| 19 gennaio 2012 | redazione |
| anniversario | |
PER LA RIVOLUZIONE SOCIALISTA RICOSTRUIRE IL PARTITO DEL PROLETARIATO
Sono
passati 91 anni da quando è stato fondato il Partito comunista d’Italia e i
motivi per cui fu costituito sono sempre attuali e indispensabili per la
vittoria della classe operaia nella sua lotta per l’emancipazione dallo
sfruttamento: la rottura con il riformismo social-patriottico e la prospettiva
della Rivoluzione proletaria per l’instaurazione della dittatura del
proletariato. Nella continuità di
Antonio Gramsci ricostruiamo il Partito Comunista |
|
| 20 dicembre 2011 | redazione |
| editoriale | |
PIÙ VECCHI, PIÙ POVERI E SENZA LAVORO
L’UNICA RISPOSTA ALL’ATTUALE SITUAZIONE È ORGANIZZARSI PER CAMBIARE IL SISTEMA
Se il Presidente della
Repubblica sottolinea che anche i meno “abbienti” devono fare sacrifici (come se
non ne facessero già abbastanza) Tarcisio Bertone che dall’alto del suo ruolo di
segretario di Stato Vaticano non pare sia patito, dice: “I sacrifici fanno parte
della vita”. Ma si sa bene… da che pulpito viene la predica! E poi non si può
andare contro le scelte di un governo presieduto da un fervente che non perde
una messa. Che, presentato come “tecnico”, ha dimostrato subito di essere molto
politico. Debole con i forti e forte con i deboli cede alle lobbies, ai
proprietari di yacht e ai politici rinviando a sine die il “taglio” di stipendi
e vitalizi dei parlamentari che al primo avviso si sono subito agitati. Anzi
questi “tecnici” hanno subito provveduto ad un comma ad hoc che preservi i loro
redditi, i doppi compensi e rimborsi. A ridurre le enormi spese per gli armamenti non ci pensano neppure lontanamente. Alimentare il complesso militare-industriale, Finmeccanica in testa, e partecipare alle guerre contro i popoli per conto dell’imperialismo e della Nato è la sola scelta di sviluppo del neogoverno che, usando tutte le risorse per ripianare il debito ci sprofonda in un’economia di guerra. Come già detto sul numero scorso il governo Monti è stato chiamato a salvare banche ed Europa imponendo una stretta (in attesa della prossima) che dissangua il proletariato e le masse popolari su tutti i settori della vita: dal lavoro alla casa, dai trasporti alla salute. Certo non ci voleva un governo “tecnico” per scaricare tutto il peso della crisi su lavoratori, pensionati, giovani e donne. La manovra era già impostata da Berlusconi che aveva assicurato l’Europa e accettato la famigerata lettera della BCE, ma è diventata un accordo gestito dal presidente della Repubblica che ha salvato capra e cavoli: gli affari di Berlusconi, il centrosinistra non ancora pronto, l’UDC che ha tempo per raccattare i pentiti pidiellini, la Lega nord che – dopo tutte le porcate filoberlusconiane - doveva riconquistarsi la verginità e recuperare consensi tra il suo elettorato, arrivando alle proteste in aula e a strumentalizzare demagogicamente l’operaia in parlamento. Un accordo volto a
calmare gli animi (com’è successo per il governo Prodi) che dimostra quanto sia
forte l’influenza del riformismo sulle masse confuse su chi le rappresenta. Il
Pd, appiattito, subalterno e coerente con la sua politica liberista, per fare
ingoiare le scelte salva banche e capitalisti ha rinunciato alle elezioni,
assumendosi tutta la responsabilità del disastro che si presenta nei prossimi
anni. Uno sciopero che dovrebbe vedere la partecipazione di tutti: dai negozianti che piagnucolano per il calo dei consumi (temevano che i comunisti portassero via loro le proprietà mentre gliele porta via proprio il capitalismo) ai giornalisti. Sempre pronti a servire il potere manipolando le informazioni quando si tratta di denigrare socialismo e comunisti e a chiedere solidarietà per le loro iniziative corporative. Se non si capisce quanto
