24 giugno 2018 redazione
editoriale n. 4

Ma quale cambiamento?
Organizzarsi e rispondere alla politica fascista, razzista, demagogica, populista, imperialista che ricadrà, ancora una volta, sulla classe lavoratrice e sulle masse popolari
Durante la campagna elettorale, in concorrenza su chi le sparava più grosse, oltre agli insulti, si sono sgolati per affermare: mai con Lega, mai con M5S.
Poi hanno capito che per realizzare la loro sete di potere dovevano allearsi. A governo fatto eccoli genuflessi verso la Nato - per la quale non mettono in discussione l'alleanza, ma neppure i 70 milioni al giorno versati per l'appartenenza -, l'imperialismo Usa e... l'Europa. Non si esce più dall'unione - che è diventata "casa nostra", l'euro ce lo teniamo. La legge Fornero - punto di forza della Lega pre elezioni si corregge, non si elimina più.
Gli opinionisti giornalisti o politici giustificano i partiti del "cambiamento" con il fatto che erano promesse elettorali, ma ci rendiamo conto? In campagna elettorale sono ammesse promesse solo per conquistare voti che poi non saranno attuate? E gli elettori che li hanno votati pensando di uscire dalle politiche liberiste e di austerità, come considerano questo trasformismo?
Ma il Presidente della Repubblica non poteva celebrare il 2 giugno senza la presenza del "nuovo governo" e allora, dopo la farsa Cottarelli, ecco la formazione in fretta e furia affidata allo stesso presidente del consiglio che aveva già rinunciato al primo incarico.
Se il grande capitale, l'UE, la BCE, il FMI hanno spinto per un governo di larghe intese: PD-FI, i risultati elettorali e la sconfitta dei partiti riformisti e revisionisti hanno messo in crisi questo progetto e portato al governo i rappresentanti della piccola borghesia, delle piccole e medie imprese, dei commercianti, delle forze armate, del Vaticano.
È un esecutivo che si basa sull'ordine - quello autoritario e militare dalla borghesia -, di smantellamento dei diritti dei lavoratori, sgravi fiscali, flat tax con l'inganno della parificazione tra ricchi e poveri (eppure Salvini nelle piazze ha sempre sostenuto che non vale la media di un pollo a testa perché qualcuno ne mangia due e qualcuno niente); ed elemosina ai disoccupati (che continuano a rimanere tali) che "rimetta" in moto l'economia, quella del consumismo.
L'ambizioso Giuseppe Conte è il "garante" come sostiene lui stesso. Per noi è il fantoccio che deve applicare in modo pedissequo e schematico il "contratto" e le sue deroghe in corso d'opera in seguito alle decisioni e alle direttive di Di Maio e Salvini. Un professore che nel suo discorso di insediamento (l'avrà scritto lui?) si è dimenticato della scuola, ma anche della delicata situazione Ilva e di altre attività produttive in crisi.

Il suo intervento è stata la sintesi del contratto - che non è di destra o di sinistra, ha sostenuto Conte sottolineando il "tramonto delle ideologie forti - stipulato tra Salvini e Di Maio per "il governo del cambiamento". Contratto suddiviso in 30 punti, tra i quali spiccano: campi nomadi, rimpatri, sicurezza e legalità, aumento delle carceri, difesa sempre legittima, flat tax, banche per l'investimento.
La scarsa efficienza del “servizio giustizia si sta rivelando un limite alla crescita economica e un deterrente nei confronti degli investitori stranieri", ha detto Conte. Qualcuno gli comunichi che la maggioranza delle grandi attività produttive in Italia sono già in mano del capitale straniero: Barilla, Plasmon, Pack sistem agli americani, Alitalia, Parmalat, Edison, Gucci, Loro Piana, Fendi, Pucci, Bulgari, Eridania, Ferrari casearia, Galbani, Scaldasole, Locatelli, BNL ai francesi;
Algida ad una società anglo-olandese, Pernigotti ai turchi, Perugina, Antica gelateria del Corso, Buitoni, San Pellegrino agli svizzeri, Gancia ai russi, Carapelli, Sasso, Bertolli, Star, Fiorucci salumi, riso Scotti agli spagnoli, Peroni ai sudafricani, Chianti classico, Benelli ai cinesi, Del Verde alimentari agli argentini, Rigamonti, Safilo agli olandesi, Italpizza, Fiat avio, Eskigel agli inglesi, Invernizzi alla Germania, AR ai giapponesi, Casanova, La Ripintura a Hong Kong, Orzo bimbo a Novartis. Per non parlare dei gruppi nel campo trasporti, telecomunicazioni, elettrotecnica ed elettromeccanica. Persino il fiore all'occhiello di Modena: l'aceto balsamico è diventato britannico!
Per il suo insediamento Conte si è speso molto per fare la lezione in risposta alle accuse di populismo, scomodando - peraltro a sproposito - Dostoevskij (molto critico sulla libertà borghese) - "
Se populismo è l’attitudine della classe dirigente ad ascoltare i bisogni della gente, se anti-sistema significa mirare a introdurre un nuovo sistema, che rimuova vecchi privilegi e incrostazioni di potere, ebbene queste forze politiche meritano entrambe queste qualificazioni", ha detto. Secondo Conte dal contratto di governo emerge che l'attenzione ai bisogni dei cittadini è condotta nel segno alto della politica con la P maiuscola e qui, anche lui, tira la Costituzione come una coperta corta: "l'obiettivo è dare concreta attuazione ai valori fondanti della nostra Costituzione".
Fiato sprecato, quello di Conte, non è lusinghiero definirsi populisti anche perché il senso del populismo sarebbe intendere il popolo come un modello, e non come "ascolto dei bisogni della gente".

