A BERLINO È CADUTO IL
MURO MA NON LA NECESSITÀ DEL SOCIALISMO
E anche per i tanti muri
che ancora esistono è sempre tempo di rivoluzione
È dall’inizio dell’anno che i mass-media ci martellano con l’anniversario
del crollo del muro di Berlino. Tra i tanti libri usciti per raccontare la sua
storia ce n’è anche uno illustrato, un’antologia di racconti firmati da
grandi autori europei dal titolo: 1989. Dieci storie per attraversare i muri”.
Autore per l’Italia Andrea Camilleri, che avrebbe fatto meglio a concentrarsi
sui suoi apprezzabili gialli. Tutti recensiti e pubblicizzati con dovizia
escluso uno, “Uccisi due volte” (ed. Zambon), che abbiamo recensito nei mesi
scorsi e che consigliamo di leggere. L’autrice, Monika Zorn profonda
conoscitrice della storia della resistenza tedesca documenta come sia in atto
nella Germania unificata la “soluzione finale” della resistenza
antifascista.
l muro è al centro anche della scelta per il Nobel letteratura 2009 assegnato
alla romena Herta Muller (accostarla a Grazia Deledda è un’offesa).
Scrittrice di lingua tedesca, semisconosciuta, non certo per volere di Ceausescu
come hanno scritto alcuni giornali, visto che lei ha 56 anni ed è emigrata in
Germania nel 1987, ma si è laureata a Timisoara e il suo primo libro è stato
pubblicato in Romania dove lavorava come traduttrice e poi – come scrive la
Nazione - “si è ridotta a vivere lavorando come maestra in un asilo”. Non
sapevamo che la maestra d’asilo fosse un impiego degradante.
Ore e ore di trasmissioni sul muro di Berlino e nessuna parola sui tanti altri
muri e non solo ideologici. A partire da quello indegno costruito dai sionisti
in Palestina, muro che divide terre e famiglie e acqua per 600 km., quello del
Messico dove i diseredati che cercano occupazione negli Stati Uniti muoiono come
mosche uccisi dalle guardie armate.
Ma per il mondo borghese conta solo il muro di Berlino (104 km.), definito
fascia della morte, prigione, luogo di orrori e la ministra Gelmini non ha perso
l’occasione dei 20 anni per inserire nei prossimi libri di testo questa storia
del muro. Perché? Perché il muro di Berlino (caduto in coincidenza con
l’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre) è il pretesto per fare
anticomunismo, è la libertà di sguazzare tra superficialità e servilismo dei
mezzi di informazione che, purtroppo per ignoranza di molti – anche di giovani
studenti – trovano terreno facile.
Sul muro si è sentito di tutto e di più. In effetti alla sua caduta è
corrisposta la vittoria dei capitalisti.
Tra le tante parole e i fiumi di scritti emerge l’assoluta disonestà
intellettuale perché gli stessi interpellati, intervistatori e autori ignorano
e manipolano le posizioni di tanta parte della popolazione che sostiene il
passato. Tacciono quando sentono gli abitanti dire che non chiudevano le porte a
chiave. Tacciono anche sul divieto ai comunisti di lavorare, soprattutto negli
enti pubblici, della Germania ovest. Martellano invece sul controllo capillare
della Stasi e denunciano perfino l’uso totale di intercettazioni (?)
senza fare paragoni con il potere dell’Occidente dove chi si oppone viene schedato, spiato, seguito ed intimidito e dove
addirittura vogliono schedare tutti fin dalla nascita (il ruolo della Cia
nel caso Abur Omar è sintomatico). Parlano di comunismo mentre in tutti i paesi
dell’Est si cercava di costruire il socialismo, un’esperienza che non ha
avuto molto tempo per perfezionarsi.
Ma se questo era un regime così totalitario come ha fatto a cadere
senza rivolte, scontri e morti?
Noi abbiamo la nostra verità, quella che abbiamo visto e vissuto a
Berlino come in altre parti della RDT: senza pressioni, senza militarismo, senza
paure. Abbiamo visto una popolazione che viveva la piena occupazione, il
completo diritto allo studio, alla sanità e che poteva godere degli affitti,
della cultura di alto livello: teatri, opera; dello sport (ad incredibili centri
sportivi e piscine si accedeva con pochi centesimi), del tempo libero, potevano
mangiare fuori casa, sebbene nei negozi non mancasse nulla, perché i prezzi
erano veramente irrisori.
È anche per questo che è stato issato il muro. Perché nessuno dei soloni che
si sono sfogati nelle più bieche falsità, compresi i servi
dell’informazione, ha tenuto conto che i berlinesi, prima del muro, facevano i
pendolari lavorando nella parte occidentale e non erano “prigionieri”, erano
semmai sfruttati dal potere occidentale che tentava con ogni mezzo di recuperare
quei lavoratori e quei professionisti – molto validi perché avevano avuto una
formazione (gratuita) dal governo comunista -.
La costruzione del muro ha determinato una crisi di mano d’opera e di
produzione nella Germania occidentale, infatti Berlino ha perso 60mila operai
pendolari qualificati e i cittadini dell’ovest hanno perso la possibilità di
recarsi a est per usufruire dei servizi a basso costo (a ovest guadagnavano
di più ma la vita costava ancora di più e, quindi andavano a Est per
risparmiare): dalle trattorie ai parrucchieri ai teatri a tutto
svantaggio dell’economia e della vita dei berlinesi dell’est. Inoltre da
ovest avanzava una campagna di sabotaggio economico e addestramento di gruppi
che potessero compiere atti di terrorismo e delinquenza che indebolissero il
governo socialista. Provocazioni (vi hanno fatto comizi anche Kennedy e Reagan)
e violazioni, scritte neofasciste, lancio di molotov, stampa di propaganda,
tentativi di corruzione delle guardie sono proseguite anche dopo la costruzione
del muro, dove sono morte almeno 8 guardie di frontiera in seguito ad attentati
da ovest e che nessun borghese ha interesse a ricordare.
