21 aprile 2022 redazione
A Michele Michelino

Ciao Michele
Abbiamo atteso con ansia per un mese la guarigione, invece è arrivata la notizia che non avremmo voluto ricevere e cioè che Michele ci ha lasciato. Bastano poche e chiare parole per descriverlo: operaio alla Pirelli e alla Breda ha saputo esprimere l’interesse della sua classe di riferimento come protagonista dell’impegno nella lotta per cambiare la società capitalista e nella lotta antifascista vissuta in modo militante. Era un comunista che si è battuto con coerenza tutta la vita per il bene del proletariato contro le ingiustizie. Sempre in prima fila nelle battaglie in difesa della salute e della sicurezza, alle vittime dell'amianto e della ricerca del massimo profitto dei padroni, fuori e dentro i tribunali.
Un compagno, uno di noi, per oltre vent’anni abbiamo collaborato nella redazione di “nuova unità” dove il contributo di Michele è sempre stato presente sia negli scritti che nella diffusione del giornale. Abbiamo condiviso anni di discussioni, di analisi, di esperienze, situazioni di lotta come compagni, ma anche momenti lieti e ludici da amici fraterni.
Da oggi siamo politicamente più poveri, il movimento operaio ha perso un pezzo della sua storia. Michele era conosciuto ovunque - dal nord al sud - per cui la sua mancanza si sentirà forte. Tocca a noi trasformare il dolore in lotta e in maggiore impegno per quello che lui non può più dare.
Siamo vicini a Daniela, Rossana, Sofia e a tutti i compagni del CIP “Tagarelli”, del Comitato in difesa della salute sui posti di lavoro e sul territorio e a tutti coloro che lo apprezzavano.
I compagni di “nuova unità”


11 marzo 2022 redazione
arte della guerra

Pubblichiamo l’articolo di Manlio Dinucci, censurato da “Il Manifesto”, ragione per cui Dinucci ha rotto la collaborazione con la testata..a testata È la dimostrazione che anche questo quotidiano – che si definisce di sinistra – si allinea (e non è la prima volta) al pensiero unico della borghesia e dell’imperialismo
Il piano strategico degli Stati uniti contro la Russia è stato elaborato tre anni fa dalla Rand Corporation (
il manifesto, Rand Corp: come abbattere la Russia, 21 maggio 2019). La Rand Corporation, il cui quartier generale ha sede a Washington, è «una organizzazione globale di ricerca che sviluppa soluzioni per le sfide politiche»: ha un esercito di 1.800 ricercatori e altri specialisti reclutati da 50 paesi, che parlano 75 lingue, distribuiti in uffici e altre sedi in Nord America, Europa, Australia e Golfo Persico. Personale statunitense della Rand vive e lavora in oltre 25 paesi.
La Rand Corporation, che si autodefinisce «organizzazione nonprofit e nonpartisan», è ufficialmente finanziata dal Pentagono, dall’Esercito e l’Aeronautica Usa, dalle Agenzie di sicurezza nazionale (Cia e altre), da agenzie di altri paesi e potenti organizzazioni non-governative.
La Rand Corp. si vanta di aver contribuito a elaborare la strategia che permise agli Stati uniti di uscire vincitori dalla guerra fredda, costringendo l’Unione Sovietica a consumare le proprie risorse nell’estenuante confronto militare. A questo modello si è ispirato il nuovo piano elaborato nel 2019: «Overextending and Unbalancing Russia», ossia costringere l’avversario a estendersi eccessivamente per sbilanciarlo e abbatterlo. Queste sono le principali direttrici di attacco tracciate nel piano della Rand, su cui gli Stati Uniti si sono effettivamente mossi negli ultimi anni.
Anzitutto – stabilisce il piano – si deve attaccare la Russia sul lato più vulnerabile, quello della sua economia fortemente dipendente dall’export di gas e petrolio: a tale scopo vanno usate le sanzioni commerciali e finanziarie e, allo stesso tempo, si deve far sì che l’Europa diminuisca l’importazione di gas naturale russo, sostituendolo con gas naturale liquefatto statunitense. In campo ideologico e informativo, occorre incoraggiare le proteste interne e allo stesso tempo minare l’immagine della Russia all’esterno. In campo militare si deve operare perché i paesi europei della Nato accrescano le proprie forze in funzione anti-Russia.
Gli Usa possono avere alte probabilità di successo e alti benefici, con rischi moderati, investendo maggiormente in bombardieri strategici e missili da attacco a lungo raggio diretti contro la Russia. Schierare in Europa nuovi missili nucleari a raggio intermedio puntati sulla Russia assicura loro alte probabilità di successo, ma comporta anche alti rischi. Calibrando ogni opzione per ottenere l’effetto desiderato – conclude la Rand – la Russia finirà col pagare il prezzo più alto nel confronto con gli Usa, ma questi e i loro alleati dovranno investire grosse risorse sottraendole ad altri scopi.
Nel quadro di tale strategia – prevedeva nel 2019 il piano della Rand Corporation – «fornire aiuti letali all’Ucraina sfrutterebbe il maggiore punto di vulnerabilità esterna della Russia, ma qualsiasi aumento delle armi e della consulenza militare fornite dagli Usa all’Ucraina dovrebbe essere attentamente calibrato per aumentare i costi per la Russia senza provocare un conflitto molto più ampio in cui la Russia, a causa della vicinanza, avrebbe vantaggi significativi». È proprio qui – in quello che la Rand Corporation definiva «il maggiore punto di vulnerabilità esterna della Russia», sfruttabile armando l’Ucraina in modo «calibrato per aumentare i costi per la Russia senza provocare un conflitto molto più ampio» – che è avvenuta la rottura.
Stretta nella morsa politica, economica e militare che Usa e Nato serravano sempre più, ignorando i ripetuti avvertimenti e le proposte di trattativa da parte di Mosca, la Russia ha reagito con l’operazione militare che ha distrutto in Ucraina oltre 2.000 strutture militari realizzate e controllate in realtà non dai governanti di Kiev ma dai comandi Usa-Nato.
L’articolo che tre anni fa riportava il piano della Rand Corporation terminava con queste parole: «Le opzioni previste dal piano sono in realtà solo varianti della stessa strategia di guerra, il cui prezzo in termini di sacrifici e rischi viene pagato da tutti noi». Lo stiamo pagando ora noi popoli europei, e lo pagheremo sempre più caro, se continueremo ad essere pedine sacrificabili nella strategia Usa-Nato.

