabile andare oltre l'attività sindacale e le rivendicazioni immediate, comunque necessarie, e dotarsi di strumenti adeguati per diventare protagonisti della politica - quella vera, non istituzionale - che liberi dalle catene dello sfruttamento capitalistico e costruisca un futuro basato su un sistema sociale socialista, cioè solidale e non per ingrassare i capitalisti.

 


24 giugno 2018 redazione
editoriale n. 4

Ma quale cambiamento?
Organizzarsi e rispondere alla politica fascista, razzista, demagogica, populista, imperialista che ricadrà, ancora una volta, sulla classe lavoratrice e sulle masse popolari
Durante la campagna elettorale, in concorrenza su chi le sparava più grosse, oltre agli insulti, si sono sgolati per affermare: mai con Lega, mai con M5S.
Poi hanno capito che per realizzare la loro sete di potere dovevano allearsi. A governo fatto eccoli genuflessi verso la Nato - per la quale non mettono in discussione l'alleanza, ma neppure i 70 milioni al giorno versati per l'appartenenza -, l'imperialismo Usa e... l'Europa. Non si esce più dall'unione - che è diventata "casa nostra", l'euro ce lo teniamo. La legge Fornero - punto di forza della Lega pre elezioni si corregge, non si elimina più.
Gli opinionisti giornalisti o politici giustificano i partiti del "cambiamento" con il fatto che erano promesse elettorali, ma ci rendiamo conto? In campagna elettorale sono ammesse promesse solo per conquistare voti che poi non saranno attuate? E gli elettori che li hanno votati pensando di uscire dalle politiche liberiste e di austerità, come considerano questo trasformismo?
Ma il Presidente della Repubblica non poteva celebrare il 2 giugno senza la presenza del "nuovo governo" e allora, dopo la farsa Cottarelli, ecco la formazione in fretta e furia affidata allo stesso presidente del consiglio che aveva già rinunciato al primo incarico.
Se il grande capitale, l'UE, la BCE, il FMI hanno spinto per un governo di larghe intese: PD-FI, i risultati elettorali e la sconfitta dei partiti riformisti e revisionisti hanno messo in crisi questo progetto e portato al governo i rappresentanti della piccola borghesia, delle piccole e medie imprese, dei commercianti, delle forze armate, del Vaticano.
È un esecutivo che si basa sull'ordine - quello autoritario e militare dalla borghesia -, di smantellamento dei diritti dei lavoratori, sgravi fiscali, flat tax con l'inganno della parificazione tra ricchi e poveri (eppure Salvini nelle piazze ha sempre sostenuto che non vale la media di un pollo a testa perché qualcuno ne mangia due e qualcuno niente); ed elemosina ai disoccupati (che continuano a rimanere tali) che "rimetta" in moto l'economia, quella del consumismo.
L'ambizioso Giuseppe Conte è il "garante" come sostiene lui stesso. Per noi è il fantoccio che deve applicare in modo pedissequo e schematico il "contratto" e le sue deroghe in corso d'opera in seguito alle decisioni e alle direttive di Di Maio e Salvini. Un professore che nel suo discorso di insediamento (l'avrà scritto lui?) si è dimenticato della scuola, ma anche della delicata situazione Ilva e di altre attività produttive in crisi.