sia fondamentale la partecipazione diretta della classe operaia e del
proletariato in ogni campo della vita politica e non solo sindacale, prendendo
il destino nelle proprie mani, non c’è sbocco, ci sono solo situazioni tampone. È un percorso che merita una riflessione. Però la situazione non è grave solo dal punto di vista economico. Come la storia insegna, quando il capitalismo si trova alle strette ricorre alla guerra o ad una soluzione autoritaria. E l’esclusione di organizzazioni sindacali dalle fabbriche e l’attacco all’art. 18 sono già preoccupanti. Le ultime dichiarazioni di Berlusconi sulla democrazia del duce nello stesso momento in cui attacca Monti - come il fatto che il Pdl mantiene, alimenta e ospita nelle proprie sedi gruppi neofascisti - sono un altro segnale che si aggiunge alla cultura reazionaria che attraversa la società. Inoltre va messo in conto che l’eventuale sviluppo di proteste e ribellioni - in mancanza del partito comunista - potrebbe essere strumentalizzato e gestito dalla destra in tutte le sue varianti. Le conseguenze dell’uso,
della protezione e della cultura razzista dei partiti parlamentari, si sono
viste a Firenze (e non è il primo caso) con l’uccisione di due lavoratori
senegalesi per mano non di un pazzo né di un maniaco depresso come le
istituzioni, i benpensanti e la stampa borghese e di destra ci propinano, ma per
mano di un noto fascista, armato, militante di Casa Pound (anche se qualcuno ne
ha preso le distanze), uno dei gruppi che si spacciano per centri sociali. Che
continueranno a spadroneggiare ed aggredire, anche grazie al sindaco e ai
politici della città. Di fronte a tutto ciò che denunciamo, alla necessità di una voce marxista che porti avanti la lotta di classe, e fermi sul concetto che il giornale comunista deve svolgere il ruolo di organizzatore collettivo, usciremo ancora nel 2012, anche se non si riesce a rispettare la regolare mensilità. Ma siamo sicuri che voi lettori e abbonati capirete le nostre difficoltà, il nostro lavoro volontario e continuerete a sostenerci – magari passando la voce per trovare nuovi lettori e abbonati -, nonostante le sempre più precarie condizioni.
|
|
| 22 novembre 2011 | redazione |
| editoriale | |
IL GOVERNO DI DIO,
BANCHE, EUROPA E MERCATI Monti ha ottenuto 281 voti
(25 no) al Senato e 556 (61 no) alla Camera (esclusa la Lega nord che sceglie
l’opposizione in funzione del recupero del suo elettorato e dei suoi militanti
fortemente scontenti dei suoi inciuci con il Pdl). Le forze politiche lasciano
il dominio dell’economia sulla politica, si fanno da parte di fronte al
fiduciario del capitalismo e degli imprenditori, e alimentano nella popolazione
e nella stessa classe operaia - oggi in una fase di debolezza politica e
frammentazione sindacale - l’illusione che un nuovo e “tecnico” governo abbia la
giusta cura per risolvere i problemi. Classe operaia, lavoratori, masse popolari e studenti – chiamati a salvare il sistema bancario ed il capitalismo – pagheranno un caro prezzo con qualunque governo che non rappresenta loro, ma i propri interessi.
Chi sono i tecnici del
nuovo esecutivo Ha
ricoperto incarichi di alta responsabilità in diverse commissioni parlamentari,
fra cui quella sulla difesa del risparmio dall´inflazione, è stato presidente
della commissione sul sistema finanziario e creditizio, poi componente della
Commissione Sarcinelli (1986-87) e del Comitato sul Debito Pubblico (1988-89).
Dal 1994 al 2000 è stato Commissario presso l´Unione Europea insieme a Emma
Bonino, con delega assegnata dal presidente della Commissione UE, Jacques Santer,
per il Mercato Interno Europeo, Servizi e Integrazione Finanziaria, Unione
Doganale e Fiscalità. Riceve anche la Delega per la Normativa sulla Concorrenza.