Manlio Dinucci 

 


3 marzo 2022 redazione
no all'imperialismo

Politicanti e loro servi guerrafondai

e mistificatori
L’attacco della Russia contro l’Ucraina - sapientemente sostenuto e orientato dai mass-media al soldo della borghesia - ha indignato il mondo genericamente pacifista, l’intero arco delle forze politiche pronte a strumentalizzare la situazione per mettersi in luce agli occhi degli Stati Uniti e in sintonia con la UE. Un mondo che non è stato altrettanto attento per l’Iraq, l’Afghanistan, la Jugoslavia, la Libia, la Siria, il Donbass, che se ne frega di ciò che accade in Palestina. 
I giornalisti con l’elmetto raccontano storie familiari rintracciando tutte le donne ucraine costrette ad emigrare per sfuggire alla miseria crescente – per la sottomissione dell’Ucraina alle imposizioni lacrime e sangue del Fondo Monetario Internazionale -, a lavorare in Italia per mandare soldi ai parenti in Ucraina.

Stampa e TV hanno scoperto i bambini ucraini e ci propinano storie lacrimevoli mai sentite riguardo i bambini jugoslavi, libici, siriani, yemeniti, per i giovanissimi palestinesi che ogni giorno muoiono per mano israeliana, che nel mondo muoiono di fame o sono costretti a lavorare fin dalla più tenera età. Per i bambini costretti al gelo e respinti da polizia e muri di filo di ferro alla frontiera con la Polonia che oggi sembra tanto generosa nell’ospitare gli ucraini.
Servizi radiotelevisivi e “contenitori” quotidiani recepiscono le veline di regime e applicano lo stesso metodo usato per raccontare la pandemia (miracolosamente sparita). Hanno sostituito gli esperti virologi con esperti di conflitti, generali (pure gli ex fascisti della Folgore), ministri, analisti ecc. Si collegano con i commercianti italiani trasferiti in Ucraina e con le donne in stato interessante, con i profughi - peraltro scappati già dal secondo giorno di conflitto (circa 1milione su 45 di abitanti) -, ci mostrano gli “strappi” delle famiglie alla frontiera (tacciono sul perché gli uomini non possono lasciare il paese) calcando la mano in modo da creare tensione emotiva e sentimentale in piena sintonia col pensiero unico del governo guerrafondaio. Chi non si adegua viene allontanato dal posto di lavoro come nel caso di professori, giornalisti, musicisti, cantanti lirici, direttori d’orchestra ecc.
Per molti è difficile analizzare le vere cause di questo intervento, è difficile capire che all’origine ci sono le contraddizioni interimperialistiche fra Stati Uniti, Russia, Ue e... Cina.
Per molti è difficile capire che gli Stati Uniti non hanno gradito l’ascesa al potere di Putin, nel 2000, e la sua politica di rendere la Russia una grande potenza favorendo gli oligarchi russi rispetto agli investitori stranieri e di rifiuto delle Basi Usa-Nato.
Un colpo decisivo a tali aspirazioni fu dato dal vero e proprio colpo di Stato in Ucraina nel 2014, a seguito di una rivoluzione colorata fomentata dalle potenze occidentali (come altre orchestrate nel mondo) con il supporto di reparti organizzati di gruppi dichiaratamente nazisti, che da allora sottopone il Donbass a bombardamenti e soprusi di ogni tipo solo per aver rifiutato i progetti dell’imperialismo Usa.