Il suo intervento è stata la sintesi del contratto - che non è di destra o di sinistra, ha sostenuto Conte sottolineando il "tramonto delle ideologie forti - stipulato tra Salvini e Di Maio per "il governo del cambiamento". Contratto suddiviso in 30 punti, tra i quali spiccano: campi nomadi, rimpatri, sicurezza e legalità, aumento delle carceri, difesa sempre legittima, flat tax, banche per l'investimento.
La scarsa efficienza del “servizio giustizia si sta rivelando un limite alla crescita economica e un deterrente nei confronti degli investitori stranieri", ha detto Conte. Qualcuno gli comunichi che la maggioranza delle grandi attività produttive in Italia sono già in mano del capitale straniero: Barilla, Plasmon, Pack sistem agli americani, Alitalia, Parmalat, Edison, Gucci, Loro Piana, Fendi, Pucci, Bulgari, Eridania, Ferrari casearia, Galbani, Scaldasole, Locatelli, BNL ai francesi;
Algida ad una società anglo-olandese, Pernigotti ai turchi, Perugina, Antica gelateria del Corso, Buitoni, San Pellegrino agli svizzeri, Gancia ai russi, Carapelli, Sasso, Bertolli, Star, Fiorucci salumi, riso Scotti agli spagnoli, Peroni ai sudafricani, Chianti classico, Benelli ai cinesi, Del Verde alimentari agli argentini, Rigamonti, Safilo agli olandesi, Italpizza, Fiat avio, Eskigel agli inglesi, Invernizzi alla Germania, AR ai giapponesi, Casanova, La Ripintura a Hong Kong, Orzo bimbo a Novartis. Per non parlare dei gruppi nel campo trasporti, telecomunicazioni, elettrotecnica ed elettromeccanica. Persino il fiore all'occhiello di Modena: l'aceto balsamico è diventato britannico!
Per il suo insediamento Conte si è speso molto per fare la lezione in risposta alle accuse di populismo, scomodando - peraltro a sproposito - Dostoevskij (molto critico sulla libertà borghese) - "
Se populismo è l’attitudine della classe dirigente ad ascoltare i bisogni della gente, se anti-sistema significa mirare a introdurre un nuovo sistema, che rimuova vecchi privilegi e incrostazioni di potere, ebbene queste forze politiche meritano entrambe queste qualificazioni", ha detto. Secondo Conte dal contratto di governo emerge che l'attenzione ai bisogni dei cittadini è condotta nel segno alto della politica con la P maiuscola e qui, anche lui, tira la Costituzione come una coperta corta: "l'obiettivo è dare concreta attuazione ai valori fondanti della nostra Costituzione".
Fiato sprecato, quello di Conte, non è lusinghiero definirsi populisti anche perché il senso del populismo sarebbe intendere il popolo come un modello, e non come "ascolto dei bisogni della gente".

Il termine populismo
-
derivato dall'inglese “populism”, a sua volta tradotto dal russo narodničestvo” (“narod”, appunto, “popolo”), denomina un movimento nato nella Russia del XIX secolo nelle comunità rurali. Che ebbe tra i referenti principali: il pensiero hegeliano e correnti di cui l’ultimo rappresentante è stato Solzenicyn. Fu contrastato da Lenin in quanto movimento "soggettivista" produttore di disuguaglianze e costruttore di teorie astratte, nelle quali la realtà è sostituita da idee consolatorie (per approfondire: Nuovi spostamenti economici nella vita contadina).
Molto sfumato il riferimento di Conte al mondo del lavoro (abolito il termine disoccupati), nessun riferimento al jobs act né alle morti - in continuo aumento - causate dallo sfruttamento e dalla mancanza di sicurezza, ma
l'invito alla delazione con l'impegno di "tutelare maggiormente coloro che, dal proprio luogo di lavoro – sia esso privato o pubblico –, denunceranno i comportamenti criminosi compiuti all’interno dei propri uffici", ovvero come dividere il fronte dei lavoratori. E zero assoluto sulle delocalizzazioni e le chiusure (spesso di aziende straniere) che buttano sulla strada centinaia di migliaia di operai... altro che "prima gli italiani"!
"Non siamo e non saremo mai razzisti", ha urlato il presidente del Consiglio. "Un primo banco di prova
del nuovo modo in cui vogliamo dialogare con i partner europei è certamente la disciplina dell’immigrazione". Ci pare che il primo banco di prova sia stato il silenzio sull'omicidio del bracciante del Mali in Calabria e il tentativo di assassinare oltre 600 migranti in mare chiudendo i porti, peraltro utilizzati come propaganda di distrazione di massa.
E, come cicliegina sulla torta, la strizzata d'occhio alla Meloni: "Saremo disponibili anche a valutare l'apporto di gruppi parlamentari che vorranno condividere il nostro cammino e, se del caso, aderire successivamente al contratto di governo, offrendo un apporto più stabile alla realizzazione del nostro programma".
Ebbene abbiamo aspettato qualche mese per avere un governo che vende fumo sul cambiamento, rappresentante della piccola e media borghesia, favorito dalle scelte socialdemocratiche del PD e dall'inganno pseudo riformista dei sindacati compiacenti verso i padroni e i loro comitati d'affari. Che peggiorerà le condizioni di lavoro e di vita del proletariato perché concentrerà nelle mani della minoranza sfruttatrice la ricchezza a danno della maggioranza dei lavoratori e delle masse popolari.
E con il quale avanzerà la politica basata sulle idee fasciste, razziste, sul potenziamento degli apparati repressivi dello Stato e, quindi, di ulteriore limitazione delle stesse libertà borghesi, di fedeltà all'imperialismo, di attacco al comunismo e ai suoi valori. Ai comunisti spetta ancora il compito di aiutare a capire - a lavoratori, disoccupati, giovani (anche a coloro che si sono fidati e hanno votato Lega e M5S) - di quale cambiamento si tratta - e portare avanti l'unica politica che spezza le catene dello sfruttamento: quella dell'organizzazione basata sul socialismo scientifico.