È fra i promotori del procedimento contro la Microsoft di Bill Gates, facendo
forza sulla Legge Antirust. Nel 2010, su incarico del Presidente della
Commissione Europea, Barroso, è il principale redattore del "Rapporto sul futuro
del mercato unico".
|
|
| 2 ottobre 2011 | redazione |
| editoriale | |
| PRODUCI, CONSUMA, PAGA E… CREPA
Partecipazione e costruzione dell’autentico partito comunista per abbattere il capitalismo
La quinta versione della manovra è stata approvata, ma non è finita qui perché l’Unione europea, con la minaccia della Grecia, e la stessa Confindustria con i suoi 5 punti stanno già chiedendo misure aggiuntive. Peggio del peggio, una manovra tutta riversata su coloro che hanno una busta paga, sui pensionati attraverso tasse, ticket, costi della scuola, sui giovani che restano senza prospettive per il futuro anche per il mancato turn over a causa del prolungamento dell’entrata in pensione. E sulle donne, lavoratrici ovviamente, che come se non bastasse lo sfruttamento come tutti i dipendenti e la vita passata a svolgere due, tre ruoli pensando a figli, faccende domestiche e anziani di famiglia si vedono allontanare sempre più l’entrata in pensione.
Una manovra che demolisce per legge i contratti nazionali e cancella lo Statuto di lavoratori aprendo le porte alla libertà di licenziamento e producendo ulteriore disoccupazione.
Politici ed economisti inneggiano allo sviluppo – intendendo far girare i soldi consumando, ma siamo al livello che, chi lavora e soprattutto chi ha figli, non riesce ad arrivare a fine mese. E come se non bastasse il primo risultato di questa manovra ha prodotto un aumento dei prezzi, in particolare dei carburanti (già gravati dalla guerra in Libia) che non sono usati solo per le automobili – che molti usano per carenza di mezzi pubblici – ma sono utilizzati in agricoltura e per riscaldamento.
La situazione è davvero grave. La crisi è sistemica, ma non siamo tutti nella stessa barca e la conseguenza non è la necessità di “sacrifici purché equi” o “paghino anche i ricchi” come viene sostenuto anche dai partiti dell’”opposizione” e dagli stessi sindacati confederali. Paghino solo i ricchi! Quei capitalisti che continuano a produrre profitti, sia con la delocalizzazione, sia per il sostegno statale della Cig. o chiudono le fabbriche gettando sul lastrico migliaia di famiglie per investimenti finanziari più redditizi.
Pirelli, infatti, amplia lo stabilimento a Slatina e assume 1000 operai oltre i 2400 già in forza; Moretti ha chiuso con un utile del gruppo Fs di 90 milioni di euro (34 milioni dello stesso periodo del 2010), con un margine operativo lordo di 841 milioni ma chiede regole più flessibili e invoca le deroghe previste dall’art. 8 della manovra per rinnovare i contratti con i ferrovieri, scaduti nel 2007.
L’obiettivo di tutti i borghesi è la centralità del profitto come dimostra l’accordo del 28 giugno scorso firmato da governo, padroni e sindacati, compresa la Cgil. Accordo che, nel nome della coesione e dell’unità nazionale sposa completamente la linea Marchionne e sottomette i diritti dei lavoratori alle imprese.
Nel frattempo il governo – tutto preso da beghe interne, da sessuomanie e dal pensiero di come salvare i propri ministri e sottosegretari coinvolti in affari loschi e di mafia – non solo non taglia il bilancio militare (27 miliardi nel 2010), ma continua a spendere cifre esorbitanti per farsi trascinare in guerre di rapina, ultima quella contro la Libia, da altri paesi imperialisti per il proprio tornaconto. Spende 90 mila euro al giorno per militarizzare il territorio della val Susa contro la popolazione che lotta per salvare ambiente e salute e spende 17miliardi di euro per acquistare cacciabombardieri come gli F35 in grado di trasportare armi atomiche e i politici seguitano a non farsi mancare nulla. L’industria militare è sempre in attivo, aziende come Finmeccanica e Oto Melara lucrano con le banche sulle forniture di armi e chissà quante tangenti vanno ai partiti della guerra. Che di fronte ad una crisi mondiale così grave è sempre più un pericolo reale. Una voce del bilancio su cui tacciono tutti dal Vaticano ai cattolici sempre solerti a difendere un feto, ma non le migliaia di civili che muoiono sotto i bombardamenti.