Il termine populismo
-
derivato dall'inglese “populism”, a sua volta tradotto dal russo narodničestvo” (“narod”, appunto, “popolo”), denomina un movimento nato nella Russia del XIX secolo nelle comunità rurali. Che ebbe tra i referenti principali: il pensiero hegeliano e correnti di cui l’ultimo rappresentante è stato Solzenicyn. Fu contrastato da Lenin in quanto movimento "soggettivista" produttore di disuguaglianze e costruttore di teorie astratte, nelle quali la realtà è sostituita da idee consolatorie (per approfondire: Nuovi spostamenti economici nella vita contadina).
Molto sfumato il riferimento di Conte al mondo del lavoro (abolito il termine disoccupati), nessun riferimento al jobs act né alle morti - in continuo aumento - causate dallo sfruttamento e dalla mancanza di sicurezza, ma
l'invito alla delazione con l'impegno di "tutelare maggiormente coloro che, dal proprio luogo di lavoro – sia esso privato o pubblico –, denunceranno i comportamenti criminosi compiuti all’interno dei propri uffici", ovvero come dividere il fronte dei lavoratori. E zero assoluto sulle delocalizzazioni e le chiusure (spesso di aziende straniere) che buttano sulla strada centinaia di migliaia di operai... altro che "prima gli italiani"!
"Non siamo e non saremo mai razzisti", ha urlato il presidente del Consiglio. "Un primo banco di prova
del nuovo modo in cui vogliamo dialogare con i partner europei è certamente la disciplina dell’immigrazione". Ci pare che il primo banco di prova sia stato il silenzio sull'omicidio del bracciante del Mali in Calabria e il tentativo di assassinare oltre 600 migranti in mare chiudendo i porti, peraltro utilizzati come propaganda di distrazione di massa.
E, come cicliegina sulla torta, la strizzata d'occhio alla Meloni: "Saremo disponibili anche a valutare l'apporto di gruppi parlamentari che vorranno condividere il nostro cammino e, se del caso, aderire successivamente al contratto di governo, offrendo un apporto più stabile alla realizzazione del nostro programma".
Ebbene abbiamo aspettato qualche mese per avere un governo che vende fumo sul cambiamento, rappresentante della piccola e media borghesia, favorito dalle scelte socialdemocratiche del PD e dall'inganno pseudo riformista dei sindacati compiacenti verso i padroni e i loro comitati d'affari. Che peggiorerà le condizioni di lavoro e di vita del proletariato perché concentrerà nelle mani della minoranza sfruttatrice la ricchezza a danno della maggioranza dei lavoratori e delle masse popolari.
E con il quale avanzerà la politica basata sulle idee fasciste, razziste, sul potenziamento degli apparati repressivi dello Stato e, quindi, di ulteriore limitazione delle stesse libertà borghesi, di fedeltà all'imperialismo, di attacco al comunismo e ai suoi valori. Ai comunisti spetta ancora il compito di aiutare a capire - a lavoratori, disoccupati, giovani (anche a coloro che si sono fidati e hanno votato Lega e M5S) - di quale cambiamento si tratta - e portare avanti l'unica politica che spezza le catene dello sfruttamento: quella dell'organizzazione basata sul socialismo scientifico.