I principali fautori di guerra sono gli Stati Uniti. La loro strategia è mantenere e rafforzare la supremazia, lo fanno in tutto il mondo. Oggi in gioco c'è il controllo dell’Ucraina per indebolire la Russia, intensificare la lotta per mercati e le sfere di influenza economiche e politiche, per il saccheggio delle risorse naturali e il controllo di quelle energetiche, specialmente il gas, rafforzare la Nato - che continua ad armarsi spendendo oltre mille miliardi di dollari - e per una nuova ripartizione del mondo, facendo il doppio gioco con la UE. Da un lato la vogliono alleata per riorganizzare le proprie basi militari - esistenti in Europa sin dal tempo della guerra fredda per “contenere il pericolo russo” - e installarne in Danimarca e Norvegia. Dall’altro lato agiscono per metterla in ginocchio infliggendo duri colpi alle relazioni commerciali ed energetiche dei paesi europei con la Russia (ad esempio con la chiusura della pipeline North Stream), per creare l'opportunità di vendere il proprio gas - più costoso e inquinante -, petrolio, armi e aerei da combattimento all’Ucraina e ai paesi appartenenti alla UE e alla Nato.
Redditizia corsa alle armi e dispiegamento di missili, nazionalismo aggressivo, sanzioni e provocazioni, strumentalizzazione della crisi dei migranti, cambi di regime, addestramento di milizie fasciste e conflitti locali in Ucraina, espansione ad est della NATO e della UE fanno parte dei piani degli Usa.

Per il capitalismo la guerra è sempre dietro l’angolo e anche questa non è stata improvvisata. Da sempre i paesi imperialisti agiscono all’interno di una politica di guerra non solo militarizzando la terra, ma pure il cielo è diventato

zona di scontro. I 1.900 satelliti Elon Musk (che garantisce la comunicazione internet all’Ucraina) diventeranno 42.000!
Putin non è comunista, basta vedere la sua politica e i suoi elogi dell'ideologo russo del fascismo, il filosofo Ivan Ilyin, le cui opere includono "Nazional socialismo. Nuovo spirito", "Sul fascismo russo", "Sul fascismo" ecc.
E
la Russia non è socialista. Anche lei è una potenza imperialista con le contraddizioni capitaliste al suo interno che portano a vedere nel militarismo una via di uscita. I suoi interessi in Ucraina non sono quelli di liberare la popolazione da un regime reazionario – altrimenti lo avrebbe fatto 8 anni fa -, ma di consolidare la propria posizione e la propria sfera d'influenza nella regione ed impedire il rafforzamento della Nato ai suoi confini.

E l’Unione europea? Di sicuro non agisce in favore della “pace in Europa”, già legata a doppio filo con la NATO, annuncia il grande riarmo in aiuto all’Ucraina, che vorrebbe inglobare, e accelera sulla realizzazione della costruzione di un esercito europeo. Al suo interno la Germania stanzia 100 miliardi di euro e anche l’Italia pensa ad un ulteriore aumento di spese militari, tanto basta per far volare in un solo giorno le azioni di Leonardo del 15,1% e di Fincantieri del 20,8%.
A guadagnare sempre più sono i fabbricanti di armi.

Ancora una volta sono in gioco gli interessi delle multinazionali, non quelli della classe lavoratrice e delle masse popolari, sia in Ucraina che nei paesi europei.
In sostanza chi ci rimette sono i popoli già pesantemente provati dal susseguirsi delle crisi economiche, aggravate dal coronavirus.
E per quanto ci riguarda come si ripercuote questa guerra sulla nostra vita?

