marzo redazione
da nu. 2
L'ALBANIA HA PERSO UN PEZZO DELLA SUA STORIA Il 26 febbraio, all'età di 99 anni, è morta Nexhmije Hoxha. Coraggiosa giovane combat-tente antifascista durante la Seconda Guerra Mondiale, nella prima divisione dell’Esercito di Liberazione Nazionale contribuì alla guerra di liberazione che liberò il Paese dal nazi-fascismo e fu condannata a 13 anni di prigione per la sua partecipazione a manifestazioni della gioventù contro il fascismo, ma nel corso del processo riuscì a passare alla clandesti-nità. Dopo la liberazione del paese fu presidentessa della Lega Comunista delle Donne di Alba-nia, responsabilità passata poi a Vito Kapo con la quale per lungo tempo abbiamo avuto molti scambi di idee sulla condizione femminile, mancata anche lei a soli 3 giorni dalla perdita di Nexhmije. Nel Comitato Centrale del Partito del Lavoro d'Albania Nexhmije è stata responsabile del lavoro per l'organizzazione della gioventù. È stata rappresentante nell'Assemblea Nazionale e fece parte della Segreteria del Comitato Centrale. Infine, ricoprì il ruolo di direttrice del-l'Istituto di Studi Marxisti-Leninisti del PLA. Ricordiamo che, quando l'abbiamo conosciuta nel 1974, trattava con particolare attenzione l'argomento della lotta di classe. Nexhmije sosteneva che: "La lotta di classe anche nel so-cialismo è un fenomeno oggettivo, principale forza motrice, che determina lo sviluppo del-la società". Era cosciente che "La lotta di classe è una lotta per la vita o per la morte fra il socialismo e il capitalismo e come tale essa si svolge oggettivamente aspra per tutto il pe-riodo di transizione al comunismo". Ma, dopo la morte del suo compagno Enver Hoxha nel 1985, con la "salita" del membro dell'Ufficio politico del Pla Ramiz Alia (presidente della Repubblica Popolare Socialista d'Al-bania dal 1982 al 1991 e presidente della Repubblica d'Albania dal 1991 al 1992), la lotta di classe ha preso la strada della degenerazione revisionista che ha portato alla distruzione dell'esperienza socialista in Albania. E Nexhmije Hoxha fu condannata a 9 anni di prigione per presunta appropriazione indebita di fondi dello Stato, una falsa accusa utilizzata da sempre dalla borghesia per screditare i dirigenti comunisti che l'avevano abbattuta. cf
30 marzo 2020 redazione
da nu. 2
8 MARZO AI TEMPI DEL COLERA Oggi, se vorremo ricordare il sacrificio delle operaie della Cottons bruciate vi-ve e la Giornata Internazionale della Donna, dovremo farlo da sole, a casa nostra. Perché il Covid-19, il corona virus, ha fatto una grande vittima: il pen-siero e l’azione collettivi. Dovunque risuona l’appello alla paura: non avvicinatevi, non toccatevi, state-vene lontani gli uni dagli altri. Sospesi, in nome della salute pubblica, persino i diritti costituzionali come la libertà di riunione e di manifestazione. Il tutto senza che nessuno alzi la voce o esprima, perlomeno, un dubbio. Per restare in argomento, una conquista fondamentale del femminismo di classe degli anni ’70 fu proprio questo: il riconoscimento dell’importanza del pensiero, dell’analisi e della lotta collettiva, in prima persona, per i propri di-ritti e contro lo stesso nemico della parte maschile del proletariato, contro il capitale. Parallelamente si sviluppava in quegli anni lo stesso fenomeno nei riguardi della salute in fabbrica: insieme a Giulio Maccaccaro e ad altri medici e tecnici, gli operai della Montedison di Castellanza e della Franco Tosi, della Breda di Sesto San Giovanni, imparavano a fare l’inchiesta sulle loro condizio-ni di lavoro e di salute, imparavano a definire il loro diritto alla salute