14 maggio 2018 redazione
editoriale n. 3

Di male in peggio
Finché esisterà il capitalismo non ci saranno governi che daranno risposte ai problemi che attanagliano il paese
È brutto cominciare un ragionamento con l'affermazione "lo avevamo già detto", ma in questo momento di grandi manovre per la formazione di un "nuovo" governo pensiamo sia appropriato. Abbiamo tenuto in sospeso la chiusura del giornale, in attesa di conoscere la formazione del nuovo governo. Tutti sostengono di aver vinto (ma le elezioni non sono una lotteria) - tranne gli accasciati del PD che non perdono occasione per ribadire la loro sconfitta come un vanto -, e tutti - che non avevano fatto i calcoli di una legge truffa e pasticciata confezionata a misura per far governare PD e Forza Italia -, si accorgono che senza il premio di maggioranza non raggiungono il numero necessario per governare. E allora è stato inventato un nuovo metodo, quello del cosiddetto "contratto di governo" che si può fare con chi ci sta e si candida a gestire e amministrare la crisi del capitalismo italiano e il montante malcontento e rancore dei settori popolari più colpiti che si manifesta apertamente tramite l'astensione, ma anche nell'appoggio ai cosiddetti populisti cui è stato aperto un certo credito nelle ultime elezioni. Vogliono il potere, ma devono trovare il modo migliore per nascondere le loro intenzioni e come ingannare il loro stesso elettorato e le masse del nostro paese di fronte alle decisioni economiche, l'approvazione del bilancio dello Stato con il conseguente aumento dell'Iva e la ricaduta oggettivamente antipopolare, il futuro dei lavoratori Ilva ecc., le esigenze dei padroni che vogliono più soldi, una crescente povertà estesa sempre più anche ai lavoratori occupati e l'aumento della disoccupazione.
La formazione non è ancora arrivata e la cosa non ci scompone anche perché, come abbiamo già scritto nello scorso numero, chiunque prenda in mano il governo lo potrà fare solo se garantirà gli interessi del grande capitale. La differenza per noi è solo di sapere se si torna alle urne e dobbiamo subire una campagna di promesse improbabili e di illusioni, per rilanciare la nostra posizione di astensionismo. Un astensionismo attivo per rimancare il divario che esiste tra i bisogni della classe lavoratrice, del proletariato, delle masse popolari sempre più in difficoltà e lo Stato borghese con tutto il suo apparato e i suoi strumenti di oppressione e repressione.
Intanto il paese ha proseguito due mesi con un governo, Gentiloni, in carica per l'"ordinaria amministrazione". Quella della gestione capitalistica, di pressione sulle masse popolari, persino la concessione della cittadinanza ad un bambino (extracomunitario, ma inglese) morente. Ha proseguito per coprire le montature - organizzate dai servizi segreti occidentali che non accettano che la Siria resista agli attacchi dell'imperialismo -; per l'appoggio al terrorista Stato di Israele.  E di una frenetica corsa al riarmo - garantisce il supporto logistico (è il quinto avamposto statunitense nel mondo): lo spazio aereo e navale per trasferire armi, munizioni, veicoli militari dalle Basi Usa e Nato che invadono il nostro territorio, che trasformano l'Italia in una portaerei per aggredire e rapinare popolazioni, distruggere paesi e inquinare l'ambiente -. Il tutto per mantenere in vita un sistema in crisi, che cerca di salvarsi solo intensificando lo sfruttamento capitalistico fino a portarci ad una guerra imperialista sempre più vicina ai nostri confini.
Il Presidente Mattarella, che non ha voluto prendere la decisione dell'assegnazione dell'incarico, ha escogitato nuove formule proponendo un governo di "servizio", "transitorio", di "garanzia", "neutrale" (chi può essere neutrale quando deve prendere delle decisioni?). O il governo o le elezioni ha riaperto i giochi e sono ricominciati i balletti degli ambiziosi Salvini e Di Maio per trovare il modo di prendere il potere dopo mesi di insulti e il risoluto "mai con il M5S", "mai con Berlusconi" ed evitare nuove elezioni anche per garantire il posto ai neoeletti che, dopo il primo compenso, non mollerebbero la presa!
