26 gennaio 2019
incontro-dibattito
Sabato 26 gennaio ore 17.30 a Viareggio al Circolo “Partigiani sempre” via del Terminetto, 35 Incontro-dibattito sulla proposta del “Manifesto politico” del Coordinamento Comunista toscano Manifesto politico articolato su “6 tesine” - Fase attuale - Stato borghese - Rivoluzione d'Ottobre - Conflitto capitale/lavoro - Resistenza e antifascismo - Internazionalismo proletario e antimperialismo ore 20.15 cena sociale
21 gennaio 2019
Per il lavoro, per il Partito, per il socialismo!
Siamo a Livorno perché il 21 gennaio 1921 nasceva il PCd'I e qui ci sono le nostre radici, attuali e indispensabili, per la vittoria della classe operaia nella lotta per la Rivoluzione proletaria e per l’instaurazione della nuova società: il socialismo e il comunismo. Siamo convinti che l'Organizzazione comunista oggi può nascere da un processo di fusione delle migliori energie che sorgono e sorgeranno nel vivo della lotta di classe. Non da una scissione dai riformisti come avvenne nel '21, né da una confluenza perché nessuno dei partitini che si definiscono “comunisti” è adeguato ad assolvere tale compito. L'idea che lo sviluppo del movimento di classe transiti da aspetti puramente organizzativi e/o elettorali del singolo partitino, estendendosi a “cinghie di trasmissione” sindacali, ha prodotto danni enormi al movimento operaio del nostro paese. Ci rivolgiamo a operai, lavoratori e lavoratrici, giovani - che si ritengono comunisti - che svolgono attività politica e sono impegnati nelle lotte sui posti di lavoro e di studio, nei quartieri, nel sociale e nell'antifascismo, che non hanno il Partito e vedono in modo critico il proliferare dei partitini di questi decenni. Solo l'Organizzazione prima e il Partito poi, possono trasformare il senso della singola esperienza, di piccolo gruppo o di movimento, in un progetto collettivo, cosciente e organizzato. Devono essere operai e lavoratori comunisti a battersi per la costruzione della propria organizzazione politica per avanzare nella ricostruzione del proprio Partito, isolando chi vuol continuare a coltivare propri orticelli. Non si parte da zero, non abbiamo bisogno di rifondare il comunismo ma di avere la capacità di applicare e sfruttare il nostro patrimonio storico, politico e ideologico, alla realtà attuale. Attingere alle fondamenta e alla storia del movimento comunista: dall'esperienza della Comune di Parigi alla Rivoluzione d'Ottobre, dai fondatori del materialismo scientifico, Marx ed Engels, all’opera di Lenin e della Rivoluzione Sovietica, fino all'edificazione del socialismo in Urss e alla storia dei comunisti nel nostro paese dal “biennio rosso” alla costituzione del PCd'I nel 1921 - sezione italiana dell'Internazionale Comunista - e alle Tesi di Lione presentate da Gramsci; all'esperienza della lotta clandestina nel ventennio fino alla Resistenza partigiana e alla Liberazione dal nazi-fascismo. Oggi come ieri la contraddizione tra interessi del capitale e forza-lavoro rappresenta la contraddizione principale all'interno del modo di produzione capitalista. Il capitale, nella sua fase imperialista si dibatte da anni in una crisi senza vie d'uscita alla ricerca spasmodica di mantenere in vita il suo sistema. Non riesce più a governare con i normali criteri della democrazia borghese e l'epoca attuale segna il tramonto di ipotesi riformiste e scarica la sua crisi di sovrapproduzione sulle spalle dei lavoratori. Peggiorano le condizioni di vita e di lavoro; aumenta la paura di perdere il lavoro e precipitare nella disoccupazione di fronte alla prepotenza padronale e dello Stato che non risparmia manganellate, licenziamenti, denunce e condanne contro chi lotta e si oppone. Come comunisti dobbiamo favorire l'unità tra attivisti e delegati, la costituzione di Coordinamenti, comitati, organismi intersindacali, che possano rappresentare l'autonomia di classe, di qualità superiore ad ogni ambito sindacale 'istituzionalizzato'; valorizzare la voglia di indipendenza senza delegare ad altri il proprio destino e futuro; ridare valore a forti forme di lotta per avanzare e migliorare la propria situazione (e la conseguente emancipazione) contro l'intera classe dei