senza delegarlo ad altri ma ragionando, appunto, collettivamente. Da questo sforzo collettivo nacquero i movimenti e le lotte per i diritti delle donne e per la salute in fabbrica e sul territorio. Ed è questa capacità di pensare e agire collettivamente che oggi viene can-cellata, con la scusa del corona virus. Sì, scusa, e lo dicono i numeri. A ieri 7 marzo 233 morti per il corona virus. Nel 2019 (secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente) l’Italia, primo paese per morti premature da biossido di azoto, ha avuto 14.600 decessi; 3.000 morti da ozono; 58.600 per particolato fine. I morti da amianto sono – ormai da decenni e purtroppo anche per gli anni futuri - più di 4.000 all’anno. La scrittrice statunitense Naomi Klein scrisse alcuni anni fa un libro interes-sante, “Shock Economy”, in cui mostrava come l’uso della paura può essere utilizzato per distruggere persone, organizzazioni e società, per riscrivere nuove regole più favorevoli ai potenti. Ed è ciò che sta accadendo oggi, quando lo Stato prova a riscrivere le regole per un prossimo futuro, militariz-zato e ordinato in base agli interessi del capitale, con il consenso di tutti i partiti e di una parte della popolazione, accuratamente terrorizzata dai mezzi di disinformazione. Bene, allora oggi pensiamo, ad esempio, a tutte quelle lavoratrici (e lavorato-ri, naturalmente) che sono precarie, che lavorano in nero, che non hanno un contratto di lavoro regolare, che non hanno diritto né alla cassa integrazione né alla malattia: chi le pagherà per la sospensione forzata del lavoro? Chi pa-gherà i costi di questa “crisi”? Una cosa è certa: la necessità sempre più pressante di difendere la possibilità di pensare e agire collettivamente, il che significa un’organizzazione politica che sappia dare voce agli interessi degli sfruttati, perché non siamo tutti, neppure riguardo al corona virus, sulla stessa barca. E vogliamo rivolgere un saluto a tutte le donne che nel mondo oggi fanno dell’8 marzo una giornata di lotta e, in particolare, nella vecchia Europa, alle lavoratrici francesi che, con i loro gilet gialli, hanno sfidato e sfidano i decreti di Macron, tolti direttamente dal codice di guerra, e rappresentano così un esempio da seguire.
30 marzo 2020 redazione
da nu. 2
CORONA VIRUS: UNA RIFLESSIONE, UNA DOMANDA E UNA CONSTATAZIONE Il capitalismo è un sistema criminale che fa più vittime fra i proletari di qualsiasi virus, epi-demia, pandemia o calamità naturale Io faccio parte di una generazione di operai e lavoratori che ha sempre lottato per la dife-sa della salute in fabbrica e nel territorio e che è sempre stata favorevole ad applicare il principio di precauzione a tutela della salute collettiva e individuale. Ma come mai sul co-rona virus che ha prodotto (al momento in cui scriviamo) poco più di centomila contagiati al mondo in 65 paesi, 3 mila decessi di cui oltre 2.900 in Cina e in Italia, 2036 contagiati con 52 morti e 149 guariti, si bloccano intere zone, si mobilitano governi e istituzioni e per i morti sul lavoro, per cancerogeni, per l’amianto e per l’inquinamento no? Eppure ogni anno in Italia si ammalano di cancro circa 370.000 persone e ne muoiono quasi 500 al giorno. Ogni giorno in questo paese al lavoro si muore più che in guerra. Ogni anno muoiono 1450 lavoratori morti per infortuni sul lavoro e in itinere, decine di migliaia per malattie professionali, 5 mila quelli per amianto solo in Italia, 15 mila in Europa, più di 100mila i morti d’amianto nel mondo, senza contare tutti morti per il profitto, (ponti che crollano, case che crollano in zone sismiche perché