In particolare il M5S, che si è sempre vantato di non essere né di destra né di sinistra sembra invece molto in sintonia proprio con Salvini, quel Salvini che è stato contestato in tutte le piazze per le sue posizioni razziste, xenofobe e fasciste. Votato anche da settori di "sinistra" che volevano il cambiamento e che probabilmente lo avranno in peggio con un prossimo governo pericolosamente reazionario. Un'assonanza politica che ha permesso la spartizione dei presidenti delle Camere con Roberto Fico del M5S e al Senato con Maria Elisabetta Alberti Casellati di Forza Italia.
Fico ha fatto un bel salto: dagli "Amici di Grillo", edizione vaffa, è passato per le elezioni del 2013 candidato a presidente della Regione (1,35%), a sindaco di Napoli (1,38%) fino alla scelta sul web di 228 voti (è la democrazia di base del M5S) per la candidatura del 2018.
Poche parole in più per questa avvocata già vice capogruppo a Palazzo Madama dal 2001 al 2008 perché in quanto prima donna alla presidenza del Senato c'è stato un grande sbandieramento. Entrata in Forza Italia nel 1994, dove ha ricoperto vari incarichi, pur piacendo al M5S è stata una fervente sostenitrice di Berlusconi anche in occasione delle sue "bravate". Ha sostenuto le "leggi ad personam" e marciato, infatti, sul tribunale di Milano con 150 parlamentari del Popolo della Libertà contro il processo Ruby. Per lei Berlusconi sottoposto ad un "plotone di esecuzione" era innocente anche dopo la sentenza in Cassazione. Per chi si illude ancora che basti una donna al Senato per rappresentare le donne ricordiamo che la signora - formata in diritto canonico alla Pontificia Università Lateranense - ha firmato una proposta di legge per abolire la 194, ha definito "gravissimo errore che strizza l'occhio alla cultura della morte" l'introduzione della pillola Ru486, è contraria alla regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso.  L'unica donna per la quale ha fatto l'interesse è la nomina di sua figlia Ludovica a capo della sua segreteria al dicastero quando era sottosegretario alla salute! Alberti Casellati è contraria anche alla fecondazione eterologa e per esprimere la sua posizione durante il dibattito sul disegno di legge ha affermato che «l'Italia è piena di figli dell'eterologa perché frutto del rapporto di una donna col lattaio di turno». Non si trovano notizie sul suo passato nel MSI o nella sua organizzazione giovanile, ma è significativo il suo primo passo in occasione del 1° Maggio è stato quello di andare tra le truppe (lavoratori dei massacri) militari nel Kosovo. Il M5S se ne deve essere dimenticato visto che ha concordato e gradito e votato per la sua carica.
Ciò che si prospetta al momento in cui scriviamo è la formazione di un governo Lega-M5S con la benedizione dello stesso Berlusconi pronto ora a fare il "passo di lato" con nuove formule come "astensione benevola" pur di mantenere l'alleanza con Salvini (che potrebbe in realtà distruggere attraverso i suoi mezzi di informazione) e non uscire di scena e soprattutto per garantirsi le agevolazioni per le sue aziende, mettere le mani sulla Rai, senza capitolare. Far "provare" la gestione a Lega e M5S per poi ritrovarsi a fianco del PD in una futura alternanza come salvatore della patria.
Una prova di governo molto pericolosa per il proletariato che accellera la trasformazione dello Stato in senso ancora più reazionario, la sua fascistizzazione, apertamente contrapposto ai valori della Lotta di Liberazione, di cultura, di solidarietà, garante degli Usa, di Israele, della UE e della Nato. Un governo che porterà ulteriori attacchi alla classe lavoratrice e, in continuità con i precendenti, lo smantellamento di tutte le sue conquiste e una politica che impedisca la sua organizzazione indipendente.
Noi possiamo solo operare per rafforzare l'unità del movimento operaio e per allargare la lotta di classe che smascheri questa prova di governo e faccia saltare la politica populista, razzista, di austerità, repressione e sfruttamento sempre più profondi. Perché finché esisterà il capitalismo non ci saranno governi che daranno risposte ai problemi che attanagliano il paese.

