13 gennaio 2019 redazione
nu. 1/2019
Borghesia e imperialismo sempre all'attacco

Non è il momento di stare a guardare, ma di parteggiare
La borghesia non cede il potere. È per questo che la lotta rivoluzionaria deve annientarla. Non c'è un altro sistema. E la rivoluzione va portata alle estreme conseguenze. Argentina, Colombia, Brasile, Nicaragua, il Venezuela oggi dimostrano che per costruire il socialismo non si può lasciare spazio a privatizzazioni, liberalizzazioni, alla conciliazione con la borghesia, al capitalismo - sono oltre 3mila le aziende statunitensi sul territorio - e alle forze di destra che ne fanno gli interessi. L'imperialismo con a capo gli Stati Uniti sono sempre pronti a punire gli Stati che giudicano scomodi e a utilizzarli per denigrare il comunismo. Washington ha concertato l'operazione contro il Venezuela con il pretesto delle elezioni che hanno favorito Maduro, garantite da un sistema che impedisce brogli e con la presenza degli osservatori internazionali del Consiglio dei Periti elettorali latino-americani (Ceela), dell'Unione africana, della Comunità dei Caraibi (Caricom) (assente l'UE che si è rifiutata), commissione presieduta da Jimmi Carter. A fianco degli Stati Uniti il Canada, molti Stati latinoamericani ed europei e la UE che aveva rifiutato - per voce di Federica Mogherini di monitorare le elezioni - e che ha anche bloccato i fondi statali venezuelani in Belgio.
Ma il sabotaggio, le sanzioni e la costruzione di simulazioni della borghesia che è in atto da tempo, è riuscito: è causa dell'aggravamento delle condizioni di vita delle masse e della divisione tra la popolazione, molto favorevole agli interessi del capitale euro-atlantico.
Destituire Maduro lo chiamano ripristino della democrazia. È la democrazia del potere che disconosce la volontà degli elettori e invoca l'intervento militare da parte di un paese straniero. Un deja vu da anni in troppe parti del mondo. La classe dominante borghese non accetta neppure la democrazia formale se non può governare con il consenso dei subalterni e degli alleati e perciò grida alla democrazia tradita, ma si accorda con i talebani sul ritiro delle truppe lasciando il paese nelle loro mani.
L'Italia non si distingue. Sul Venezuela il Governo traccheggia tra varie posizioni e viene sollecitato da quel vecchio arnese del Presidente Mattarella (che si manifesta sempre più reazionario) per schierarsi e riconoscere ufficialmente il fantoccio Guaidò autoproclamatosi presidente (così patriottico da invocare l'intervento militare degli USA), un anticomunista, militante dell'organizzazione di estrema destra Voluntad popular, che non ha neppure partecipato alle elezioni del 2018, anzi le ha boicottate per paura di perderle, e che sta ingannando la parte della popolazione venezuelana che lo segue con promesse che non manterrà.
Accodati al clima politico imperante si sono scatenati: mass-media, opinionisti, politicanti, partiti di "sinistra" fino alla Cgil che, dopo la condanna del colpo di Stato, ha rettificato ribadendo nessun sostegno a Maduro.
Il nemico di classe ha le idee molto chiare. Anche screditare Maduro considerandolo comunista è utilizzato per far avanzare la campagna contro gli ideali del socialismo e del comunismo che rappresentano un modo di vista diverso, a favore della maggioranza della popolazione, contro l'imperante individualismo, della privatizzazione. Le crescenti forme reazionarie e nazionaliste possono penetrare nel movimento operaio e popolare a causa dell'indebolimento della coscienza di classe e grazie all'attività del revisionismo, del "riformismo" della cosiddetta sinistra e del conciliatorismo dei sindacati, scatenano la guerra tra poveri e rafforzano i veri nemici.
L'aggressività del padronato, che conosce solo la legge del profitto, non diminuisce con il cambiare dei governi, così come il peggioramento delle condizioni di vita e l'imbarbarimento delle condizioni di lavoro - sul quale pesano sempre più per i proletari la mancanza di sicurezza di avere un lavoro, una casa, il diritto a curarsi o di far studiare i figli mentre le morti di e da lavoro mietono vittime quotidiane. Per la loro sicurezza i padroni attaccano il diritto di sciopero e criminalizzano le manifestazioni di protesta, i blocchi stradali e i picchetti, strumenti della lotta di classe per la difesa dell'occupazione, di fronte alle continue chiusure (ultime in ordine di tempo Alessi e Zara) e le delocalizzazioni di aziende. Delocalizzazioni che, in nome della libertà di mercato, anche questo governo così prepotente con i deboli (proletari e immigrati) finge di non vedere per non disturbare i forti, le multinazionali e gli interessi del grande capitale.
Al momento rivoluzionario ci si arriva con la pratica della lotta di classe che i vari governi di centrosinistra o centrodestra tentano in tutti i modi di frenare promettendo demagogicamente cambiamenti per risolvere i problemi irrisolvibili fermo restando il capitalismo. L'organizzazione e l'unità sono le chiavi per vincere ogni battaglia parziale nei luoghi di lavoro - quella del recupero di alcuni dei diritti perduti -, ma la classe lavoratrice deve capire che sta pagando una crisi imposta dalle scelte e dagli interessi del capitalismo che utilizza questo o quel governo, o partito, a seconda delle proprie necessità. Il movimento operaio deve dimostrare che è con la lotta politica, organizzata nel Partito comunista, che si può e si deve arrivare ad un sistema sociale dove non esistano più padroni e, quindi, senza sfruttamento.
L'imperialismo vuole imporre la propria dittatura in tutto il mondo. Non è il momento di stare a guardare, ma di parteggiare. Di fronte ad una situazione mondiale molto grave, ad una situazione interna di piena fascistizzazione dello Stato, occorre uno sforzo organizzativo per vincere la frammentazione della classe e favorire l'unità della classe e dei comunisti.