14 maggio 2018 redazione
editoriale n. 3

Di male in peggio
Finché esisterà il capitalismo non ci saranno governi che daranno risposte ai problemi che attanagliano il paese
È brutto cominciare un ragionamento con l'affermazione "lo avevamo già detto", ma in questo momento di grandi manovre per la formazione di un "nuovo" governo pensiamo sia appropriato. Abbiamo tenuto in sospeso la chiusura del giornale, in attesa di conoscere la formazione del nuovo governo. Tutti sostengono di aver vinto (ma le elezioni non sono una lotteria) - tranne gli accasciati del PD che non perdono occasione per ribadire la loro sconfitta come un vanto -, e tutti - che non avevano fatto i calcoli di una legge truffa e pasticciata confezionata a misura per far governare PD e Forza Italia -, si accorgono che senza il premio di maggioranza non raggiungono il numero necessario per governare. E allora è stato inventato un nuovo metodo, quello del cosiddetto "contratto di governo" che si può fare con chi ci sta e si candida a gestire e amministrare la crisi del capitalismo italiano e il montante malcontento e rancore dei settori popolari più colpiti che si manifesta apertamente tramite l'astensione, ma anche nell'appoggio ai cosiddetti populisti cui è stato aperto un certo credito nelle ultime elezioni. Vogliono il potere, ma devono trovare il modo migliore per nascondere le loro intenzioni e come ingannare il loro stesso elettorato e le masse del nostro paese di fronte alle decisioni economiche, l'approvazione del bilancio dello Stato con il conseguente aumento dell'Iva e la ricaduta oggettivamente antipopolare, il futuro dei lavoratori Ilva ecc., le esigenze dei padroni che vogliono più soldi, una crescente povertà estesa sempre più anche ai lavoratori occupati e l'aumento della disoccupazione.
La formazione non è ancora arrivata e la cosa non ci scompone anche perché, come abbiamo già scritto nello scorso numero, chiunque prenda in mano il governo lo potrà fare solo se garantirà gli interessi del grande capitale. La differenza per noi è solo di sapere se si torna alle urne e dobbiamo subire una campagna di promesse improbabili e di illusioni, per rilanciare la nostra posizione di astensionismo. Un astensionismo attivo per rimancare il divario che esiste tra i bisogni della classe lavoratrice, del proletariato, delle masse popolari sempre più in difficoltà e lo Stato borghese con tutto il suo apparato e i suoi strumenti di oppressione e repressione.
Intanto il paese ha proseguito due mesi con un governo, Gentiloni, in carica per l'"ordinaria amministrazione". Quella della gestione capitalistica, di pressione sulle masse popolari, persino la concessione della cittadinanza ad un bambino (extracomunitario, ma inglese) morente. Ha proseguito per coprire le montature - organizzate dai servizi segreti occidentali che non accettano che la Siria resista agli attacchi dell'imperialismo -; per l'appoggio al terrorista Stato di Israele.  E di una frenetica corsa al riarmo - garantisce il supporto logistico (è il quinto avamposto statunitense nel mondo): lo spazio aereo e navale per trasferire armi, munizioni, veicoli militari dalle Basi Usa e Nato che invadono il nostro territorio, che trasformano l'Italia in una portaerei per aggredire e rapinare popolazioni, distruggere paesi e inquinare l'ambiente -. Il tutto per mantenere in vita un sistema in crisi, che cerca di salvarsi solo intensificando lo sfruttamento capitalistico fino a portarci ad una guerra imperialista sempre più vicina ai nostri confini.
Il Presidente Mattarella, che non ha voluto prendere la decisione dell'assegnazione dell'incarico, ha escogitato nuove formule proponendo un governo di "servizio", "transitorio", di "garanzia", "neutrale" (chi può essere neutrale quando deve prendere delle decisioni?). O il governo o le elezioni ha riaperto i giochi e sono ricominciati i balletti degli ambiziosi Salvini e Di Maio per trovare il modo di prendere il potere dopo mesi di insulti e il risoluto "mai con il M5S", "mai con Berlusconi" ed evitare nuove elezioni anche per garantire il posto ai neoeletti che, dopo il primo compenso, non mollerebbero la presa!