Ciò finalmente scandalizza le masse popolari non più disposte a sopportare tant’è che lo sciopero generale proclamato per il 6 settembre dalla Cgil - dopo aver firmato l’accordo capestro del 28 giugno - con l’intento di frenare il malcontento, ma finalmente appoggiato dalla maggioranza dei sindacati di base, ha avuto un successo oltre le previsioni.
Ma, non ci stancheremo mai di dirlo, lo sciopero non basta. Pur essendo importante, così come lo sono le manifestazioni operaie che si sviluppano da Pomigliano a Termini Imerese, ad Ancona, a Genova (che sono caricate dalla polizia), il problema fondamentale è non pagare questa crisi causata dal sistema bancario e finanziario mondiale ed europeo, dalle scelte imprenditoriali, dalle cattive gestioni economiche dei governi. Per quello italiano dovremmo pagare il debito pubblico prodotto da anni di Dc, Psi e centrosinistra e aggravato da Berlusconi e per le conseguenze delle misure imposte dai parameri di Maastricht sommate alle imposizioni della Bce su liberalizzazioni, flessibilità del lavoro e privatizzazioni.
Le imposizioni fiscali non sono il pagamento di tasse per ricevere dei servizi che vengono continuamente tagliati, sono il trasferimento della ricchezza della popolazione ai banchieri, sono uno strumento di azione illecita per rifondere un debito pubblico artefatto, una pirateria internazionale di rapina.
Giorno dopo giorno il capitalismo si dimostra un sistema fallimentare. È necessario abbatterlo e cambiare rifiutando l’idea che vorrebbero inculcarci che anche il socialismo è fallito. Quello che è fallito è una gestione revisionista del socialismo. La società socialista è l’unica alternativa possibile per eliminare padroni, speculatori, faccendieri, politici corrotti. Andiamo, quindi, oltre la protesta e le lotte difensive attraverso un percorso di lotta di classe che porti al cambiamento radicale, che elimini lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Bisogna agire e per questo ci vuole il protagonismo dei lavoratori, in particolare della classe operaia, attraverso lo strumento del partito comunista.
|
|
| 15 luglio 2011 | redazione |
| editoriale | |
| LACRIME E SANGUE PER MANTENERE POLITICA E CORRUZIONE
CON LA RICETTA DELLA BORGHESIA SI RIMANE NEL PANTANO DELLA CRISI. SE NE ESCE SOLO SEGUENDO LA STRADA DI RIVOLUZIONARIE TRASFORMAZIONI SOCIO-ECONOMICHE
C’è chi dice “Il bicchiere italiano è ancora mezzo pieno” (Balice, presidente degli analisti finanziari), chi sostiene che “banche contagiate ma l’Italia non fallirà mai” (Bini Smaghi), c’è il pressing della Germania, per accelerare il risanamento.
Chi ha creato la crisi e chi la paga e pagherà?
La crisi viene da lontano, è una malattia cronica ed è intrinseca al sistema capitalista le cui contraddizioni si inaspriscono accanto alla rivalità tra le maggiori potenze imperialistiche. Sistema che genera milioni di disoccupati, incertezza nel domani; una politica antipopolare e repressiva; di sfruttamento delle risorse; di aumento delle spese militari; di crisi morale. È dal 1825 che ciclicamente, ogni 8-12 anni, le crisi si ripetono estendendosi a paesi sempre più numerosi, ma ogni nuovo sconvolgimento si differenzia da quello precedente e si intreccia tra crisi di sovrapproduzione, agrarie e valutarie fino a strutturali mondiali.
L’Italia si trova aggravata dalla gestione clientelare dei passati governi democristiani e dalle allegre gestioni, prima di Craxi, e poi del governo Berlusconi. Che non bada a spese e, pur di mantenere il numero per governare (e portare a termine i suoi affari), appesantisce le già costose spese della politica pagando segretari e sottosegretari che scaldano la poltrona e che si aggiungono alle spese di partecipazione alle guerre di invasione e l’acquisto in miliardi di euro in aerei da guerra.