capitalisti e contro lo Stato borghese che ne garantisce l'esistenza. Il sogno di realizzare la coesione sociale a favore dei ceti meno abbienti è spazzato via dalla realtà ed è privo di ogni presupposto materiale. La ciclicità delle crisi - più pesanti e devastanti per le masse popolari - mostra una patologia sistemica incurabile del modo di produzione capitalista, alla quale le classi dirigenti succedutesi, hanno associato una loro criminale soluzione, parimenti ciclica: la mobilitazione reazionaria di massa (il fascismo, la xenofobia, il nazionalismo …) e la guerra. Dobbiamo combattere il revisionismo storico che ha aperto le porte alla recrudescenza fascista che imperversa nel paese ammantato da xenofobia e razzismo, che si nasconde dietro il populismo del "prima di tutto gli italiani". I fascisti, sempre protetti, si ripresentano con aggressioni agli immigrati e ai giovani che lottano; ai simboli delle forze comuniste, di sinistra e della Resistenza, una lotta che è stata supporto e retroterra per strappare le conquiste, oggi erose e cancellate. Indispensabile è assumere l'internazionalismo proletario come lotta contro l'imperialismo dell'Italia, dell’Unione europea e di ogni alleanza imperialista: la Nato e gli Usa e i loro piani di guerra. Smascherare le posizioni di chi crede di sconfiggere un imperialismo appoggiandosi ad un altro (ritenuto) meno pericoloso o meno belligerante, come le posizioni di chi spaccia per riformabile e democratica un'alleanza imperialista come la U.E. Coordinamento comunista toscano (CCT) coordcomtosc@gmail.com
17 ottobre 2018
A Firenze contro il "Decreto sicurezza"
Il "Decreto sicurezza" sul quale è posto il voto di fiducia (come nelle migliori tradizioni dei governi precedenti) non solo è razzista ma è rivolto contro le lotte dei movimenti operaio e dell'occupazione delle case. Riguarda i blocchi stradali e ferroviari che diventano un crimine punibile con la reclusione. La reclusione da uno a sei anni, la revoca del permesso di soggiorno e di lavoro e l'espulsione per gli operai immigati che sono un settore (il 16%) importante della lotta nella logistica, com'è dimostrato dalla pratica di questi ultimi anni, con varie forme di lotta come il blocco delle strade e di accesso ai magazzini o di ingresso dei tir. Con la motivazione di maggiore sicurezza, toccando i sentimenti degli elettori, il governo - seguendo il solco tracciato dal Pd di Renzi e Minniti - porta avanti la fascistizzazione per colpire i lavoratori che si organizzano in risposta allo sfruttamento schiavistico. Il Decreto sicurezza favorisce i padroni che continuano a dichiarare di non poter più sopportare "la strumentalizzazione di lavoratori stranieri per realizzare blocchi e picchettaggi promossi da organismi peudosindacali che spesso con l'aiuto di estranei impongono la loro volontà ad altri lavoratori anche con la violenza". Ma anche contro ogni mobilitazione operaia e studentesca. Tant'è che è prevista l'assunzione di ben 10mila poliziotti, il controllo tramite le telecamere e l'utilizzo della pistola taser, come se fosse un'arma meno pericolosa del manganello o dei getti d'acqua o delle armi convenzionali. Questo governo strumentalizza la percezione dell'insicurezza per reprimere e alimentare la guerra tra poveri. È indispensabile unire le lotte del proletariato per cacciare questo governo populista e razzista che non potrà rianimare il capitalismo e che si basa su leggi liberticide. Spetta ai comunisti, alla classe operaia, ai lavoratori sfruttati prendere in mano il proprio destino e impegnarsi per riaffermare i valori antifascisti della Resistenza e nella battaglia contro il padronato fino all'abbattimento del capitalismo, del suo Stato borghese, del suo sistema fallimentare e per costruire una società socialista senza padroni né sfruttamento e oppressione. A Firenze gli antifascisti che rifiutano l'uso della manodopera fascista da parte del capitale e del padronato, sono sotto processo. Solidarizziamo con questi compagni per dire alla magistratura che l'antifascismo non si processa. Mobilitiamoci per la manifestazione del 17 ottobre a Firenze, piazza Ognissanti alle ore 15,30
25 febbraio 2004 ufficio stampa
dibattito