In particolare il M5S, che si è sempre vantato di non essere né di destra né di sinistra sembra invece molto in sintonia proprio con Salvini, quel Salvini che è stato contestato in tutte le piazze per le sue posizioni razziste, xenofobe e fasciste. Votato anche da settori di "sinistra" che volevano il cambiamento e che probabilmente lo avranno in peggio con un prossimo governo pericolosamente reazionario. Un'assonanza politica che ha permesso la spartizione dei presidenti delle Camere con Roberto Fico del M5S e al Senato con Maria Elisabetta Alberti Casellati di Forza Italia.
Fico ha fatto un bel salto: dagli "Amici di Grillo", edizione vaffa, è passato per le elezioni del 2013 candidato a presidente della Regione (1,35%), a sindaco di Napoli (1,38%) fino alla scelta sul web di 228 voti (è la democrazia di base del M5S) per la candidatura del 2018.
Poche parole in più per questa avvocata già vice capogruppo a Palazzo Madama dal 2001 al 2008 perché in quanto prima donna alla presidenza del Senato c'è stato un grande sbandieramento. Entrata in Forza Italia nel 1994, dove ha ricoperto vari incarichi, pur piacendo al M5S è stata una fervente sostenitrice di Berlusconi anche in occasione delle sue "bravate". Ha sostenuto le "leggi ad personam" e marciato, infatti, sul tribunale di Milano con 150 parlamentari del Popolo della Libertà contro il processo Ruby. Per lei Berlusconi sottoposto ad un "plotone di esecuzione" era innocente anche dopo la sentenza in Cassazione. Per chi si illude ancora che basti una donna al Senato per rappresentare le donne ricordiamo che la signora - formata in diritto canonico alla Pontificia Università Lateranense - ha firmato una proposta di legge per abolire la 194, ha definito "gravissimo errore che strizza l'occhio alla cultura della morte" l'introduzione della pillola Ru486, è contraria alla regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso.  L'unica donna per la quale ha fatto l'interesse è la nomina di sua figlia Ludovica a capo della sua segreteria al dicastero quando era sottosegretario alla salute! Alberti Casellati è contraria anche alla fecondazione eterologa e per esprimere la sua posizione durante il dibattito sul disegno di legge ha affermato che «l'Italia è piena di figli dell'eterologa perché frutto del rapporto di una donna col lattaio di turno». Non si trovano notizie sul suo passato nel MSI o nella sua organizzazione giovanile, ma è significativo il suo primo passo in occasione del 1° Maggio è stato quello di andare tra le truppe (lavoratori dei massacri) militari nel Kosovo. Il M5S se ne deve essere dimenticato visto che ha concordato e gradito e votato per la sua carica.
Ciò che si prospetta al momento in cui scriviamo è la formazione di un governo Lega-M5S con la benedizione dello stesso Berlusconi pronto ora a fare il "passo di lato" con nuove formule come "astensione benevola" pur di mantenere l'alleanza con Salvini (che potrebbe in realtà distruggere attraverso i suoi mezzi di informazione) e non uscire di scena e soprattutto per garantirsi le agevolazioni per le sue aziende, mettere le mani sulla Rai, senza capitolare. Far "provare" la gestione a Lega e M5S per poi ritrovarsi a fianco del PD in una futura alternanza come salvatore della patria.
Una prova di governo molto pericolosa per il proletariato che accellera la trasformazione dello Stato in senso ancora più reazionario, la sua fascistizzazione, apertamente contrapposto ai valori della Lotta di Liberazione, di cultura, di solidarietà, garante degli Usa, di Israele, della UE e della Nato. Un governo che porterà ulteriori attacchi alla classe lavoratrice e, in continuità con i precendenti, lo smantellamento di tutte le sue conquiste e una politica che impedisca la sua organizzazione indipendente.
Noi possiamo solo operare per rafforzare l'unità del movimento operaio e per allargare la lotta di classe che smascheri questa prova di governo e faccia saltare la politica populista, razzista, di austerità, repressione e sfruttamento sempre più profondi. Perché finché esisterà il capitalismo non ci saranno governi che daranno risposte ai problemi che attanagliano il paese.