 


23 marzo 2018 redazione
editoriale n. 2

Ci aspetta un nuovo governo della borghesia
Ci sono tutti gli elementi per capire che è sempre più necessario organizzarsi per affrontare lo scontro di classe
Abbiamo impostato la nostra campagna elettorale sull'astensionismo in rifiuto a tutti gli appelli al voto perché, in quanto comunisti, non possiamo contribuire all'avanzata delle forze borghesi che da anni aggravano le condizioni di lavoro e di vita di milioni di proletari: lavoratori e pensionati e perché non ci sono le condizioni per presentare liste rivoluzionarie contro il sistema di sfruttamento e oppressione (all'interno la nostra analisi sui risultati).
"Le elezioni passano e i padroni restano" è stato il nostro slogan e così è. Dopo aver illuso gli elettori ora gli eletti si scannano per la presa del potere mentre ogni giorno chiude una fabbrica e gli operai ingrossano le file dei disoccupati.
Il costo della vita aumenta sia per le bollette, acqua, luce, riscaldamento, che per i continui rincari alimentari. È già previsto un prossimo aumento dell'Iva e accise sui carburanti. Aumenta il prezzo del biglietto del trasporto, il pedaggio autostradale, il carburante è alle stelle, mentre i servizi sociali e la sanità diminuiscono e sono depotenziati. Ormai è risaputo che milioni di persone sono costrette a rinunciare alle cure mediche perché non possono pagare le medicine né i ticket.