Nel 60° Anniversario della Liberazione di Firenze 

Contro il dilagante revisionismo storico, contro la quotidiana riabilitazione del fascismo e la denigrazione della Resistenza, contro l'intollerabile apertura di sedi neofasciste anche nella nostra città, l'antifascismo militante deve reagire!
È necessario che gli antifascisti, i partigiani e tutti i sinceri democratici si mobilitino, ricollegandosi alle più avanzate tradizioni di lotta antifascista che si svilupparono in Italia fin dai primi anni Venti.
 
Noi vogliamo ricordarle! Nel 1921, a Firenze, a Empoli, a Scandicci e in tutta la provincia, proletari e popolani si ribellarono contro le violenze delle squadracce fasciste e resistettero per cinque giorni alla repressione delle guardie regie e dei reparti militari inviati a presidiare la città.

Venerdì 27 febbraio 2004, ore 21,15

presso la Casa del Popolo «25 Aprile», via Bronzino 117 (bus 6, 26, 27)

incontro-dibattito su
l'assassinio di Spartaco Lavagnini
 
e la rivolta antifascista di Firenze del 1921

(nei locali sarà allestita una mostra fotografica, con una selezione
 
di musiche popolari dell'antifascismo e della Resistenza)

 Comitato Antimperialista e Antifascista fiorentino «Spartaco Lavagnini»

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Domenica 29 febbraio 2004, ore 18

presso il Centro Popolare Autogestito Firenze-Sud
 
via Villamagna 27/A  (bus 8, 80, 23A, 23B)

 proiezione del film

Empoli 1921: Film in rosso e nero (1995)

Soggetto, sceneggiatura e regia di Ennio Marzocchini
Premiato al Festival di Annecy del 1995                     


12 aprile 2003 redazione
Turchia

Solidarietà con la lotta del popolo turco

Parte da Bruxelles il 14 aprile, con destinazione Ankara, e farà tappa a Firenze il 17 aprile, la carovana internazionale composta da una delegazione di diversi Paesi europei che denuncia le prigioni di isolamento "F type" in Turchia. In Turchia, per opporsi all'introduzione di questo tipo di celle di isolamento, infatti i prigionieri politici hanno iniziato uno sciopero della fame a oltranza fino alla morte, il 20 ottobre 2000

Da allora sono 106 i morti e circa 500 sono rimasti gravemente handicappati a causa dell'alimentazione forzata imposta dal Governo. Altre 500 persone hanno perso la memoria sempre a causa di questo tipo di tortura e sono stati trasformati in "morti viventi". In questa lotta di resistenza, iniziata nelle prigioni turche si sono aggiunti i parenti e altre persone che hanno sostenuto e sostengono questa forma di lotta al di fuori dei carceri.

L'isolamento è lo stesso delle carceri speciali in Europa e del Perù, del campo di Guantanamo ecc. ed ha come filo conduttore i massacri in Palestina, il Plan Colombia, il bombardamento dell'Afghanistan o l'aggressione all'Iraq; l'attacco ai diritti democratici attraverso liste nere stilate da Stati Uniti ed Unione europea; e tutte le politiche di repressione contro i popoli del mondo.

In Turchia come altrove l'obiettivo è quello di distruggere le identità politiche e le organizzazioni che si oppongono alla repressione e allo sfruttamento capitalistici.

I sostenitori della lotta dei prigionieri politici turchi si ritroveranno al Cpa (via Villamagna, 27, Firenze)

il 17 aprile dove, prima dell'incontro, è prevista una cena di solidarietà (ore 21).