 


5 gennaio 2019 redazione
editoriale n. 7/2018

Rompere con lo sfruttamento
Questo sistema che genera insicurezza, povertà, guerra ecc. va abbattuto
Stiamo finendo un altro anno ed è doveroso insistere sull'appello ai rinnovi dell'abbonamento per metterci in condizioni di continuare ad uscire con il nostro giornale. Quello di "nuova unità" è uno sforzo editoriale che si mantiene sul sostegno collettivo, una voce comunista che possa aprire il dibattito portando un po' di approfondimento dei temi trattati con un'ottica diversa dal pensiero unico prevalente. E portare un po' di chiarezza nella galassia della sinistra senza vergognarsi di definirsi comunista, soprattutto nel momento in cui avanzano le formazioni neo-naziste, i fascisti si inseriscono nel sociale per fare proselitismo e raccogliere voti; mentre è continuo il martellamento culturale e della stampa sul collegamento tra la caduta dell'esperienza sovietica e la fine dell'ideologia comunista (trappola nella quale molti cadono nonostante sia sempre più palese il fallimento del capitalismo); i partiti comunisti nei paesi europei vengono messi al bando e l'UE porta avanti la sua campagna di equiparazione del comunismo al nazismo per diffamare il socialismo. Cioè l'unico sistema sociale in grado di sostituire il capitalismo e, quindi, di eliminare lo sfruttamento della classe lavoratrice, la disoccupazione, il carovita ecc.
Che il capitalismo sia la causa di tutti i mali è dimostrato dal malessere che esprimono le masse popolari. In questo ultimi due mesi in Francia ne è stata data una dimostrazione. L'aumento del prezzo del carburante è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e ha fatto emergere che Macron - l'astro nascente sul quale molti puntavano, a partire da Renzi - è il "presidente dei ricchi", il presidente dei monopoli che difende patrimoni e profitti della borghesia diminuendole persino le quote delle tasse, invece aumentandole - insieme a prelievi obbligatori - a coloro che lavorano e che non riescono più ad arrivare a fine mese. A nulla è servita la giustificazione "ecologica" di Macron che per agevolare i monopoli petroliferi ha smantellato la rete ferroviaria a favore del trasporto su strada costringendo i lavoratori all'uso dell'auto.
La popolazione francese ha reagito ed è scesa in piazza con i gilet gialli. Un movimento che è a rischio di manipolazioni in quanto privo di una direzione di classe e di un partito comunista (che fa riflettere i frantumati comunisti francesi), e che rischia di favorire la destra di Le Pen, ma sviluppatosi su giuste rivendicazioni nate dallo sfruttamento e dal continuo peggioramento delle condizioni - dovuto anche all'aumento della disoccupazione e allo smantellamento dei servizi sociali e della sanità - della popolazione francese.
Di fronte alle contestazioni Macron - dopo l'uso di una dura repressione e restrizione di azioni sindacali - si è presentato con un fantozziano j'accuse annunciando una serie di minime misure, considerate briciole dal movimento, che non hanno convinto e non hanno placato le proteste. Tant'è che, puntuale, è spuntato il terrorista! Nei suoi 13 minuti di intervento ha dovuto riconoscere le ragioni della protesta, pur parandosi dietro il fatto che il malessere esiste anche in altri paesi. È vero, infatti, imponenti manifestazioni si registrano dall'Ungheria, all'Albania, alla Grecia, al Belgio. Ma le popolazioni si ribellano in tante parti del mondo fino all'Afghanistan, ignorato dai mezzi di informazione nostrani.
"Non saremo più schiavi", "Libera università in un paese libero", "Più diritti meno Orban" sono gli slogan che uniscono lavoratori e studenti nelle piazze ungheresi dopo l'approvazione della cosiddetta legge schiavitù che porta il tetto degli straordinari a 400 ore l'anno - 150 ore in più delle attuali 250 - pagabili in tre anni. Legge che favorisce l'industria che lamenta carenza di manodopera, in particolare quella automobilistica tedesca - Mercedes, Audi, Opel, BMW - che hanno trasferito le loro fabbriche in Ungheria negli ultimi anni.
A Tirana centinaia di studenti contestano l'aumento delle tasse universitarie. Proteste anche da parte degli sfrattati dalle loro abitazioni che saranno demolite per costruire la tangenziale ovest - sono lontani i tempi in cui tutto era diritto e gratuito -, oggi la risposta è solo la violenza della polizia. Le manifestazioni riguardano anche la difesa dell'ambiente perché il governo albanese ha deciso di smantellare sul proprio territorio le armi chimiche di altri paesi.
Gli scioperi generali, promossi dal Pame, hanno visto migliaia e migliaia di lavoratori scendere in piazza in varie città della Grecia per rivendicare aumenti salariali, delle pensioni, della sanità contro le briciole offerte dal governo Syriza-Anel, le sue bugie e la sua propaganda; per denunciare l'attacco delle banche e dei meccanismi dello Stato borghese agli alloggi popolari e alle famiglie, accentuato attraverso aste, tasse, procedimenti giudiziari contro coloro che resistono. Il 45° Anniversario della rivolta del politecnico è stata un'altra occasione per imponenti manifestazioni in numerose città.