non si rispettano le misure di sicurez-za, inondazioni per mancate manutenzioni ecc) . Come mai di tutto questo non si parla? Forse perché l’epidemia mette in movimento tutta una serie di misure economiche e di controllo sociale, di verifica del panico collettivo e i morti del lavoro, di malattie professio-nali e d’inquinamento no? Eppure dai dati del 2019 si evince che L’Italia è il primo Paese europeo per morti pre-mature da biossido di azoto (NO2) con 14.600 decessi l’anno. Lo rivelano i dati raccolti e analizzati dall’Agenzia europea per l’Ambiente (Aea) nel rapporto annuale sulla qua-lità dell’aria, in base alle rilevazioni delle centraline anti smog, che posizionano l’Italia al primo posto anche per le morti da ozono (O3) – 3mila all’anno – e al secondo posto per quelle da particolato fine (PM2,5), 58.600, dietro alla sola Germania. Così 2 milio-ni d’italiani vivono in aree, soprattutto la Pianura Padana, dove i limiti europei per i tre inquinanti principali sono violati sistematicamente, come riconosciuto anche dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa che nel 2019 commentava: “i risultati sono drammatici e suonano come l’ennesimo campanello d’allarme rendendo ancor più chiara la necessità di velocizzare il percorso intrapreso per il miglioramento della qualità dell’aria“. E continuava: “Abbiamo posto basi solide, a cominciare dalla firma del Protocollo Aria Pulita nel corso del Clean Air Dialogue di Torino, lo scorso giugno. Stiamo avviando accordi con alcune Re-gioni nelle quali il problema della qualità dell’aria è particolarmente grave”. Poi conclude-va: “Nel decreto legge sul clima, abbiamo inoltre inserito misure per incentivare la mo-bilità sostenibile nelle città e nelle aree sottoposte a infrazione europea per la qualità dell’aria, e stanziato fondi per la piantumazione e il reimpianto degli alberi e la creazione di foreste urbane e periurbane nelle città metropolitane”. La mancanza d’informazioni corrette, di messaggi contradditori diffusi anche dalle diverse istituzioni aumentano la paura che uccide forse anche più del virus e questo spinge le per-sone al fai da te, a vivere nel panico (come dimostra l’assalto ai supermercati per accapar-rarsi merci spesso inutili), con gravi conseguenze, oltre che sulla salute dei cittadini e dei lavoratori, su settori importanti dell’economia del paese. Il corona virus, a parte l’aspetto sanitario è stato anche un test del potere per verificare la reazione delle persone davanti a un pericolo, oltre che un modo per sperimentare una nuova forma di terrorismo di stato utile in un prossimo futuro a vietare e impedire ogni manifestazione o protesta. Così fingendo di tutelare la salute pubblica e alimentando la paura s’impedisce con il con-senso della maggioranza della popolazione ogni protesta popolare contro il potere degli sfruttatori. La realtà di ogni giorno dimostra che nel sistema capitalista mentre aumenta la ricchezza nelle mani di una minoranza di borghesi, per i proletari aumenta la miseria, lo sfruttamento, la disuguaglianza, la povertà, i contadini senza terra, gli operai senza lavoro, disoccupazione, morti sul lavoro e di malattie professionali, inquinamento, fame, malattie, guerre, morte. Il capitalismo è un sistema criminale che fa più vittime fra i proletari di qualsiasi virus, epi-demia, pandemia o calamità naturale. Solo distruggendo il sistema di sfruttamento dell’uomo sull’uomo, con il potere operaio e il socialismo e possibile produrre per soddisfa-re i bisogni degli esseri umani, considerando lo sfruttamento degli esseri umani un crimine contro l’umanità.