Tra contraddizioni e manovre più o meno sotterranee, trasformismi sulle promesse in campagna elettorale, tra le ingerenze straniere: dalla Ue al Vaticano, agli Stati Uniti i partiti sgomitano per prendere il potere e formare un governo che continuerà la politica antipopolare, repressiva, europeista e di riforme istituzionali. Una politica di smantellamento del mondo del lavoro e di guerra a favore dell'imperialismo. Tant'è che mentre tutti erano concentrati sulle elezioni Confindustria ha siglato un famigerato accordo con Cgil-Cisl-Uil-Ugl. L'ennesimo che si caratterizza per impedire il conflitto di classe tra capitale e lavoro garantendo ai padroni mano libera nello sfruttamento.
Governo e Parlamento prenderanno forma con il carico di 2300 miliardi di euro di debito pubblico, con rappresentanti di forze politiche sempre più spostate a destra in continuità con la gestione degli interessi della borghesia sia sul piano economico che di guerra, sia sulle scelte fatte all'interno dell'Unione europea i cui trattati, nelle promesse elettorali, non sono stati (e non saranno) messi in discussione. Compito già assolto egregiamente dai governi di centro sinistra a guida PD.
Non continuino ad illudersi quelli che hanno votato il M5S contro la casta, dandogli una paternità di sinistra, né quelli che hanno votato Lega credendo che libererà il Paese dai vincoli europei.

Qualunque sia la coalizione sul proletariato piomberà una nuova stagione di sacrifici, autoritarismo, repressione e disoccupazione perché non sarà certo il prossimo governo ad impedire la fuga degli imprenditori, dopo aver preso le sovvenzioni statali, a far rientrare le 36mila aziende delocalizzate in varie parti dell'Europa e dell'Asia dove sfruttano nuova classe operaia. Non sarà un governo che aumenterà le tasse alle multinazionali che producono in Italia (già ridotte dal 27,5 al 24% dal PD), né che fermerà l'aggressività dell'Unione europea per il suo sostegno degli interessi del complesso militare industriale e per la militarizzazione dell'Europa, per la quale la Commissione ha proposto la spesa di 500 milioni per il biennio 2018-2020. L'Italia non uscirà dalla Nato perché nessun partito eletto l'ha messa in discussione nella campagna elettorale, anzi rispetterà la richiesta degli Stati Uniti di aumentare la spesa per la Difesa e raggiungere almeno il 2% del Pil: più soldi per più armi, per più capacità militare, quindi guerra.
Per i comunisti la lotta sarà ancora più dura perché dovranno affrontare un attacco anticomunista, ancora più profondo, sostenuto dalle teorie di chi pone sullo stesso piano comunismo e fascismo e dai ciarlatani che dichiarano di non essere né di destra, né di sinistra - salvo propendere nella pratica per la destra -.
Il mondo è diviso in classi, ci sono gli sfruttatori e gli sfruttati e ci sono le ideologie. Perché i comunisti dovrebbero rinunciare alla propria - l'unica in grado di sostituire il sistema capitalista nelle mani di pochi con quello socialista nelle mani dei lavoratori - quando la borghesia e i suoi rappresentanti fanno valere la propria in tutti i settori della vita?
Il proletariato, i lavoratori - compresi coloro che sono caduti nella trappola del "voto utile" - si accorgeranno ben presto che il sistema capitalista non è riformabile, che la risposta alle selvagge scelte economiche e ai conseguenti disastri sociali imposti dalla “dittatura del capitale” richiede la partecipazione attiva e diretta, la lotta e non la delega. Richiede l'unità dei lavoratori contro il nemico comune che non sono gli immigrati, ma i padroni che sfruttano sempre di più per proseguire la loro corsa al massimo profitto. 
Dovremo impegnare tutte le nostre energie contro le forze che governeranno anche sul tema del progressivo autoritarismo,
di controllo, militarizzazione, di repressione politica e sociale e della crescente gravità del fascismo sotto qualsiasi veste si presenti. Comprese le bande squadristiche - spesso colluse con mafia e criminalità - utilizzate tatticamente dalla reazione padronale per colpire lavoratori in lotta e militanti di sinistra, che oggi si rivitalizzano nelle strade di tutto il Paese perché forti dell'avanzata delle forze reazionarie elette al Parlamento.  
Alla vigilia del 25 Aprile, dopo 73 anni, è doveroso ribadire l'importanza dell'impegno per un antifascismo attivo, vissuto in modo militante e non retorico o parolaio come abbiamo registrato in questi ultimi mesi in realzione ai fatti di Macerata e di Firenze. Un antifascismo basato sulle aspirazioni di classe che hanno animato la Resistenza (sopita, manipolata, distorta, tradita) nella sua lotta contro il capitalismo e i suoi governi nella quale operai, proletari, uomini e donne - che compresero l'inscindibile legame tra fascismo guerrafondaio e sistema capitalistico - misero in gioco la propria vita combattendo nelle brigate partigiane e nei Gap rimanendo uccisi, torturati, deportati nei campi di sterminio nazi-fascisti. Abbiamo bisogno di quel risveglio politico e culturale, etico ed esistenziale, di quell’esperienza resistenziale e delle successive battaglie antifasciste combattute nel nostro Paese.