Anche l’argomentazione della bancarotta dell’RDT – rievocata in questi
giorni, tra l’altro mentre il mondo è caduto in una crisi economica abissale,
e sbandierata per giustificare l’annessione da parte del governo Kohl – è
una falsità. Nel 1988 il reddito nazionale era aumentato del 3%, come nei due
anni precedenti e quello procapite del 4%; la produttività del lavoro aumentata
del 7% nel settore industriale e del 4,8% in quello edile (219.243 alloggi nuovi
e ristrutturati). La produzione dei beni industriali era stata incrementata del
3,7% e gli investimenti erano concentrati in importanti campi per potenziare
l’economia e la politica sociale. Solo nell’agricoltura non avevano
raggiunto gli indici prefissi che però erano sorpassati dalla produzione
zootecnica. Sempre nell’88 la ricerca era concentrata sulla microelettronica
che doveva prendere l’avvio della produzione nel 1989, anno in cui sarebbero
aumentate le pensioni per la “terza età” che
invece con la caduta del muro si sono ritrovati improvvisamente scaraventati
nell’abbandono e nella totale povertà.
Proprio nel 1988 gli Stati socialisti perfezionarono la loro cooperazione
con l’obiettivo di aumentare il livello di vita dei propri popoli.
Non avevano fatto i conti con l’imperialismo
che agiva per distruggerli e per questo anche noi li
criticavamo. Evidentemente i servizi segreti non erano così potenti! Non
certo come quelli dell’Occidente che hanno tramato al servizio dei poteri
reazionari, delle borghesie, del Vaticano. In più una bella spallata per
svendere l’RDT l’ha data Gorbaciov con il quale Honnecker si è incontrato
dal 27 al 29 settembre - solo due mesi prima della caduta – per
“intraprendere ulteriori sforzi per estendere la specializzazione e la
collaborazione nei campi della scienza, della tecnica e della produzione”.
Un’iniziativa ritenuta importante per i forti impulsi che ricadevano sulla
cooperazione.
Altra falsificazione della storia – gradita ai manipolatori
dell’informazione - è il totalitarismo ignorando (o volendo ignorare) che
nell’RDT esisteva la Camera del popolo, cioè il Parlamento, che era il
massimo organo statale dove erano rappresentati cinque partiti politici (Sed,
DBD-contadini, CDU-cristiani democratici, LDPD-liberaldemocratici,
NDPD-nazionaldemocratico) e cinque organizzazioni di massa: sindacati, gioventù,
donne, lega della cultura e il mutuo soccorso contadino.
Noi comunisti, quindi, non festeggiamo la caduta del muro perché
l’annessione, e non l’unificazione, ha rappresentato disoccupazione, povertà
per molti, prostituzione, emigrazione di tanti sfuggiti alla catastrofe sociale,
nascita di gruppi neonazisti, cancellazione dell’antinazismo e
dell’antifascismo. È stata fatta piazza pulita della memoria sia per la
collusione dei capitalisti tedeschi con Hitler che per l’assassinio di Rosa
Luxemburg e Karl Liebkneckt e si associano le vittime del nazismo ai carnefici
delle SS definiti “vittime dello stalinismo”.
E ci ripugna vedere traditori, potenti ed ex ormai cariatidi riesumate per
l’occasione riunirsi e partecipare ad eventi mass-mediatici, demagogici e
funzionali al sistema (come quello del 1989 quando i picconi usati erano forniti
da opportuni venditori a caro prezzo in strada). Vogliamo distinguerci dalla
Castellina che parla di “liberazione da regimi certamente oppressivi” e da
Paolo Ferrero (segretario PRC) che saluta positivamente la caduta perché il
socialismo senza libertà non è socialismo e del tentativo abortito di andare
oltre il capitalismo. Quale libertà, per chi? Per i capitalisti di sfruttare?
di imporre la cultura dell’individualismo? del libero mercato? di aver
affossato le necessità e le aspirazioni di cambiamento della classe operaia e
dei popoli con demagogiche promesse di “un nuovo ordine mondiale”? Non a
caso per l’imperialismo con la caduta del muro
era finita la storia, ha decretato la fine delle ideologie sostenendo che
l’unica soluzione era quella fondata sulla proprietà privata dei mezzi di
produzione.
Honnecker (morto nel 1994) ha preferito l’esilio e oggi sua moglie Margot dal
Cile dove si erano rifugiati manda a dire che il socialismo tornerà in
Germania. Certo nonostante tutti gli sforzi dell’imperialismo, dei
revisionisti e degli opportunisti i comunisti in tutti i paesi continuano ad
esistere e lottano per liberare la classe sfruttata ed oppressa ed eliminare la
borghesia. Ma pur essendo una necessità oggi non è così facile. Quando si
lasciano cadere i muri a Berlino, quando si sconquassa il movimento comunista,
quando intellettuali e segretari di partito non parlano più di comunismo ma di
generica sinistra, tutto diventa più difficile. Questo ci impone una lotta
ancora più dura e costante per ricostruire le condizioni e ristabilire
l’ideologia marxista e leninista con la quale sarà possibile dare una
spallata al potere borghese e imperialista.