30 marzo 2020 redazione
da nu. 2
ANTISIONISMO E ANTISEMITISMO: LA DIFFERENZA C'è Un intreccio tra industria militare, assicurazioni, case farmaceutiche e il management composto per il 100% da ex ufficiali. E il connubio sul piano mi-litare ed economico tra Italia e Israele In questi giorni (virus permettendo) si apre a Milano il processo contro mili-tanti solidali con la Palestina per incitamento all’odio razziale solo perché nella manifestazione del 25 Aprile 2018 hanno contestato la presenza delle bandie-re israeliane. Digos e Tribunale di Milano si sono dati un gran da fare per attuare un atto repressivo con l’obiettivo di equiparare l’antisionismo all’antisemitismo. È un argomento all’ordine dl giorno perché c’è un iter parlamentare sull'adesione del governo italiano alla definizione dell’International Holocaust Remembran-ce Alliance (IHRA) e sul disegno di legge antiBDS (Boicottaggio, disinvesti-mento e sanzioni). Si tratta, appunto, di paragonare antisionismo e antisemitismo per evitare qualsiasi tipo di critica nei confronti del governo israeliano. È assolutamente chiaro che l’antisemitismo è una forma di razzismo nei confronti degli ebrei di qualsiasi nazionalità che è tipico delle forze di destra. Non può essere della sinistra solidale con la resistenza palestinese anche perché i palestinesi sono semiti, quindi parla di antisionismo e anticolonialismo. Tra i promotori di questo progetto mistificatorio che parte da lontano trovia-mo Napolitano e il PD, partito promotore di disegni di legge e leggi chiara-mente filosioniste, che si rafforza con Salvini e la sua destra. PD e Lega uniti per trasformare il dissenso politico in odio razziale. Anche questo governo è molto amico di Israele e l'Italia è anche la meta pre-ferita dagli israeliani ciononostante il governo sionista si è affrettato per pri-mo a chiudere l'accesso agli italiani, causa il Covid 19. Amici perché il mercato israeliano è di grande interesse per l'Italia e quello i-taliano è considerato strategico per le imprese israeliane che cercano nuovi sbocchi sul mercato UE. Ad esempio la società Roboteam di Tel Aviv produttrice dei più avanzati si-stemi militari automatizzati che vanta fatturati multimilionari e commesse con le forze armate e di sicurezza di una ventina di paesi (Stati Uniti, Israele, Au-stralia, Canada, Polonia, Thailandia, Singapore, Gran Bretagna, Svizzera, ecc.) è fornitrice di quaranta sistemi TIGR (Transportable Interoperatble Ground Robot) per i reparti speciali anti-terrorismo del Comando generale dei carabineri compresi servizi di manutenzione e formazione-addestramento del personale predisposto all’uso. Si tratta di "soldati robot" e macchine da guer-ra interamente automatizzate del valore di circa 10 milioni di dollari. Fondatore e azionista di Roboteam è Elad Levy, già comandante delle forze speciali dell’Aeronautica militare d’Israele presso l’istituto di tecnologia “Te-chnion”di Haifa, il centro di ricerca più rinomato del complesso militare-industriale-accademico israeliano. Presidente del consiglio d’amministrazione di Roboteam è da qualche tempo Heidi Shyu, già vicesegretaria per le acqui-sizioni, la logistica e la tecnologia dell’Esercito USA durante l’amministrazione Obama. Direttori esecutivi sono invece gli ex generali Charles T. Cleveland (in forza all’U.S. Army Special Operations Command dal 2012 al 2015) e Kenneth J. Glueck (già comandante del Corpo dei Marines). Responsabile amministra-tivo della filiale nordamericana è invece Sharar Abuhazira, già comandante dell’esercito israeliano durante le operazioni di guerra a Gaza nell’estate 2014. Un importante investitore di Roboteam è la rappresentante nel consiglio d’amministrazione da Itamar Borowitz, una delle figure più autorevoli del si-stema produttivo e accademico israeliano. Direttore esecutivo dell’azienda farmaceutica Mapi-Pharm Ltd., Borowitz ha guidato per più di venticinque anni la Phoenix Assurance Company Ltd., il maggiore gruppo assicurativo d’Israele. È inoltre membro del Consiglio esecutivo della Hebrew University di Gerusalemme e general partner di Crossroad Venture Capital, braccio opera-tivo per gli investimenti nel settore high-tech