Coraggiosi attivisti e militanti contro la guerra del Partito della Solidarietà Afghano e di altre associazioni per la pace, protestano - soprattutto a Kabul - contro l’occupazione dell'Afghanistan  da parte degli Stati Uniti e della NATO - che hanno bisogno di un governo corrotto e traballante - e che, non solo non hanno lasciato il Paese, ma hanno legalizzato le loro basi permanenti attraverso i loro servitori e l'hanno trasformato in un centro di spionaggio delle varie agenzie di intelligence, di produzione e traffico di droga che è alla base dell'economia, con tre milioni di tossicodipendenti come risultato.
"Massacri USA /NATO: una sfida alla coscienza del mondo!
Basi militari USA = spargimento di sangue in Afghanistan!" "Per l’emancipazione delle donne afghane: lotta contro l'occupazione e il fondamentalismo!” sono alcuni degli slogan usati.
"Con l'occupazione della nostra patria le sofferenze e l'agonia della nostra gente si sono moltiplicate: i nostri villaggi sono presi di mira quotidianamente dagli attacchi aerei condotti dagli assetati di sangue sotto la bandiera USA e NATO (una guerra costata oltre 1000 miliardi di dollari), con la maggior parte delle vittime che sono donne e bambini. La popolazione rurale è schiacciata tra talebani, ISIS e milizie filogovernative", ha dichiarato Selay Ghaffar, portavoce del PSA.
La siccità dell'ultimo anno aggrava la situazione disumana sia per i bambini - 500mila vivono in condizione di malnutrizione e almeno 160 sono stati venduti negli ultimi mesi da genitori che non sono in grado di pagare i loro debiti -. Anche le donne continuano a soffrire peggio che durante il periodo buio del regime talebano e ciò dimostra come l'invasione del 2001 che aveva lo scopo di salvarle (dal burka) fosse una spudorata menzogna sostenuta dai mass media occidentali e dai politici alla Bonino che ora tacciono.
Le condizioni in Italia non sono migliori di quelle dei francesi o di altri paesi, anzi. I rincari sono continui - a partire dal carburante - le tariffe dei servizi sono una truffa di spese aggiuntive sul consumo reale, la sanità viene pagata due volte: con le trattenute e con i ticket e per un'assistenza peggiorativa. Ogni giorno chiude o delocalizza una fabbrica, i disoccupati non sono assistiti ecc. ecc.
Eppure ancora c'è chi crede che questo governo possa fare miracoli. L'uso della propaganda e degli slogan razzisti, reazionari, retorici e misogeni (Pillon esalta la famiglia ma fa lavorare le donne incinte fino ai 9 mesi!) di Salvini e Di Maio fa sì che elettori, e non solo, non si rendano conto dei retromarcia dalle stesse promesse e delle truffe su decreti che spacciano come grandi conquiste, ma che sono di assoluta secondaria importanza. Che per la manovra finanziaria il governo ha ceduto alle richieste della UE, chei ricorre a condoni, tagli, depotenziamento dell'Inail mentre aumentano gli infortuni e le morti sul lavoro, che ricorre alla continua fiducia del parlamento. Rimandano sul reddito di cittadinanza (straridotto), "superano" la legge Fornero, peggiorandola. E dimenticano i terremotati!
Dov'è il tanto sventolato cambiamento per il "popolo", per gli "italiani prima di tutti"? Anche questo governo non risolve i problemi perché non intacca il sistema capitalista, accetta le regole dell'Ue, rimane sottomesso agli Stati Uniti e alla Nato che l'Italia continua a sostenere pagando 70 milioni al giorno per appartenere ad una alleanza che porta solo alla guerra perché già ci coinvolge in quelle esistenti.
Se pure in assenza di una seria opposizione di classe Lega e M5S sono preoccupati di una rivolta di piazza e agiscono per evitarla e mantenere la pace sociale, in attesa della scadenza delle elezioni europee con le quali contano di fare il pieno di voti e poi... poi ci saranno altre sorprese! 
La mobilitazione risoluta come in Francia dimostra che i governanti impauriti tentano una mediazione. Sono briciole che non bastano, ma possono servire per alzare il tiro anche se non sono risolutive perché la classe lavoratrice non può accontentarsi di misure riformiste rivolte a frenare il malcontento popolare.
Non si tratta di scimmiottare i gilet gialli come stanno tentando di fare un sindacalista degli ambulanti e un ex militante no tav ed ex deputato torinese del M5S né di tornare ai precedenti governi socialdemocratici e/o liberali che hanno sempre operato a favore della borghesia e per impedire il protagonismo della classe operaia. Sono i lavoratori, uniti e organizzati, che devono rafforzare la lotta, sconfiggere il populismo e prendere in mano la situazione per scalzare i capitalisti e i loro profitti che sono alla base della vita difficile di sfruttamento, patimenti e continui sacrifici, con l'obiettivo della presa del potere.  