 


23 marzo 2018 redazione
editoriale n. 2

Ci aspetta un nuovo governo della borghesia
Ci sono tutti gli elementi per capire che è sempre più necessario organizzarsi per affrontare lo scontro di classe
Abbiamo impostato la nostra campagna elettorale sull'astensionismo in rifiuto a tutti gli appelli al voto perché, in quanto comunisti, non possiamo contribuire all'avanzata delle forze borghesi che da anni aggravano le condizioni di lavoro e di vita di milioni di proletari: lavoratori e pensionati e perché non ci sono le condizioni per presentare liste rivoluzionarie contro il sistema di sfruttamento e oppressione (all'interno la nostra analisi sui risultati).
"Le elezioni passano e i padroni restano" è stato il nostro slogan e così è. Dopo aver illuso gli elettori ora gli eletti si scannano per la presa del potere mentre ogni giorno chiude una fabbrica e gli operai ingrossano le file dei disoccupati.
Il costo della vita aumenta sia per le bollette, acqua, luce, riscaldamento, che per i continui rincari alimentari. È già previsto un prossimo aumento dell'Iva e accise sui carburanti. Aumenta il prezzo del biglietto del trasporto, il pedaggio autostradale, il carburante è alle stelle, mentre i servizi sociali e la sanità diminuiscono e sono depotenziati. Ormai è risaputo che milioni di persone sono costrette a rinunciare alle cure mediche perché non possono pagare le medicine né i ticket.

Tra contraddizioni e manovre più o meno sotterranee, trasformismi sulle promesse in campagna elettorale, tra le ingerenze straniere: dalla Ue al Vaticano, agli Stati Uniti i partiti sgomitano per prendere il potere e formare un governo che continuerà la politica antipopolare, repressiva, europeista e di riforme istituzionali. Una politica di smantellamento del mondo del lavoro e di guerra a favore dell'imperialismo. Tant'è che mentre tutti erano concentrati sulle elezioni Confindustria ha siglato un famigerato accordo con Cgil-Cisl-Uil-Ugl. L'ennesimo che si caratterizza per impedire il conflitto di classe tra capitale e lavoro garantendo ai padroni mano libera nello sfruttamento.
Governo e Parlamento prenderanno forma con il carico di 2300 miliardi di euro di debito pubblico, con rappresentanti di forze politiche sempre più spostate a destra in continuità con la gestione degli interessi della borghesia sia sul piano economico che di guerra, sia sulle scelte fatte all'interno dell'Unione europea i cui trattati, nelle promesse elettorali, non sono stati (e non saranno) messi in discussione. Compito già assolto egregiamente dai governi di centro sinistra a guida PD.
Non continuino ad illudersi quelli che hanno votato il M5S contro la casta, dandogli una paternità di sinistra, né quelli che hanno votato Lega credendo che libererà il Paese dai vincoli europei.