del Gruppo Generali in Israele (finanzia le principali compagnie medico-sanitarie, farmaceutiche, delle tele-comunicazioni e dei sistemi informatici, delle energie rinnovabili, delle biotec-nologie ecc.). E la Generali Financial Holding è un fondo d’investimenti gestito da Generali Investments S.p.A., le cui quote sono interamente possedute dal noto omonimo gruppo finanziario e assicurativo di Trieste. Anche i missili sono comprati dal governo italiano da Israele: 126 lanciatori controcarro e 800 missili “Spike” prodotti dalla Rafael Advanced Defense Systems Ltd, società leader del complesso militare-industriale israeliano e probabilmente acquisterà anche il missile aria-superficie controcarro “Spike” in configurazione II LR di “quinta generazione” per armare il nuovo elicottero d’attacco AH-249 prodotto dalla holding Leonardo (ex Finmeccanica). Il 1° Reggimento “San Marco” è già dotato di sei sistemi di lancio e 120 Spike LR, missili testati la prima volta dal reparto d’elite della Marina militare nel poli-gono sardo di Capo Teulada. Spese economiche esorbitanti che vengono sot-tratte alla prevenzione e alla sanità e le cui conseguenze si vedono in questi giorni di emergenza. È molto interessante l'intreccio che emerge tra industria militare, assicurazio-ni, case farmaceutiche e il management composto per il 100% da ex ufficiali. E il connubio sul piano militare ed economico tra Italia e Israele, governi e militari. Buoni motivi per accusare coloro che respingono il razzismo, lo sfruttamento e l'oppressione degli israeliani nei confronti dei palestinesi in antise
novembre 2019 redazione
rappresentanza politica
Peggioramento delle condizioni di vita, di lavoro e rappresentanza politica Fino a quando la classe oppressa non sarà cosciente della inconciliabilità fra i suoi interessi e quelli del capitale, riconoscendosi nei partiti borghesi, accettando l'ordinamento sociale esistente come il solo possibile, vinceranno sempre forze non favorevoli agli interessi della classe lavoratrice Michele Michelino Oggi nell’UE ci sono 16,6 milioni di disoccupati; la sottoccupazione continua ad espandersi raggiungendo il 21% del totale, cioè 43 milioni di persone; quelli che vivono sulla soglia di povertà o sotto sono più di 110 milioni e ogni anno circa 160mila cittadini europei muoiono per malattie collegate al proprio lavoro. In Italia negli ultimi dieci anni sono morti per infortuni sul lavoro sono più di 17 mila e ogni anno sono 1.400 i morti sul lavoro mentre decine di migliaia quelli per malattie professionali (solo per amianto oltre 6.000 all’anno). È in questo contesto che si sono svolte le recenti elezioni regionali anticipate in Umbria, in seguito ad uno scandalo giudiziario, “sanitopoli”, con accuse a PD e Giunta di scambi di favori e raccomandazioni nella sanità denunciato dai 5 Stelle. Nella tornata elettorale si sono fronteggiati i due schieramenti della destra e sinistra borghese. Singolare sono state le alleanze: i 5 Stelle che erano all’opposizione e che avevano denunciato la precedente giunta a guida Pd di essere ladra, si sono alleati proprio con quelli che avevano denunciato come disonesti in una competizione elettorale che si è conclusa con la vittoria delle destre e una sconfitta dei partiti di governo (PD-5Stelle- LEU). Il nuovo partito di Renzi, Italia Viva e Rifondazione Comunista non si sono presentati in queste elezioni, anche se molti militanti e dirigenti locali umbri dei due partiti hanno votato per la coalizione di governo riconoscendosi in un “fronte antifascista” per arginare il pericolo delle destre. Questa consultazione elettorale è avvenuta in una Regione - l’Umbria - con una popolazione residente di circa 900mila persone dove le condizioni materiali per il proletariato e la piccola borghesia sono andate peggiorando sempre più. Nel 2007, prima della crisi, i disoccupati erano complessivamente 18.000 (14.000 a Perugia, 4.000 nel ternano, nel 2018, questo dato è raddoppiato, 36.000 disoccupati (27.000 nella provincia di Perugia, 9.000 nella provincia di Terni). Oltre alla disoccupazione, per effetto degli interventi dei vari governi, c’è stato un peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita, contratti sempre più precari e un aumento dei contratti a termine. I settori pubblici sono stati lottizzati (dalla sanità all’università), i servizi pubblici sono stati progressivamente esternalizzati con il conseguente abbassamento delle tutele lavorative dei suoi operatori e la creazione di sacche clientelari sempre maggiori e il “sistema cooperativo” è diventato uno dei principali attori di sfruttamento del lavoro. I partiti dell’alleanza di centrodestra - Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia - hanno sfruttato abilmente il malcontento dovuto agli scandali della precedente giunta di centrosinistra, le difficoltà economiche, le politiche contro i lavoratori dei precedenti governi che, insieme alla paura dell’invasione degli immigrati che “rubano il lavoro”, fanno presa dove è più vivo il malcontento per l'inettitudine, le ruberie e gli scandali. Questa competizione elettorale rispetto al passato si è caratterizzata per un aumento dei votanti, il 64%, quasi nove punti di differenza rispetto al 2015 quando fu di 55,46%. Un altro dato rilevante è che in queste elezioni erano presenti anche tre liste di partiti comunisti o anticapitalisti: il Partito Comunista (Rizzo) 4.108 voti pari all'1,0%, il Partito Comunista Italiano 2.098 voti pari al 0,5% e Potere al Popolo 1.345 voti pari al 0,3%. Questo fatto ha dato lustro al sistema dimostrando quanto sia democratico il sistema borghese che, quando non è in pericolo il suo potere, permette anche ai comunisti di competere elettoralmente. I risultati ottenuti portano ad alcune brevi considerazioni e riflessioni fra compagni comunisti. Per dei rivoluzionari, la partecipazione alle elezioni borghesi è una questione tattica ed è legata alle fasi della lotta di classe. Oggi la classe operaia, il proletariato sono senza una organizzazione politica della classe. In Italia assistiamo a un proliferare di piccole organizzazioni e partiti sedicenti comunisti che non sono riconosciuti dai proletari e la loro partecipazione alle elezioni suscita molte perplessità, quando non è negativa. Le elezioni sono un termometro che registra gli orientamenti delle varie classi sociali e gli insignificanti risultati elettorali raggiunti dalle forze comuniste o anticapitaliste deprimono ulteriormente i militanti (a parte chi si illude di aver aumentato lo zero virgola). Eppure un comunista dovrebbe sapere bene che nel capitalismo, in una società divisa in classi, sono i padroni, i capitalisti, cioè la classe che possiede i mezzi di produzione, che dominano ed esercitano direttamente per mezzo del suffragio universale ad avere il potere. Senza un serio e continuo lavoro fra il proletariato, fra le masse proletarie, senza una organizzazione consolidata, presentarsi alle elezioni borghesi è addirittura controproducente. Questa volta in Umbria il peggioramento della condizione economica delle masse proletarie e degli strati più poveri della popolazione ha portato al voto più elettori del passato premiando il centrodestra, rimanendo tuttavia una percentuale di circa il 36% pari a 253.000 astenuti su 703.000 aventi diritto al voto. Anche se una parte del proletariato ha disertato consapevolmente le elezioni, fino a quando la classe oppressa non sarà cosciente della inconciliabilità fra i suoi interessi e quelli del capitale, continuerà a riconoscersi nei partiti borghesi, a riconoscere l'ordinamento sociale esistente come il solo possibile e, dal punto di vista politico gli attuali partiti rappresentanti delle varie frazioni della borghesia imperialista potranno vincere e avvicendarsi al potere contro gli interessi della classe lavoratrice. Senza un suo partito la classe operaia e proletaria continuerà ad eleggere i rappresentanti dei capitalisti e non i propri. Senza cadere nel cretinismo parlamentare o nell’astensionismo di principio, dobbiamo sempre ricordarci che le elezioni sono lo specchio, il termometro che dimostra il grado di coscienza raggiunto, la maturità o meno della classe operaia e proletaria. Quindi in queste condizioni ha senso presentarsi alle elezioni? E ancora ha senso presentarsi divisi e in competizione con altre organizzazioni