5 novembre 2018 redazione
editoriale n. 6

CAMBIARE IL SISTEMA
Sviluppare la mobilitazione e organizzarsi per dire no ai governi borghesi
Il governo che si definisce del "cambiamento", che manda strali all'UE invocando la "sovranità" - nonostante l'alleanza con gli Stati Uniti in funzione anti franco-tedesca - invia il documento finanziario a Bruxelles prima di presentarlo al Parlamento italiano. Lega e M5S, una volta al potere, buttano giù la maschera e si rimangiano tutte le promesse della campagna elettorale trovando una giustificazione per tutto al fine pur di non perdere il consenso dell'elettorato.
Non siamo mai teneri quando ci riferiamo ai governi borghesi e non ci sottraiamo neppure per questo, in particolare perché inganna con un atteggiamento che fa leva su ampi strati popolari. La caratteristica di questo governo razzista, populista, repressivo, oppressivo, di attacco all'emancipazione femminile e ai diritti civili - aborto in primis - è quella di strumentalizzare le percezioni delle persone più arretrate, ignoranti e impaurite, farle proprie e trasformarle in misure reazionarie. Il campo di riferimento di questo governo è chiaro. È quello della Le Pen - che Salvini ha incontrato recentemente nella sede dell'UGL (sindacato erede della Cisnal, a sua volta erede del sindacato fascista e accettato dei sindacati confederali quale co-firmatario dei vari accordi !!) per discutere su “Crescita economica e prospettive sociali in un’Europa delle Nazioni”, in vista delle prossime elezioni europee.
È il campo del reazionario e oscurantista brasiliano Bolsonaro con il quale Salvini si è subito congratulato, tra un twitter e l'altro con suo figlio. È quello del fascista ungherese Orbàn, del nazista austriaco Kurz, tutti alleati per portare avanti una visione e una politica nazionalista che chiamano sovranista per affermare una supremazia nazionale contro ogni ipotesi di solidarietà tra popoli. Si propongono ai capitalisti come quelli capaci di superare le contraddizioni con l'uso della forza, del bastone, senza mediazioni con il movimento operaio per garantire il sistema capitalista.
C'è disoccupazione? Allora si crea il nemico nell'immigrato che toglie il lavoro agli "italiani" dividendo il fronte di lotta dei lavoratori. C'è criminalità? Lo stesso nemico: gli stranieri. C'è un sindaco che si occupa degli immigrati? Va condannato all'esilio. Le donne vengono uccise? Si scatena la caccia all'immigrato anche se la maggoranza delle donne è uccisa da "italiani", molti dei quali indossano una divisa. Aspetti il reddito di cittadinanza? Mettiti in fila la strada è ancora lunga e poi si vedrà. Ti rubano in casa? Puoi difenderti sparando. Le scuole cadono a pezzi, non sono antisismiche? Ecco che arriva il controllo di poliziotti e telecamere. Occupi una casa delle migliaia sfitte? Ci pensa la polizia a sgomberare. È il decreto sicurezza sul quale sarà posto il voto di fiducia (una norma ormai di tutti i governi che ci pone la domanda a che serve il parlamento?) che prevede l'aumento delle forze di polizia, delle telecamere, l'adozione del taser, la pistola elettronica, dei divieti. Un decreto che non è rivolto solo contro gli stranieri - che comunque hanno la peggio -, ma che intende colpire le lotte con eventuali blocchi stradali e ferroviari di studenti, dei senza casa e degli operai che re-iniziano a dare segnali di insofferenza allo stato di cose presenti. Come ha dimostrato lo sciopero generale del 26 ottobre indetto da alcune sigle sindacali di base: Cub-Si Cobas-Slai Cobas-Usi ait; il tentativo di autorganizzazione dei lavoratori che rifiutano le burocrazie sindacali, la manifestazione a Roma del Si Cobas del 27 ottobre, possono rappresentare un rinnovato protagonismo e la ricerca dell'unità e della necessaria organizzazione della classe lavoratrice. Necessaria per affrontare le continue emergenze occupazionali contro le quali sono insufficienti le soluzioni di Di Maio come il ripristino degli ammortizzatori sociali in deroga - ridotti nella durata -, in alcune maggiori vertenze; un probabile quanto fumoso "reddito di cittadinanza" che non si sa ancora chi realmente ne potrebbe usufruire e a che condizioni essendo slittata di qualche mese la sua presentazione fuori dalla manovra finanziaria (DEF). Di Maio non incide sull'impoverimento del tessuto produttivo: fabbriche in mano agli stranieri che chiudono, imprese italiane che delocalizzano alla ricerca di sempre maggiori profitti. Le cose certe sono quelle che abbiamo visto con il cedimento sulle necessità del capitale con l'Ilva di Taranto, il gasdotto Tap pugliese e con la riattivazione dei vaucher. Altro che governo del cambiamento!
Lega e M5S non si preoccupano dello sfruttamento padronale che provoca morti e invalidi sul lavoro; non si preccupano dei rapporti schiavistici che regolano l'occupazione degli stranieri, dei contratti capestro per i lavoratori. Dopo i roboanti annunci contro la Fornero hanno inventato la quota cento, riuscendo a peggiorare la condizione dei pensionati - se mai è possibile - ma proseguono la linea salvabanche e dei condoni, dei loro predecessori. Dicono e urlano di combattere la criminalità, ma se la prendono con la piccola e spicciola manovalanza senza andare alla radice delle cause, nessuna parola o provvedimento contro mafia e simili. Lasciano campo libero alle formazioni fasciste, più che mai funzionali al sistema, alla repressione e allo spargimento della paura. Così si mettono davanti a tutto gli interessi degli italiani, e del popolo?