Con sacrifici e ancora sacrifici, con aumenti incontrollati di tariffe, carburanti e dei generi alimentari, con ulteriori condizioni di sfruttamento, disoccupazione, precarizzazione del lavoro, smantellamento dello stato sociale, privatizzazioni a partire dalla sanità, con più povertà e più sofferenze, soprattutto per gli strati popolari.
Il nemico è in casa nostra, con il governo, il parlamento e tutti i partiti tirapiedi appassionatamente compattati nell’unità nazionale e schierati con l’Ucraina. In prima fila nel sostegno alla corsa aggressiva al militarismo – presto arriveranno in Italia le micidiali bombe atomiche, le B61-12, che rimpiazzeranno una settantina di vecchie B61 – stanno consapevolmente preparando scenari che porteranno ad una carneficina.
L’esperienza dello stato di emergenza intrapreso con la gestione della Covid 19 con le misure autoritarie di criminalizzazione del dissenso e di controllo diventa stato di emergenza per la guerra.
Nel suo ultimo intervento al Senato Draghi (con ampie citazioni ad
Alcide De Gasperi, colui che prese soldi dagli Usa e dette il via alle basi Usa e Nato) ha espresso solidarietà a Zelensky e al popolo ucraino che lotta con coraggio, ha sostenuto le sanzioni a Mosca assieme agli alleati, e aiuti ai profughi (mentre si rinchiudono in ghetti o si lasciano morire in mare quelli provenienti dall’Africa). Si schiera con la comunità internazionale che ha condannato in maniera pressoché unanime l’intervento militare russo e ha stabilito un ampio pacchetto di sanzioni economiche contro Mosca. Il presidente del Consiglio è pronto a cedere "apparati e strumenti militari che consentano all'Ucraina di esercitare il diritto alla legittima difesa e ha definito che l’attacco non è solo ad un paese libero e sovrano ma un attacco ai nostri valori, alla democrazia e alle istituzioni che abbiamo costruito insieme. L'eroica resistenza del popolo ucraino, del suo presidente Zelensky - ha detto - ci mettono davanti una nuova realtà e ci obbligano a compiere scelte fino a pochi mesi fa impensabili. Così Draghi annuncia che ha decretato uno stato di emergenza umanitaria fino al 31 dicembre ed esprime chiaramente la volontà che l’Italia “non si volterà dall’altra parte” perché l’aggressione di uno Stato libero e sovrano da parte della Russia “riporta l’Europa indietro di almeno 80 anni”. Ma, tra le righe di tutto il suo discorso (40 minuti e molti applausi) si può leggere la disponibilità dell’Italia ad un interventismo militare pur di salvare i valori della società capitalista e dei meschini interessi spacciati per interesse comune.
Contro la guerra si sta sviluppando una certa mobilitazione
- in minore misura rispetto al grande movimento contro i missili a Comiso, contro la guerra in Jugoslavia e in Iraq -, ma nel mondo ci sono almeno 20 guerre attive che sono ignorate. Forse molti sono influenzati dal pietismo imposto dai governanti e lacché vari e devono capire che l'essenza della questione, cioè il terreno su cui si svolge questa guerra (non generica, ma imperialista), si trova nelle potenze in conflitto per la difesa degli interessi dei monopoli, devono rigettare le illusioni sulla UE e denunciare tutti i tentativi del potere di creare l’“unità nazionale” con la borghesia. Nessuna fiducia nel “pacifismo” imperialista che paralizza le masse e prepara la guerra; solo la classe operaia e le masse lavoratrici possono fermare la guerra imperialista, combattendo risolutamente le classi dominanti.

La situazione lavorativa ed economica alla base dell’incertezza sociale dei lavoratori non migliorerà finché capitalisti, monopoli, multinazionali si divideranno il mondo ricorrendo anche a guerre distruttive.
La lotta per l’unità dei lavoratori e dei comunisti deve
svilupparsi anche in un movimento contro la vendita di armi della borghesia e le sue mire guerrafondaie e per impedire il continuo aumento delle spese militari per il riamo e le missioni militari all’estero. I soldi devono essere usati per la salute, il lavoro stabile e gli aumenti salariali, il trasporto pubblico, case popolari, scuola ed impedire il continuo aumento dei prezzi.