In particolare i giovani, defraudati della memoria storica, schiacciati tra il consumismo, la precarietà esistenziale e lavorativa fatta di disoccupazione e spietato sfruttamento di un mercato del lavoro senza più regole devono capire, che per evitare di vivere un presente senza futuro, è possibile costruire una società diversa.

 


10 febbraio 2018 redazione
editoriale 1/2018

LINTERESSE DEL PROLETARIATO
L'obiettivo della ricostituzione del partito comunista è all'ordine del giorno dei comunisti rivoluzionari
Siamo in campagna elettorale, che in effetti è partita da tempo, grazie anche alla piaggeria dei vari mezzi di informazione. Tutti, lacerati dalle scelte dei candidati, sono lanciati in una gara di promesse improbabili e tutti uniti per convincere gli elettori ad andare a votare. Con una legge, peraltro, diabolica e truffaldina che non garantisce assolutamente quella stabilità tanto invocata da governo e politici. Anche la sinistra è sensibile al richiamo delle sirene del voto alimentando illusioni, parlamentarismo e fiducia negli strumenti della democrazia borghese. Ebbene noi, ancora una volta, ci distinguiamo e ci pronunciamo per l'astensionismo. Perché? Perché nessuna forza che si candida può rappresentare gli interessi della classe lavoratrice nell'attuale situazione e perché siamo convinti che la macchina statale borghese deve essere demolita e non si possa semplicemente impossessarsene.
Ci richiamiamo all'unico modo per cambiare effettivamente le condizioni drammatiche in cui si vive e che, nonostante le "rassicurazioni" dei governanti, peggioreranno sempre più.  Da marxisti e leninisti ci basiamo su teorie scientifiche, e non dogmi incontrastabili, che sono state applicate con successo e che sono più che mai valide. Seguendo Marx (ricordiamo quest'anno i 170 anni del "Manifesto" del partito comunista) e Lenin sappiamo che solo distruggendo il capitalismo e con esso tutti i borghesi, che solo capovolgendo i rapporti di forza a favore del proletariato si può instaurare un sistema sociale di liberi dallo sfruttamento. Ma per arrivare a questo ci vuole un autentico partito comunista che non ripercorri le teorie riformiste ed opportuniste che la spudorata disonestà intellettuale ha portato alla sconfitta del PCI. Il partito, per permettere alla classe operaia di soppiantare e sostituirsi alla borghesia confermando che gli operai possono "fare da sé e fare bene", impadronirsi della produzione e avviare una rigenerazione di tutta la società, come sosteneva Gramsci.
Sappiamo che la costruzione del partito comunista è opera lunga e complessa, comprende l'organizzazione, la struttura, il metodo e il contenuto del lavoro rivoluzionario, l'assimilazione del marxismo-leninismo e farne pratica nella vita interna e nell'azione politica del partito con l'obiettivo di portare la lotta di classe alla rivoluzione. Cosa ben diversa da un'adesione generale a un movimento rivoluzionario.  Quando si parla di rivoluzione, di presa del potere, di rovesciamento della borghesia si deve essere coscienti che al proletariato è necessario il suo stato maggiore, cioè il partito leninista. Qualcuno dirà che ce ne sono anche troppi di partiti comunisti nel panorama italiano, ciò che distingue la nostra concezione è che per noi il partito comunista, pur "rappresentando" gli interessi delle masse lavoratrici, attua la volontà di una determinata parte delle masse, quella più avanzata, la parte del proletariato che vuole rovesciare il regime esistente con mezzi rivoluzionari per fondare il comunismo.
Guardiamo a Gramsci perché ha posto le basi e indicato la strada per compiere in Italia la rivoluzione proletaria, non a caso il fascismo lo imprigionò perché capo del Partito Comunista e riferimento del proletariato italiano e lo condannò per la grande opera da lui svolta. Ma al tempo stesso guardiamo a Lenin e Stalin tanto più oggi che il revisionismo, il riformismo,
lo sviluppo di teorie di ogni genere: dalla fine della storia, alla fine dell'ideologia, alla scomparsa della classe operaia ecc. ecc. - generate o da precisi interessi di classe della borghesia, o da interpretazioni errate circa le forme assunte dal capitalismo nella sua fase imperialista, mentre rimane intatto il raggiungimento del massimo profitto attraverso lo sfruttamento della classe operaia e la rapina dei popoli - sembra abbiano portato indietro la situazione.
Lenin intendeva l'organizzazione all'opposto delle organizzazioni tradizionali dei cosiddetti partiti di massa della sinistra dove chiunque può iscriversi con il conseguente annacquamento della sua composizione di classe e dove si perpetua la separazione tra la lotta economica e quella politica, dove gli intellettuali elaborano la teoria, i dirigenti fanno la politica e ai proletari rimane solo la lotta rivendicativa economica-sindacale, sempre nell'ambito delle compatibilità col sistema capitalista, in conformità alle forme dello Stato borghese. La più ampia democrazia si ottiene obbligando tutti i militanti a partecipare attivamente alla vita politica del partito. Come sosteneva Lenin nel saggio "Un passo avanti, due passi indietro": "Il partito, nella sua attività pratica - se vuole conservare l'unità delle sue fila - deve applicare una disciplina proletaria unica, egualmente obbligatoria per tuttti i membri del Partito, tanto per i capi, quanto per i semplici membri. Perciò nel Partito non deve esserci alcuna divisione in membri dell'élite, per i quali la disciplina non sia obbligatoria e i non membri dell'élite, che debbano sottomettersi alla disciplina..."
Stalin, ritenendo il partito "il capo politico della classe operaia", precisava che "non deve limitarsi a registrare quello che la massa della classe operaia sente e pensa e trascinarsi alla coda del movimento spontaneo, ma deve condurre dietro a sé il proletariato, elevarsi al di sopra degli interessi immediati del proletariato, elevare le masse al livello degli interessi di classe del proletariato". Per Stalin, essere in grado di dirigere la lotta del proletariato il partito, armato d'una teoria rivoluzionaria, deve conoscere le leggi del movimento e le leggi della rivoluzione. Deve assorbire tutti i migliori elementi della classe operaia, la loro essenza, il loro spirito rivoluzionario, la loro devozione sconfinata alla causa del proletariato. Deve porsi alla testa della classe operaia e vedere più lontano della classe operaia perché solo così è in grado di trasformare la classe operaia in forza politica indipendente.

L'obiettivo della ricostituzione del partito comunista è all'ordine del giorno dei comunisti
che non praticano il riformismo, che si distinguono nella lotta sindacale-rivendicativa per difendere gli interessi immediati, e vincere l'opportunismo, uno dei principali nemici del movimento operaio. La pratica dimostra che quando i sindacalisti attivi tra la classe lavoratrice sono opportunisti difendono gli interessi della borghesia meglio degli stessi borghesi. Ma al tempo stesso i comunisti difendono gli interessi futuri del movimento operaio senza dimenticare mai che lo scopo finale della lotta di classe - affermazione che non deve essere solo teorica - è quello dell'abolizione del sistema del lavoro salariato e dell'emancipazione del proletariato.

Gli insegnamenti e l'operato di Marx, Lenin, Stalin, Gramsci, ancora oggi, sono di grande attualità per chi vuole condurre la lotta di classe sino all'abbattimento violento del capitalismo per una società fondata sul lavoro e sull'emancipazione da ogni forma di schiavitù dell'uomo sull'uomo. Approfondire i loro scritti non è anacronistico come vuole inculcare la borghesia che non perde occasione per attaccarli, manipolarli, mistificarli. L'obiettivo deve essere la rivoluzione sociale attraverso la quale la classe lavoratrice diventi padrone della situazione, con la condizione della dittatura del proletariato, indispensabile nella lotta contro le forze e le tradizioni della vecchia società, nel passaggio dal capitalismo al comunismo, cioè la società senza classi. Non c'è altra via, se non si capisce, non c'è salvezza!