Dall'altra parte il PD - dopo la sua fallimentare politica riformista che ha spianato la strada alla deriva populista con un crescente autoritarismo e fascistizzazione dello Stato, è passato ad una sorta di "opposizione" - insieme a Forza Italia - tutta centrata sul deficit della manovra finanziaria calcolata in 27 miliardi di euro, quali veri paladini di banche, del grande capitale e della UE. Artefici degli aumenti delle spese militari, le hanno portate a ben 25 miliardi di euro, 70 milioni al giorno (che diventeranno 100 secondo la richiesta degli USA già accettata dal "governo del cambiamento" Salvini-Di Maio-Conte) per l'appartenenza alla NATO e per sostenere il complesso militare-industriale e le scelte guerrafondaie che non ci stancheremo mai di denunciare.
Sono cifre tenute nascoste alla popolazione perché non si renda conto di questo vero spreco di denaro pubblico che potrebbe essere utilizzato a fini sociali, a partire dalla sanità, dalla scuola e dalla ricerca invece di incrementare l'imperialismo italiano e internazionale. Tacciono per nascondere l'intreccio di interessi tra le aziende produttrici di morte (l'italiana Leonardo è al 9° posto) con partiti e istituzioni. In un sistema capitalista i governi sono solo comitati d'affari della borghesia e, quindi, rappresentano e fanno gli interessi della borghesia, non degli "italiani" né del "popolo" e nel nostro paese oggi anche la cosiddetta opposizione fa parte dello Stato maggiore borghese.
Allora qual è il problema? Il capitalismo non si può abbellire, non si riforma, non si salva. Si abbatte! Incominciando dal capire e discernere tra bieca propaganda e realtà e, di conseguenza, mobilitandosi e organizzandosi per respingere le misure contro il movimento operaio e proletariato che devono essere il perno della difesa dei propri interessi di classe nella prospettiva di una società che pensi veramente ai bisogni della maggioranza.