che si definiscono comuniste? Potrebbe avere senso solo l'utilizzo delle tribune elettorali per denunciare che nel sistema capitalista/imperialista i governi sono semplici comitati d’affari del capitale, che sono le multinazionali, le lobbies finanziarie e industriali, le banche che finanziano le campagne elettorali. Avrebbe senso solo per denunciare il fatto che le varie frazioni del capitale finanziano i loro uomini in tutti gli schieramenti borghesi (di destra, centro o sinistra) per farli eleggere a difesa dei propri interessi e che in tutto il mondo i parlamenti sono al servizio dei capitalisti per legittimare il profitto, le guerre, lo sfruttamento. Il parlamento come le Regioni fanno parte della sovrastruttura politica del capitalismo. Sono i parlamentari, i consiglieri regionali e i politici istituzionali che si sottomettono agli interessi del capitale, e non i capitalisti che si adattano ai loro voleri. Solo degli ingenui possono credere di poter “influenzare” con il loro voto la politica di un paese capitalista. La democrazia rappresentativa borghese permette di votare ogni 5 anni, di scegliere quale partito o coalizione governerà nell’interesse del capitale, ma l’elettore non può più, dopo aver votato, far dimettere la persona (o il partito) che ha votato se questa tradisce le sue aspettative o tradisce i suoi interessi. Dopo il voto non può più revocare chi ha eletto anche se questo fa il contrario di quanto promesso in campagna elettorale, cosa che succede e si ripete ad ogni tornata elettorale. Oggi in Italia esistono decine di partiti "comunisti" con scarsa o nessuna presenza nella classe, spesso senza neanche un operaio fra i loro militanti, partiti o organizzazioni in competizione, avversari nelle elezioni, che si combattono per rubarsi i pochi militanti o elettori. Accecati dalla autoreferenzialità sono concorrenti per aumentare un insignificante zero virgola mentre dimenticano gli interessi generali del proletariato. E ancora, e questo è più grave, questi partiti diffondono l'illusione che con loro al governo o nelle istituzioni borghesi la realtà della classe proletaria possa cambiare in meglio (come se la storia recente di Rifondazione Comunista e PdCI non fosse esistita). Un partito operaio rivoluzionario che non scriva apertamente nel suo programma che “Lo scopo immediato dei comunisti è lo stesso di tutti gli altri proletari: formazione del proletariato in classe, abbattimento del dominio della borghesia, conquista del potere politico da parte del proletariato” è un partito che fa da mosca cocchiera per la borghesia imperialista. Il marxismo si è caratterizzato nella storia come la teoria della liberazione della classe operaia dallo sfruttamento capitalista e con l’instaurazione del socialismo e il potere operaio e contadino in Russia e in Unione Sovietica, con la Rivoluzione d'ottobre, la teoria è diventata realtà. La classe operaia al potere ha iniziato un processo di liberazione dallo sfruttamento per tutta l’umanità sostenendo i popoli oppressi nelle lotte di liberazione. dall’imperialismo. Come insegnano Marx-Engels nel Manifesto del partito comunista: “I comunisti non sono un partito particolare di fronte agli altri partiti operai. I comunisti non hanno interessi distinti dagli interessi di tutto il proletariato. I comunisti non pongono princìpi speciali sui quali vogliano modellare il movimento proletario. ... I comunisti si distinguono dagli altri partiti proletari solo per il fatto che da una parte essi mettono in rilievo e fanno valere gli interessi comuni, indipendenti dalla nazionalità, dell'intero proletariato, nelle varie lotte nazionali dei proletari; e dall'altra per il fatto che sostengono costantemente l'interesse del movimento complessivo, attraverso i vari stadi di sviluppo percorsi dalla lotta fra proletariato e borghesia. Il nostro obiettivo, come comunisti, è quello di portare avanti con coerenza la battaglia per la conquista del potere politico da parte del proletariato attraverso l'abbattimento del capitalismo, dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo, con l'instaurazione di uno Stato proletario, per il socialismo fino al comunismo.