26 dicembre 2017 redazione
editoriale n. 7
No alle trappole illusorie Sostenete

No alle trappole illusorie
Sostenete "nuova unità", per affermare una voce comunista contro il feroce attacco anticomunista
C'è un grande affanno che agita le forze politiche in previsione delle elezioni governative con una legge che contrasta completamente il concetto su cui ci martellano da anni: la governabilità. Tutte cercano il consenso facendo a gara sulle più svariate proposte a favore del "popolo". Un baraccone che trova ampio spazio su tutti i massmedia, ma che non funziona più perché nessuna soluzione ai problemi del proletariato e dei giovani può venire, anzi quel che si profila è un governo ancora più reazionario sempre più schierato con l'imperialismo USA, della UE e la NATO.
Sono i risultati elettorali a confermare il sempre crescente astensionismo. Che riteniamo sia un fatto positivo anche se lo sdegno e la sfiducia dei proletari nei confronti dei palazzi del potere non si sono ancora orientati pienamente in forza anticapitalista e nello sviluppo della lotta di classe con una presa di coscienza rivoluzionaria.

Nel momento in cui la borghesia cancella tutti i diritti del mondo del lavoro - a partire dal più importante, quello della libertà di sciopero -; aumenta la disoccupazione, la maggioranza dei pensionati è alla fame, mancano le case popolari, si svendono le fabbriche, si tagliano servizi e sanità, i lavoratori sono costretti a scegliere tra lavoro e salute, impera la precarietà, si violenta la natura, i nazi-fascisti rialzano la testa, l'imperialismo aumenta la sua aggressività cercando sempre nuove guerre, tira fuori dal cappello i soliti argomenti di "distrazione di massa", ultimo in ordine di tempo il testamento biologico.
I vari governi appellandosi al rispetto dei vincoli di Maastricht, di Lisbona ecc. al pareggio di bilancio, al fiscal compact tagliano su tutte le spese sociali mentre il debito pubblico continua a crescere per le spese militari e il riarmo, per l'appartenenza alla Nato, per finanziare le banche e le industrie, per le enormi spese gestionali sostenute da questo governo, ivi comprese quelle che, con la sordina, sono state utilizzate per portare in Italia le salme dei monarchi che "per grazia di dio e per la volontà della nazione re d'Italia imperatore d'Etiopia" hanno appoggiato il regime fascista e promulgato i provvedimenti per la difesa della razza.

Il vero problema è il capitalismo che nessun partito né movimento hanno intenzione di abbattere perché lo rappresentano. Il capitale si basa sullo sfruttamento dei lavoratori, sul plusvalore, sul profitto esattamente come l'ha analizzato Marx con un'analisi pienamente attuale. Il suo prolungamento aumenta solo la sofferenza della classe operaia e delle masse popolari che non devono cadere nelle trappole delle promesse elettorali. La lotta, l'organizzazione, il protagonismo operaio sono elementi indispensabili per cambiare il sistema capitalista in socialista. Per questo noi, comunisti di "nuova unità", resistiamo per portare avanti le nostre idee rivoluzionarie, convinti della necessità dell'unità dei comunisti per arrivare ad una vera lotta di classe che sconfigga il capitalismo. Pensiamo che anche un giornale come "nuova unità" - che è una goccia nel mare dell'informazione borghese che raggiunge e condiziona milioni di persone - sia fattore di coesione e organizzazione politica, uno strumento di riflessione, fondamentale per la formazione, e di lotta per l'aggregazione e lo scontro politico.
È vero che, anno dopo anno, la situazione è sempre più difficile e complicata. Molti compagni abbonati e diffusori ci hanno lasciato troppo precocemente e numerosi sono disoccupati o pensionati che non possono pagare l’abbonamento. Pur non volendo anche quest'anno siamo obbligati ad una robusta selezione e, quindi, sospenderemo l'invio a coloro che, pur potendo, non pagano evidentemente perché sottovalutano il sacrificio dell'impegno volontario dei compagni per garantire e rafforzare una voce comunista in un periodo di forte attacco al comunismo, che può vivere solo sul contributo dei lettori e dei sostenitori che si battono ogni giorno per abbattere questo marcio sistema capitalista e imperialista.