11 settembre 2018 redazione
editoriale n. 5

LA FASCISTIZZAZIONE È SEMPRE PIÙ EVIDENTE
Andare oltre l'attività sindacale per diventare protagonisti della politica che costruisca un futuro con un sistema sociale socialista, cioè solidale e non per ingrassare i capitalisti
Agosto è stato un mese caldo non solo dal punto di vista climatico. E non è stato di riposo per molti lavoratori. È stato invece caratterizzato da numerose morti sul lavoro; da presidi operai come alla Bakaert di Figline Valdarno - dove 318 operai spremuti come limoni con contratti sempre più al ribasso che hanno permesso all'azienda di realizzare grandi profitti - hanno ricevuto la lettera di licenziamento perché la multinazionale belga, ex Pirelli, ha deciso di delocalizzare in Repubblica ceca dove i profitti aumenteranno ulteriormente.  È continuato il presidio a Piombino degli operai ex Lucchini con il Camping 1 Cig - che insieme ai dipendenti Bekaert - hanno portato un buon contributo alla Festa di "Partigiani sempre" che si tiene ogni anno a Viareggio. I ferrovieri si sono mobilitati contro la firma dello scandaloso contratto che tende a dividere l'unità dei lavoratori tra FS e Italo. In molti hanno passato i mesi estivi con l'incubo della disoccupazione in seguito allo stallo di varie trattative, Ilva in primis.
La caduta del ponte Morandi a Genova - che ha aumentato la lista dei morti sul lavoro - ci riporta ad altre circostanze. Nel 1999, l'anno del governo D'Alema, quando crollavano i ponti serbi sotto i bombardamenti da aerei decollati dall'Italia veniva ceduta ad un gruppo di azionisti privati la proprietà pubblica della Società Autostrade che gestiva anche il ponte Morandi. Ovvero come agevolare gli interessi dei privati alla continua ricerca del massimo profitto. Il Morandi non è il primo ponte a crollare. Negli ultimi 3-4 anni sono decine i ponti ceduti e, per logica, non sarà l'ultimo però sono eventi che permettono ai politici di ogni risma di piangere lacrime... di coccodrillo e affermare la loro propaganda demagogica.
È morto Marchionne, il nemico degli sfruttati di tutto il mondo, colui che ha incassato i soldi degli ammortizzatori sociali per poi portare le fabbriche in altri paesi, ciononostante è stato, in men che non si dica, sostituito dai suoi amici con l'a.d. Manley che sposterà FCA sempre più verso gli USA. I mezzi di informazione lo hanno santificato, ma gli operai non hanno pianto. Il modello industriale Marchionne ha fatto carta straccia dei diritti dei lavoratori, del CCNL e del principio di rappresentanza sindacale all’interno delle fabbriche, esteso sul piano nazionale. La cosiddetta “newco” Fabbrica Italia è andata rovinosamente in cassa integrazione e poi è miseramente fallita dopo appena 7 mesi dall’avvio. L'
arroganza padronale di Marchionne ha in gran parte colpito i delegati e i lavoratori più combattivi con l'arma del licenziamento, della cassa integrazione, dei reparti-confino o delle sanzioni disciplinari. Ha licenziato 5 operai alla Fiat di Pomigliano per avere inscenato davanti all'azienda il suo suicidio in contrapposizione ai lavoratori che si erano tolti la vita in seguito alle difficoltà provocate dal loro licenziamento, Operai oppressi in fabbrica e costretti a condizioni materiali e psicologiche di indigenza, impossibilitati a mantenere la propria famiglia.
Il reazionario Salvini ha mostrato i muscoli contro gli sbarchi degli immigrati, sequestrandoli e respingendoli in quella Libia distrutta dall'imperialismo dove sono torturati e le donne stuprate, monopolizzando l'attenzione sul "prima gli italiani" - che non vale per gli italiani sgomberati dall'occupazione delle case - incanalando l'odio verso gli stranieri - compresi quelli che sono supersfruttati da padroni e caporali nelle campagne del Sud e che muoiono come nell'incidente del 4 agosto -. Alimentando tensioni sociali, in combutta con il nazista ungherese Orban incontrato a Milano. Salvini, tra le varie elucubrazioni sulla famiglia, si è lanciato sull'"esplosione di aggressioni" da parte di pazienti psichiatrici. Altre notizie false perché il 95% dei reati violenti commessi è attribuibile a persone "normali", tace, invece, sullo sfascio progressivo del sistema assistenziale che conta su circa il 3,5% della spesa sanitaria mentre altri paesi - Francia, Spagna, Germania, Gran Bretagna - vi investono il 10/15%.
La politica del governo Conte-Salvini-Di Maio distrugge le libertà e i diritti conquistati con la Resistenza e le lotte operaie, e si dibatte tra decisioni populiste, ondeggianti e superficiali, retromarce, correzioni delle dichiarazioni, annunci demagogici, proposte palliative volte a frenare le situazioni di difficoltà delle masse, lasciando la disgregazione in cui ci troviamo nell'ambito dello Stato borghese.
C'è una particolare attenzione verso le forze di polizia, che aumenteranno di numero e di stipendio e saranno munite di nuove armi - armi che non saranno "innocue" e utili per la sicurezza come vogliono farci credere -, ma che saranno utilizzate contro le inevitabili manifestazioni di protesta: politiche, sindacali, studentesche. Contro quei settori che la borghesia condanna ad una vita di sempre maggiori problemi: di lavoro, di salute, di casa ecc.
E il processo di fascistizzazione si fa ogni più evidente e avanza verso un ulteriore salto qualitativo che aprirà le porte al fascismo.
Sono ridicoli i patetici "consigli" di un riesumato Veltroni o la finta opposizione del PD che, nel suo governo - ha remato contro il proletariato a favore del grande capitale e degli interessi dell'Ue, degli Usa, di Israele e della Nato -, né i tentativi di fusione tra i pezzi sparsi della "sinistra".

La crisi c'è. C'è il costante aumento del costo della vita: dagli alimentari alle bollette, dai servizi ai trasporti, dai carburanti alle tasse. Eppure non se ne sente più parlare, di conseguenza non si sente più parlare neppure della parola d'ordine basata sul fatto che non devono essere gli operai, i cassintegrati, i disoccupati a pagare la crisi insanabile della borghesia.