Qualunque sia la coalizione sul proletariato piomberà una nuova stagione di sacrifici, autoritarismo, repressione e disoccupazione perché non sarà certo il prossimo governo ad impedire la fuga degli imprenditori, dopo aver preso le sovvenzioni statali, a far rientrare le 36mila aziende delocalizzate in varie parti dell'Europa e dell'Asia dove sfruttano nuova classe operaia. Non sarà un governo che aumenterà le tasse alle multinazionali che producono in Italia (già ridotte dal 27,5 al 24% dal PD), né che fermerà l'aggressività dell'Unione europea per il suo sostegno degli interessi del complesso militare industriale e per la militarizzazione dell'Europa, per la quale la Commissione ha proposto la spesa di 500 milioni per il biennio 2018-2020. L'Italia non uscirà dalla Nato perché nessun partito eletto l'ha messa in discussione nella campagna elettorale, anzi rispetterà la richiesta degli Stati Uniti di aumentare la spesa per la Difesa e raggiungere almeno il 2% del Pil: più soldi per più armi, per più capacità militare, quindi guerra.
Per i comunisti la lotta sarà ancora più dura perché dovranno affrontare un attacco anticomunista, ancora più profondo, sostenuto dalle teorie di chi pone sullo stesso piano comunismo e fascismo e dai ciarlatani che dichiarano di non essere né di destra, né di sinistra - salvo propendere nella pratica per la destra -.
Il mondo è diviso in classi, ci sono gli sfruttatori e gli sfruttati e ci sono le ideologie. Perché i comunisti dovrebbero rinunciare alla propria - l'unica in grado di sostituire il sistema capitalista nelle mani di pochi con quello socialista nelle mani dei lavoratori - quando la borghesia e i suoi rappresentanti fanno valere la propria in tutti i settori della vita?
Il proletariato, i lavoratori - compresi coloro che sono caduti nella trappola del "voto utile" - si accorgeranno ben presto che il sistema capitalista non è riformabile, che la risposta alle selvagge scelte economiche e ai conseguenti disastri sociali imposti dalla “dittatura del capitale” richiede la partecipazione attiva e diretta, la lotta e non la delega. Richiede l'unità dei lavoratori contro il nemico comune che non sono gli immigrati, ma i padroni che sfruttano sempre di più per proseguire la loro corsa al massimo profitto. 
Dovremo impegnare tutte le nostre energie contro le forze che governeranno anche sul tema del progressivo autoritarismo,
di controllo, militarizzazione, di repressione politica e sociale e della crescente gravità del fascismo sotto qualsiasi veste si presenti. Comprese le bande squadristiche - spesso colluse con mafia e criminalità - utilizzate tatticamente dalla reazione padronale per colpire lavoratori in lotta e militanti di sinistra, che oggi si rivitalizzano nelle strade di tutto il Paese perché forti dell'avanzata delle forze reazionarie elette al Parlamento.  
Alla vigilia del 25 Aprile, dopo 73 anni, è doveroso ribadire l'importanza dell'impegno per un antifascismo attivo, vissuto in modo militante e non retorico o parolaio come abbiamo registrato in questi ultimi mesi in realzione ai fatti di Macerata e di Firenze. Un antifascismo basato sulle aspirazioni di classe che hanno animato la Resistenza (sopita, manipolata, distorta, tradita) nella sua lotta contro il capitalismo e i suoi governi nella quale operai, proletari, uomini e donne - che compresero l'inscindibile legame tra fascismo guerrafondaio e sistema capitalistico - misero in gioco la propria vita combattendo nelle brigate partigiane e nei Gap rimanendo uccisi, torturati, deportati nei campi di sterminio nazi-fascisti. Abbiamo bisogno di quel risveglio politico e culturale, etico ed esistenziale, di quell’esperienza resistenziale e delle successive battaglie antifasciste combattute nel nostro Paese.

In particolare i giovani, defraudati della memoria storica, schiacciati tra il consumismo, la precarietà esistenziale e lavorativa fatta di disoccupazione e spietato sfruttamento di un mercato del lavoro senza più regole devono capire, che per evitare di vivere un presente senza futuro, è possibile costruire una società diversa.