Il governo vive sulla demagogia. La sforbiciata alle “missioni” all’estero di 120 milioni propagandata da La Russa che assicura “continueremo a garantire la sicurezza dei nostri soldati”, non è tale. È che il rifinanziamento dei giorni scorsi di 694 milioni di euro si aggiungono agli 811 milioni del primo semestre (solo per l’Afghanistan ne vengono spesi 380 milioni di euro). Tanto che la Nato ha commentato: “L’Italia è un forte alleato ed un finanziatore affidabile dell’Alleanza”. Se poi saranno ritirati 2000 soldati come annunciato andrà verificato e, comunque, non cambia nulla. Le presenze in guerra, compresa l’avventura libica - che paghiamo con un’ulteriore accisa sul carburante - restano.
Questo governo, composto da ministri imputati di mafia, implicati in trame e doppi giochi di potere, in mano a faccendieri e Logge (Bisignani della P4 era già iscritto alla P2), con superpoteri come Marco Milanese (la cui compagna è portavoce del ministro Tremonti) - per non parlare degli scandali sessuali - prende in giro anche con la manovra finanziaria. Nessuno tocchi i suoi politici! Sono troppo preziosi per mantenere il consenso elettorale, lo sviluppo degli affari, garantire loro la pensione e salvarli dalle imputazioni che pesano soprattutto sugli appartenenti al Pdl. Su quel partito che il nuovo segretario (che non si dimette da Ministro) sostiene sia un partito di onesti!
Nessun taglio alla politica (men che meno agli sprechi), quindi. Vale la pena ricordare che in questo Paese i parlamentari (spesso con doppi e tripli incarichi) sono pagati con circa 1500 euro in più di un parlamentare statunitense e che il governatore dello Stato di New York percepisce la metà di quanto prende il governatore della Sicilia! Costi e sprechi che si aggiungono a quelli di Regioni, Province, Comuni e di tutti i loro sporchi affari ottenuti a suon di tangenti.
Si potrebbe definire vergognosa la decisione di PD (ed IVD) di favorire il voto della manovra, salvando il governo, in una ritrovata unità per il bene del paese secondo la dottrina del Presidente della Repubblica e di Draghi, ma tale non è. È solo il frutto della linea di un partito borghese che non è né democratico, né riformista. È uno dei tanti partiti della borghesia che - qualora vincesse alle prossime elezioni - si troverebbe – ancora una volta – a gestire i debiti con finanziarie lacrime e sangue, in piena sintonia con i diktat di Confindustria e Bruxelles.
Chi paga dunque la crisi, il debito pubblico e le soluzioni prese? Le masse popolari. Quelle che, scoraggiate dall’assenza di un’opposizione vera e disabituate a prendere in mano il proprio destino perché condizionate da anni - grazie ai partiti della cosiddetta sinistra - dalla pratica della delega, non protestano (per ora) ma riducono i consumi – anche quelli alimentari – e sacrificano le ferie. I tagli, come il carovita, infatti colpiscono i più bisognosi, i pensionati, i giovani.
Questa ultima manovra (approfondimento a pag. 5) scippa ai futuri pensionati con 40 anni di lavoro da uno a tre mesi, mentre ciò che è spacciato per misura di solidarietà sulle pensioni d’oro è un’altra truffa. Il contributo del 5% non è calcolato sugli importi dei trattamenti pensionistici di 90mila euro (che sarebbe 4.500 euro), ma sulla parte eccedente fino a 150mila (su 150mila diventano 3.000!) e il 10% per la parte eccedente i 150mila.
Ma la misura più infame è quella sulla sanità che entra in vigore nell’immediato e che ripristina (già introdotto dal governo Prodi) il ticket per l’assistenza ambulatoriale specialistica e 25 euro per le prestazioni di Pronto soccorso (che in molte regioni è comunque in vigore da tempo).
Non è qualunquismo né antipolitica denunciare le scelte governative e organizzarsi contro le misure – come i benpensanti e i diretti interessati continuano a ripetere -. La borghesia non ha una ricetta di guarigione, ma gravi misure economiche al fine di affievolirla, scaricandola su chi già stringe i denti per andare avanti. Si può uscire dal pantano della crisi solo se si rimette in moto una seria lotta di classe e si segue la strada di rivoluzionarie trasformazioni socio-economiche.
|
|