La borghesia promette progresso e benessere che non trova riscontro nella relatà perché nel capitalismo non c’è alcuna possibilità di una esistenza degna di questo nome. Anche questo governo - asservito
agli USA, alla UE, ai sionisti e al Vaticano - non migliorerà né cambierà la difficile situazione del proletariato e delle masse popolari perché prima di tutti non ci sono gli italiani, ma gli imprenditori e il loro capitale. Ci sono gli interessi del complesso militare industriale (che sta modernizzando le armi nucleari), che impone l'acquisto di armi da guerra e l'aumento del Pil al 2% per l'appartenenza alla Nato, alla quale anche questo governo "del cambiamento" ha confermato la fiducia. È il sistema ad essere fallimentare per la stragrande maggioranza della popolazione, per la classe lavoratrice, un sistema che non si può riformare tantomeno abbellire.
C’è un’unica possibilità per liberarci da tutti i pericoli, dall'oppressione, dalla repressione, dalla guerra che ci riguarda sempre più da vicino a causa delle contraddizioni tra le potenze imperialiste nel contesto della crisi mondiale. È la lotta di classe.
Una lotta di unità: fabbrica-territorio, di unità di classe tra tutti gli operai delle numerose fabbriche in lotta che mettano fine all’odiosa delega che ha portato al distacco dei vertici sindacali dalle esigenze dei lavoratori. Unità di classe contro le divisioni che indeboliscono il movimento operaio come quelle in occasione degli "scioperi nazionali" indetti dai vertici dei sindacati di base per soddisfare la propria autoferenzialità, limitati perché non in grado di bloccare il paese, ai quali aderiscono solo i militanti (e non sempre tutti) ma che non coinvolgono l'insieme della classe lavoratrice. Scelte che demotivano lo sciopero stesso e che invece di restituire fiducia nella lotta producono disorientamento e demoralizzazione.
È indispensabile andare oltre l'attività sindacale e le rivendicazioni immediate, comunque necessarie, e dotarsi di strumenti adeguati per diventare protagonisti della politica - quella vera, non istituzionale - che liberi dalle catene dello sfruttamento capitalistico e costruisca un futuro basato su un sistema sociale socialista, cioè solidale e non per ingrassare i capitalisti.

 


24 giugno 2018 redazione
editoriale n. 4

Ma quale cambiamento?
Organizzarsi e rispondere alla politica fascista, razzista, demagogica, populista, imperialista che ricadrà, ancora una volta, sulla classe lavoratrice e sulle masse popolari
Durante la campagna elettorale, in concorrenza su chi le sparava più grosse, oltre agli insulti, si sono sgolati per affermare: mai con Lega, mai con M5S.
Poi hanno capito che per realizzare la loro sete di potere dovevano allearsi. A governo fatto eccoli genuflessi verso la Nato - per la quale non mettono in discussione l'alleanza, ma neppure i 70 milioni al giorno versati per l'appartenenza -, l'imperialismo Usa e... l'Europa. Non si esce più dall'unione - che è diventata "casa nostra", l'euro ce lo teniamo. La legge Fornero - punto di forza della Lega pre elezioni si corregge, non si elimina più.
Gli opinionisti giornalisti o politici giustificano i partiti del "cambiamento" con il fatto che erano promesse elettorali, ma ci rendiamo conto? In campagna elettorale sono ammesse promesse solo per conquistare voti che poi non saranno attuate? E gli elettori che li hanno votati pensando di uscire dalle politiche liberiste e di austerità, come considerano questo trasformismo?
Ma il Presidente della Repubblica non poteva celebrare il 2 giugno senza la presenza del "nuovo governo" e allora, dopo la farsa Cottarelli, ecco la formazione in fretta e furia affidata allo stesso presidente del consiglio che aveva già rinunciato al primo incarico.
Se il grande capitale, l'UE, la BCE, il FMI hanno spinto per un governo di larghe intese: PD-FI, i risultati elettorali e la sconfitta dei partiti riformisti e revisionisti hanno messo in crisi questo progetto e portato al governo i rappresentanti della piccola borghesia, delle piccole e medie imprese, dei commercianti, delle forze armate, del Vaticano.
È un esecutivo che si basa sull'ordine - quello autoritario e militare dalla borghesia -, di smantellamento dei diritti dei lavoratori, sgravi fiscali, flat tax con l'inganno della parificazione tra ricchi e poveri (eppure Salvini nelle piazze ha sempre sostenuto che non vale la media di un pollo a testa perché qualcuno ne mangia due e qualcuno niente); ed elemosina ai disoccupati (che continuano a rimanere tali) che "rimetta" in moto l'economia, quella del consumismo.
L'ambizioso Giuseppe Conte è il "garante" come sostiene lui stesso. Per noi è il fantoccio che deve applicare in modo pedissequo e schematico il "contratto" e le sue deroghe in corso d'opera in seguito alle decisioni e alle direttive di Di Maio e Salvini. Un professore che nel suo discorso di insediamento (l'avrà scritto lui?) si è dimenticato della scuola, ma anche della delicata situazione Ilva e di altre attività produttive in crisi.