15 febbraio 2022 redazione
solidarietà

Pubblichiamo la risposta di Michele Michelino all’infamante e menzognero attacco dello slai cobas per il sindacato di classe. C’è da chiedersi da che parte sta questo sindacato sedicente di classe!
DELIRI E BUGIE dello “Slai cobas per il sindacato di classe”
Lo “Slai cobas per il sindacato di classe” ha pubblicato sulla chat “Patto d’Azione” Milano una presa di posizione in cui esprime critiche al sottoscritto e ai compagni del Centro di Iniziativa Proletaria per le nostre posizioni contro l’obbligo vaccinale e il Green pass. Ora, le critiche fra compagni sono sempre legittime e benvenute, ma lo Slai cobas va ben oltre, infamando il sottoscritto e tutti quelli che non accettano le posizioni del Governo, della Confindustria e dei suoi “scienziati”.
Scrive lo Slai cobas: “se a Michelino non fa specie manifestare con i fascisti e in una certa misura rivendicarlo - allora fa specie a noi considerarlo un compagno e quindi è del tutto legittimo escluderlo dalle assemblee proletarie di lotta perché questo serva a fare chiarezza cosi pretendere un 'vaccino antifascista obbligatorio' che speriamo sia parte della battaglia per 'curare la malattia per salvare il malato”.
I nuovi sostenitori del capitale, i pretoriani del governo Draghi e dei padroni, oggi auspicano una nuova versione dell’olio di ricino fascista contro gli oppositori: “il vaccino antifascista obbligatorio”.
Invece di denunciare i tagli selvaggi alla sanità pubblica, lo sprezzo totale per la vita dei lavoratori (4 morti al giorno), gli interessi delle multinazionali del farmaco e le politiche di divisione della classe operaia attuata da padroni e governo con il Green pass, essi hanno lavorato e lavorano per cristallizzare le divisioni all’interno della classe, nell’interesse del capitale.
Sentirsi poi dire da questi individui che non hanno mai messo insieme un   lavoratore sul loro posto di lavoro - che noi non abbiamo una posizione   ”classista”, proletaria e comunista” ci ricorda tanto la storiella del bue che dice cornuto all’asino.
Le critiche, se costruttive, dicevamo, sono sempre ben accette ma LE BALLE NO.
E la più grossa è quella che il sottoscritto e i compagni/e del Centro di Iniziativa Proletaria manifestano con i fascisti “rivendicandolo in certa misura”.
Noi, fin dal primo momento, siamo scesi in piazza in modo organizzato, dopo aver fatto una battaglia perché i “compagni” partecipassero in modo unitario a queste manifestazioni proprio per portare un punto di vista di classe insieme a molti lavoratori, dietro lo striscione “lavoratori contro il Green pass e obbligo vaccinale”.
Si trattava di manifestazioni popolari di migliaia di persone: se a Milano la presenza di qualche fascista c’era è perché i “compagni” dello ‘Slaicobas per il sindacato di classe’ – insieme a molti altri sindacati e organizzazioni che si dicono rivoluzionarie (tanto le parole non costano niente) - sono stati assenti, lasciando campo libero alla destra, cosa che noi e altri compagni abbiamo cercato di ostacolare e impedire.
Certo che, per un sindacato che dice di difendere i lavoratori, cercare di convincere gli operai ad accettare le misure governative e padronali, presentando la scienza del padrone come un dogma al di sopra delle classi e collaborare a far fare la fame a chi si ribella per salvare i profitti dei padroni e il sistema capitalistico, l’appellativo di servi del padrone e pretoriani del governo è quello che più gli si addice.
Noi abbiamo sanguinosamente imparato sulla nostra pelle, in fabbrica, che la scienza e le istituzioni non sono neutrali.
Nella società capitalista sono al servizio del potere: “medico o padrone non fa differenza quando la scienza del medico è quella del padrone” diceva già nel lontano 1972 Giulio Maccacaro.
Michele Michelino e i compagni del Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli”, Sesto San Giovanni,  14 febbraio 2022

 

Riportiamo, per correttezza affinché tutti possano giudicare, lo scritto   originale dello ‘Slaicobas per il sindacato di classe’: 
Michele Michelino manifesta con i fascisti
siamo purtroppo costretti a denunciare pubblicamente la degenerazione di un compagno che da sempre rispettiamo per la sua lotta prolungata per la salute e sicurezza oltre che da sempre impegnato nel movimento comunista marxista-

leninista.. ma purtroppo ultimamente la sua posizione sbagliata sui no vax/no green pass - cosa che ci poteva stare anche se radicalmente opposta a una posizione classista, proletaria e comunista, e purtroppo non si è trattato del solo

compagno o gruppo su questo stiamo facendo dal primo momento una battaglia e di trincea che pensiamo importante sul piano ideologico, politico e in parte sindacale che non è certo finita come certo non è finita la pandemia..ma c'è un limite a tutto.  Se a Michelino non fa specie manifestare con i fascisti e in una certa misura rivendicarlo - allora fa specie a noi considerarlo un compagno e quindi è del tutto legittimo escluderlo dalle assemblee proletarie di lotta perchè questo serva a fare chiarezza cosi pretendere un 'vaccino antifascista obbligatorio' che  speriamo sia parte della battaglia per 'curare la malattia per salvare il malato'.​
slai cobas per il sindacato di classe