Il suo intervento è stata la sintesi del contratto - che non è di destra o di sinistra, ha sostenuto Conte sottolineando il "tramonto delle ideologie forti - stipulato tra Salvini e Di Maio per "il governo del cambiamento". Contratto suddiviso in 30 punti, tra i quali spiccano: campi nomadi, rimpatri, sicurezza e legalità, aumento delle carceri, difesa sempre legittima, flat tax, banche per l'investimento.
La scarsa efficienza del “servizio giustizia si sta rivelando un limite alla crescita economica e un deterrente nei confronti degli investitori stranieri", ha detto Conte. Qualcuno gli comunichi che la maggioranza delle grandi attività produttive in Italia sono già in mano del capitale straniero: Barilla, Plasmon, Pack sistem agli americani, Alitalia, Parmalat, Edison, Gucci, Loro Piana, Fendi, Pucci, Bulgari, Eridania, Ferrari casearia, Galbani, Scaldasole, Locatelli, BNL ai francesi;
Algida ad una società anglo-olandese, Pernigotti ai turchi, Perugina, Antica gelateria del Corso, Buitoni, San Pellegrino agli svizzeri, Gancia ai russi, Carapelli, Sasso, Bertolli, Star, Fiorucci salumi, riso Scotti agli spagnoli, Peroni ai sudafricani, Chianti classico, Benelli ai cinesi, Del Verde alimentari agli argentini, Rigamonti, Safilo agli olandesi, Italpizza, Fiat avio, Eskigel agli inglesi, Invernizzi alla Germania, AR ai giapponesi, Casanova, La Ripintura a Hong Kong, Orzo bimbo a Novartis. Per non parlare dei gruppi nel campo trasporti, telecomunicazioni, elettrotecnica ed elettromeccanica. Persino il fiore all'occhiello di Modena: l'aceto balsamico è diventato britannico!
Per il suo insediamento Conte si è speso molto per fare la lezione in risposta alle accuse di populismo, scomodando - peraltro a sproposito - Dostoevskij (molto critico sulla libertà borghese) - "
Se populismo è l’attitudine della classe dirigente ad ascoltare i bisogni della gente, se anti-sistema significa mirare a introdurre un nuovo sistema, che rimuova vecchi privilegi e incrostazioni di potere, ebbene queste forze politiche meritano entrambe queste qualificazioni", ha detto. Secondo Conte dal contratto di governo emerge che l'attenzione ai bisogni dei cittadini è condotta nel segno alto della politica con la P maiuscola e qui, anche lui, tira la Costituzione come una coperta corta: "l'obiettivo è dare concreta attuazione ai valori fondanti della nostra Costituzione".
Fiato sprecato, quello di Conte, non è lusinghiero definirsi populisti anche perché il senso del populismo sarebbe intendere il popolo come un modello, e non come "ascolto dei bisogni della gente".

Il termine populismo
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derivato dall'inglese “populism”, a sua volta tradotto dal russo narodničestvo” (“narod”, appunto, “popolo”), denomina un movimento nato nella Russia del XIX secolo nelle comunità rurali. Che ebbe tra i referenti principali: il pensiero hegeliano e correnti di cui l’ultimo rappresentante è stato Solzenicyn. Fu contrastato da Lenin in quanto movimento "soggettivista" produttore di disuguaglianze e costruttore di teorie astratte, nelle quali la realtà è sostituita da idee consolatorie (per approfondire: Nuovi spostamenti economici nella vita contadina).
Molto sfumato il riferimento di Conte al mondo del lavoro (abolito il termine disoccupati), nessun riferimento al jobs act né alle morti - in continuo aumento - causate dallo sfruttamento e dalla mancanza di sicurezza, ma
l'invito alla delazione con l'impegno di "tutelare maggiormente coloro che, dal proprio luogo di lavoro – sia esso privato o pubblico –, denunceranno i comportamenti criminosi compiuti all’interno dei propri uffici", ovvero come dividere il fronte dei lavoratori. E zero assoluto sulle delocalizzazioni e le chiusure (spesso di aziende straniere) che buttano sulla strada centinaia di migliaia di operai... altro che "prima gli italiani"!
"Non siamo e non saremo mai razzisti", ha urlato il presidente del Consiglio. "Un primo banco di prova
del nuovo modo in cui vogliamo dialogare con i partner europei è certamente la disciplina dell’immigrazione". Ci pare che il primo banco di prova sia stato il silenzio sull'omicidio del bracciante del Mali in Calabria e il tentativo di assassinare oltre 600 migranti in mare chiudendo i porti, peraltro utilizzati come propaganda di distrazione di massa.
E, come cicliegina sulla torta, la strizzata d'occhio alla Meloni: "Saremo disponibili anche a valutare l'apporto di gruppi parlamentari che vorranno condividere il nostro cammino e, se del caso, aderire successivamente al contratto di governo, offrendo un apporto più stabile alla realizzazione del nostro programma".
Ebbene abbiamo aspettato qualche mese per avere un governo che vende fumo sul cambiamento, rappresentante della piccola e media borghesia, favorito dalle scelte socialdemocratiche del PD e dall'inganno pseudo riformista dei sindacati compiacenti verso i padroni e i loro comitati d'affari. Che peggiorerà le condizioni di lavoro e di vita del proletariato perché concentrerà nelle mani della minoranza sfruttatrice la ricchezza a danno della maggioranza dei lavoratori e delle masse popolari.
E con il quale avanzerà la politica basata sulle idee fasciste, razziste, sul potenziamento degli apparati repressivi dello Stato e, quindi, di ulteriore limitazione delle stesse libertà borghesi, di fedeltà all'imperialismo, di attacco al comunismo e ai suoi valori. Ai comunisti spetta ancora il compito di aiutare a capire - a lavoratori, disoccupati, giovani (anche a coloro che si sono fidati e hanno votato Lega e M5S) - di quale cambiamento si tratta - e portare avanti l'unica politica che spezza le catene dello sfruttamento: quella dell'organizzazione basata sul socialismo scientifico.